Liberi in un mondo con-catenato

Liberi in un mondo con-catenato

Ben felici di essere italiani. Risveglio dello spirito patriottico, quando parlare di patria sembra non avere più un senso, quando non ha più senso nessun valore? La verità è che ci fanno paura i grossi sussulti di oscurantismo che, oltre il Bosforo, sulle strade dell’est asiatico ed europeo, stanno lacerando la libertà di pensiero. Siamo felici di essere italiani fin quando ci verrà offerto un barlume di libertà per poter dire ancora pane al pane e vino al vino senza essere sbattuti in galera da certi “sultani” .

Però poi i nostri incanti idealistici si scontrano con il visibile e ci assale il dubbio che anche il rimasuglio di libertà sia solo un sentimento illusorio e che anche sulle nostre sponde inizi o abbia sempre serpeggiato qualche contaminazione di occulto autoritarismo in ogni aspetto di vita sociale, ove una “longa manus” pianifica i nostri pensieri costringendoci ad appiattirci sul solito “dejà vu” mentale. Quasi ciechi, non ce ne accorgevamo.

Credevamo che, giunti a un altro millennio, il mondo riuscisse ad aprirsi a più ardite avventure dello spirito, a spegnere ogni focolaio di resistenza di bieco stampo nazionalistico. Ma il ripetersi dei cicli storici, col cambiamento di eventi di portata epocale, non fa che inasprire i conflitti, ove nuovi e vecchi “sultani” occidentali impongono leggi illiberali e sempre nuove alleanze del “do ut des”.

Disgelo tra Vaticano e Al-Azhar

Non sembra ozioso soffermarci a brevi note sul tema islamico, dal momento che di dispotismo islamico avevamo iniziato a parlare.

Le principali religioni monoteiste stanno giocandosi il primato per la tenuta in pugno dei popoli della terra, quando le numerose connotazioni che differenziano delle confessioni religiose all’apparenza contrapposte e inconciliabili, in realtà contengono molte similarità di contenuti . Si muore di “spada” sia nei versetti del Corano che in quelli della Bibbia e, ripercorrendo la storia, gli stessi Crociati non partivano per la Terra Santa col cavalluccio e la spada di legno.

Papa Francesco si sta adoperando in una grande operazione di diplomazia politico-religiosa , nel tentativo di salvare in Egitto la chiesa copta cristiana, di antichissime origini, messa in pericolo dalle reiterate violenze dei fondamentalisti musulmani. Già Papa Ratzinger, ben ricordato per la sua forte e giusta lotta contro il relativismo dei tempi moderni, si era mosso in tale direzione presso le autorità religiose sunnite, ma il suo atteggiamento di onesta intransigenza ha purtroppo avuto l’esito di raggelare ogni tentativo di dialogo. Oggi, papa Bergoglio, che ormai abbiamo imparato a conoscere come figura sorprendentemente innovativa, ha capito che per fare breccia presso i suoi interlocutori doveva usare il metodo di una politica “light”, di un atteggiamento di semplice empatia , come l’amichevole abbraccio col grande Imam di Al-Azhar, il più antico centro teologico dell’Islàm sunnita.

Che l’incontro di Papa Francesco sia veramente l’inizio di disgelo tra Vaticano e Al-Azhar? L’Islàm è un osso piuttosto duro ad abbassare la guardia sui sacri principi della shari’a, la loro legge sacra imposta non dagli uomini ma direttamente da Dio e che si identifica con la legge di Stato. Oggi, negli Stati islamici moderni è stata sostituita da sistemi giuridici assai simili a quelli europei, ad eccezione dello Stato saudita di forte ispirazione sunnita. Comunque, si è tornati alla reintegrazione della shari’a laddove – e sappiamo dove – spirano venti di profonda radicalizzazione.

Il Vaticano, oltre che perorare la causa copta, è nostra impressione che voglia cautelarsi – quale fulcro della cristianità mondiale – da eventuali attacchi terroristici. Malgrado le note minacce Isis di voler marciare sulla Caput mundi, è probabile che – ed è sempre nostra forse ingenua opinione – il nuovo corso instaurato nella Chiesa romana abbia creato in qualche modo un certo deterrente dal dissuadere Daesh di mettere in atto azioni dirette contro il Vaticano per una sorta di ammirazione e rispetto verso il Papa italo-argentino.

Eccoci quindi ad attendere altri risvolti internazionali manovrati in maniera più o meno occulta dai nuovi califfi della Terra. Noi, popolo non più sovrano, vivacchiamo tenendoci quanto più al calduccio delle nostre convinzioni a senso unico, quando, nell’ascoltare l’inno di Mameli con le sue rime baciate e il motivo trionfalistico, avvertiamo qualcosa smuoversi nel petto. E’ sempre quella felicità di essere griffati “made in Italy”, un sentimento che non significa nazionalismo ma soltanto amore per la terra che ci ha visto nascere e che ameremo fino alla fine dei nostri giorni. To be or not to be, viva l’Italia, se soltanto ce la facessero vivere da buoni italiani.

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