No, ‘Liberi e Uguali’ non farà la fine di Rivoluzione Civile

No, ‘Liberi e Uguali’ non farà la fine di Rivoluzione Civile

Ora c’è anche il simbolo, insieme alle vecchie aspettative di una “rifondazione a sinistra”

Con la presentazione del simbolo elettorale (cadeau concesso alla discussa – per gli ascolti – trasmissione di Fazio), ed atteso fino all’ultimo un ravvedimento di Giuliano Pisapia sulla “Via della Sinistra unitaria”, il nuovo partito (al momento ‘ lista elettorale’) di Pietro Grasso è ormai, a tutti gli effetti, in campo per le prossime elezioni politiche.

Sarà l’ex magistrato e procuratore nazionale antimafia a guidare il ‘fronte’ alla sinistra del PD, con tanto di nome personale ben in vista sul neonato logo; “non volevo” ha spiegato Grasso, che confessa poi di essere stato convinto, perché, in sostanza, con le elezioni ormai alle porte, manca il tempo per rafforzare l’identità del nuovo soggetto politico, che quindi necessita il ‘traino’ forte della figura dell’attuale presidente del Senato.

Ma non si è avuto nemmeno il tempo di poter vedere il simbolo della lista, che già le polemiche, molte interne – ça va sans dire – alla sinistra stessa,impazzano: qualcuno storce il naso di fronte allo sfondo amaranto del simbolo in luogo dell’ortodosso, storico e per qualcuno irrinunciabile ‘rosso’ (‘ l’amaranto per gli antichi Romani significava ‘protezione’ “ sottolinea Grasso); qualcun altro sottolinea l’eccessiva somiglianza con il logo e la campagna di Emergency del 2012, maliziando la comune paternità (poi smentita) di un’agenzia grafica milanese; e poi, a chiudere il cerchio, l’immancabile, intramontabile, immarcescibile “polemica di genere”, poiché ‘Liberi e Uguali’ suona troppo ‘al maschile’ e non rende giustizia al “fronte rosa” presente,nutrito, tra le sue fila; ma, come spesso avviene, nel tentativo di rimediare, “la toppa è peggio del buco” e si è pensato di dare duplice valenza alla parola “Liberi/e” ricorrendo a tre ‘foglioline’ accostate all’ultima lettera, che hanno sobillato gli animi femministi più intransigenti, ‘feriti’ dal paragone con qualcosa che suona come ‘leggero’, effimero e destinato a cadere.

Polemiche (sterili) a parte, l’operazione messa in campo da Fratoianni, Civati e Speranza (dietro la regia dei sempiterni D’Alema e Bersani) semplifica il quadro politico “a sinistra” ed indubbiamente dà vita ad un progetto attorno al quale c’è molta curiosità ed aspettativa.

Operazioni (ed aspettative) del genere non sono nuove nel quadro elettorale, in particolar modo nell’area politica ‘rossa’ e regolarmente si ripresentano con l’approssimarsi dell’appuntamento con le urne: Novembre 2005, Radicali Italiani e SDI danno vita, sull’onda emotiva del successo politico di Zapatero e Blair, al progetto radical-socialista de “La Rosa nel Pugno”: accolto con entusiasmo e forte di endorsement importanti (Vasco Rossi, Oliviero Toscani, Marco Bellocchio e Aldo Busi tra gli altri), esce dalle urne con un poco gratificante 2,5%, che sancisce il ritorno al percorso autonomo per le schiere di Bonino-Pannella e di Boselli.

Va meglio ad un’altra “fusione fredda a sinistra”, per le Europee del 2014, con il progetto “L’Altra Europa con Tsipras”, che incamera un 4%, certo lusinghiero, ma probabilmente ‘stretto’ per chi vedeva nella consultazione continentale un’occasione particolarmente ghiotta per ringalluzzire l’ italica gauche.

