World Gate: il gioco delle parti

World Gate: il gioco delle parti
(Foto : www.lapresse.it)

La commistione dei ruoli tra i padroni del mondo sta inquinando l’aria d’ inizio estate assai più delle polveri sottili. Chi corre di qua, chi di là, baci e abbracci nel tentativo di aprire delle brecce su territori considerati fino all’altro ieri nemici giurati. Ci proveranno a capire qualcosa gli analisti fin quando ulteriori elementi di sorpresa non scombussoleranno i loro pronostici costringendoli a rimescolare daccapo le carte in tavola.

Il Russiagate sta mettendo il ciuffo di Trump in fibrillazione per la paventata procedura di impeachment nei suoi confronti. Tempo fa aveva detto: “Non credevo che fare il Presidente degli Stati Uniti fosse tanto difficile”. Il biondone d’oltreoceano credeva forse di possedere la bacchetta magica per mettere in ginocchio il mondo a modo suo, che fosse giusto innalzare muri tra Stati Uniti e Messico mettendosi sotto il tacco i più elementari diritti umani e diversità razziali, che se ne potesse infischiare di questioni tanto vitali per l’umanità come la protezione dell’ambiente nella corsa al petrolio, che potesse far girare l’economia mondiale a favore dei prodotti americani ogm ?

Il lancio di missili in Siria nello scorso aprile contro l’odiato Assad, pur suscitando una qual certa e diffusa soddisfazione punitiva di consenso, d’altro canto ha rafforzato la convinzione che rappresaglie militari tanto arbitrarie non possano che sacrificare ulteriori vittime tra i civili e ben più gravi conflitti internazionali. D’altronde, ci siamo sempre chiesti quanto vani ed inefficaci siano stati i tentativi da parte di organismi di pace come l’Onu di soffocare il dittatore siriano nei lunghi sei anni dal 2011 ad oggi.

Trump a Roma

Il 24 maggio la macchina presidenziale di Trump solcherà le strade della nostra Città, qui di passaggio prima di recarsi a Taormina dove si terrà il vertice dei 7. Nemmeno a dirlo, sarà una Roma blindata. Gran daffare per ripulire ogni angolo sul quale si poseranno le pupille cerulee di Donald the Trumpet. Non sia mai veda la sporcizia che si stanno affrettando a nascondere sotto il tappeto rosso. Hurry up, il tempo stringe.

Qui le sue mani s’intrecceranno con quelle di Papa Francesco a suggello di un comune patto tra due continenti sotto l’egida del cattolicesimo; qui conoscerà il nostro sobrio Presidente della Repubblica Italiana Mattarella nel quale non potrà specchiarsi a sua immagine e somiglianza; qui potrà identificare in Gentiloni il neo Presidente del Consiglio italiano e stringere la mano – udite udite – alla sindaca della Città Eterna.

Pare infatti che il decisionismo di Donald si voglia mettere al servizio della nostra città dopo averne conosciuto i seri problemi che l’affliggono. Vengo a Roma ha promesso telefonicamente alla Raggi – per aiutarla a rialzarsi”. Su tali presupposti, si profila anche un prossimo viaggio della sindaca a New York per un abboccamento con lo staff presidenziale al riguardo. Se Trump riuscisse a sistemare Roma, gli si potrebbe anche perdonare qualche cosetta, non sappiamo quale. Ci dobbiamo pensare…

Ed ora la candida Virginia, che mai avrebbe immaginato di poter contare sulla protezione di un tale personaggio, al momento del loro prossimo incontro, in un empito di euforica sincerità potrebbe dire a Trump: “Se Lei credeva tanto difficile fare il Presidente degli Stati Uniti, anch’io non credevo che fosse così difficile governare Roma !”.

Angela Grazia Arcuri

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