Come Nemo, un mondo alla ricerca di un assetto identitario

Come Nemo, un mondo alla ricerca di un assetto identitario
foto: cdn2.cloudpro.co.uk

Si racconta che un giorno il filosofo tedesco Schopenhauer se ne stette per sette ore di seguito fermo sotto un palazzo in atteggiamento molto assorto. Il poliziotto di zona, chiamato dagli abitanti del caseggiato piuttosto allarmati, una volta in loco chiese al filosofo: “Ma lei chi è?”. Al che Schopenhauer seraficamente rispose: “Se mi desse lei la risposta, gliene sarei infinitamente grato”.

foto: blog.omnama.it

Il sommario aneddotico ci pone di fronte all’eterno interrogativo che è in ognuno di noi , in cui coesistono tante di quelle identità che, a seconda delle situazioni in cui veniamo a trovarci, ci rappresentano con delle maschere una diversa dall’altra. In definitiva, chi siamo in realtà se non quelli dell’Uno, nessuno e centomila pirandelliano?

Come il pesciolino Nemo, i nostri giovani brancolano alla ricerca di se stessi, tuffandosi in quelli che loro ritengono dei punti fermi, gli occhi fissi nient’altro che sul cellulare, mentre il mondo rotola per il suo verso in mano a politiche prive di programmazione industriale (non ha più senso parlare di lungo o breve termine) e di politicanti dell’ultima ora.

I padroni del mondo se la raccontano tra di loro, seminando le basi per una terza guerra mondiale, una guerra strisciante che, se non ce ne fossimo accorti, è in atto da tempo. Non c’è più un J.F.K, coraggioso e avventuroso Presidente Usa, che sapeva correre grandi rischi ma che sapeva fermarsi al momento opportuno con brillante intelligenza se spingere o no un certo bottone. Basta un attimo per riportare il mondo allo 0.0.

Da noi, qualcuno ha già fatto le valigie per l’inferno (nessun Totò requiem) lasciando la piccola Italia a discutere sul dopo zarismo mafioso. Non ci basta. Amiamo tenere la testa china. Anche la Germania, mater matuta delle nostre sorti economiche, sta dimostrando una certa fatica a trovare un suo credibile assetto politico del dopo elezioni. E, quando si dipende da un padrone privo di equilibrio, sarebbe un requiem per l’azienda Europa .

E non basta che si corra il pericolo di un nuovo conflitto mondiale, non basta che i mutamenti climatici progressivi consegnino ai nostri nipoti una terra chissà come vivibile, non basta a tenerci preoccupati tutto ciò.

Basta vivere alla giornata, arrangiarsi come si può, coi giovani confusi da una laurea in tasca che non serve a niente e quelli che non ce l’hanno e che lavorano a cottimo, quelli delle periferie tentati dal pungolo delle destre risorgenti e mai spente. Non ce ne lamentiamo poi se quella fetta di giovani poverissimi si lasceranno andare alle tentazioni. Basta mettere insieme il pranzo con la cena e l’identità va a farsi friggere.

Angela Grazia Arcuri

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