Nel mezzo – e siamo alle Politiche del 2013 – Italia dei Valori, Verdi, Comunisti, Movimento Arancione ed associazioni d’area avevano dato vita alla lista “Rivoluzione Civile”, guidata, anche quella, da un magistrato, che per l’occasione era Antonio Ingroia, altra ‘prima linea’ del fronte antimafia. Attese, ottimismi, proclami, puntualmente disattesi dal 2,25% partorito dalle urne e trucidato in fasce dalla roboante, contemporanea ascesa del M5S.

Nonostante i paragoni ed i richiami risultino più che facili, il progetto di “Liberi e Uguali” sembra destinato a miglior sorte del suo “antenato”, per vari, validi aspetti: Rivoluzione Civile era decisamente più “spostata a sinistra”, in un’area più intransigente e con “anime fondatrici” dall’identità ben marcata e distinta; “Liberi e Uguali” al contrario, nasce sostanzialmente da correnti fuoriuscite nel tempo dal PD, ha una più rassicurante ‘vocazione di governo’ e va ad occupare quella casella ‘social-democratica, progressista, ulivista’ lasciata orfana dai DS prima, e dallo spostamento su posizioni più centriste ed ‘aggreganti’ del Partito Democratico dopo. Antonio Ingroia fu peraltro guida ‘inadatta’ cinque anni fa: personalità ‘netta’, ebbe uscite e dichiarazioni forti, un salto troppo breve dalla toga al palco ed un physique du rôle debole già in partenza; fu troppo facile per Crozza farne un’esilarante caricatura e per gli avversari sottolineare il cortocircuito magistratura-politica parlando apertamente di “deriva giacobina”.

Pietro Grasso al contrario appare come persona mite, rassicurante, ‘di mediazione’, reduce dall’esperienza come seconda carica dello Stato. Insomma, se 10%, come da pronostico e obiettivo non sarà, per Liberi e Uguali si può ipotizzare un riscontro comunque maggiore dei precedenti esperimenti unitari, a sinistra dei Democratici; così come c’è fiducia sulla tenuta post-consultazioni del “cartello elettorale”: ma in questo saranno più che mai importanti i contenuti, le idee, il recupero di valori passati in secondo piano, il coraggio della classe dirigente dei “quarantenni” di ascoltare i “vecchi saggi” ex DS ma mantenendo la giusta ‘autonomia’ ed indipendenza da questi protagonisti della ‘Seconda Repubblica’.

Una cosa è certa: la Sinistra, “certa” sinistra, si è rifatta il trucco per rendersi presentabile (ed appetibile) agli elettori prima, ed agli eletti dopo. La figura dell’ex magistrato antimafia potrebbe infatti ricucire lo strappo tra l’area ‘prog’ ed il suo sfiduciato corpo elettorale, ed essere un interlocutore più che valido per quel Movimento 5 Stelle certo di uscire dalle elezioni con un mandato esplorativo e con la necessità di trovare appoggi o almeno ‘desistenze’ all’interno dell’Emiciclo. Quello che mina le prospettive di un accordo di governo Di Maio –Grasso è la regia dei ‘rottamati’ Bersani e D’Alema dietro i ‘volti nuovi’ e giovani di Speranza, Fratoianni e Civati (noto ‘filogrillino’ della prima ora), invisi all’establishment pentastellato. Ambiente grillino che, inoltre, non ha dimenticato le dinamiche, le ‘ampie convergenze’ a destra ed il cambio di criteri in itinere che portarono Grasso al vertice della Procura Nazionale Antimafia al posto del favorito Giancarlo Caselli; nomina che risultò poi incostituzionale. Insomma, come ogni corteggiamento che si rispetti, spesso è decisivo un cambiamento dell’animo e degli atteggiamenti, piuttosto che un nuovo, impeccabile trucco e parrucco; il ‘giovane ed aitante’ M5S, forte del suo ‘vigore elettorale’ può permettersi di scegliere il partner ideale con tutta calma. Alle urne l’ardua sentenza: se son rose, si accorderanno.

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