È possibile essere disinformati, oggi?

È possibile essere disinformati, oggi?

Una notte in cui tutte le vacche sono nere, così Hegel definisce, seriamente divertito, l’assoluto schellinghiano;  un centrifugato di natura e spirito, di spirito e natura, in cui scompaiono le distinzioni fra queste due tanto fondamentali quanto diverse realtà ontologiche. Bene, detto ciò non è di certo di dispute fra isterici idealismi che ho voglia di parlare, del disappunto sull’unità indifferenziata di certi piani così apparentemente inconciliabili; insomma, a ben vedere Schelling nel proprio mirino aveva certe svalutazioni Fichtiane della natura, il teatro dell’azione moralizzatrice dell’io, un io che sopra un tappeto di canti gregoriani pareva distribuire spirito un po’ qua e un po’ là, saltellando sulla linea di confine di questo limite negativo, mondano, incosciente, a-spirituale e chi più ne ha più ne metta. Ecco, la non troppo fine metafora delle vacche e della notte dell’oscura indistinzione, pare avermi suggerito una non proprio felice analogia coi (indovinate un po’?) giorni nostri.

L’era dell’informazione, della notizia dell’ultima ora, dell’ultimo minuto, secondo. Arrivano da ogni parte, a raffica, notizie sputate fuori da una cerbottana virtuale dal fiato inesausto. Mi è sorto spontaneo il quesito: è possibile essere disinformati, oggi? Ho spinto un po’ più giù il coltello: questo inarrestabile blob di materiale informativo, è esso stesso informazione? Mi sono sorpresa, da commensale alla tavola dei social media, ad avvertire un po’ di nausea. Il rovescio della medaglia per una lente che si prefigge di illuminare a tutto tondo ogni più remoto angolo di mondo consiste nella stessa negazione della luce, nel buio. Il continuo proliferare di aggiornamenti, flash news, resoconti in tempo reale su attentati, calamità naturali, capitolazioni governative, ma anche (ei, voliamo basso), componenti della famiglia reale, amori fedifraghi, dress code, outfit, fashionblogger, complotti,  sembra voler sfidare gli stessi limiti della spazio-temporalità, facendoci arrivare notizie acefale, parziali, d’impatto, addirittura di fatti non ancora accaduti. Ritroviamo questo strabordante container completamente riversato sulle bacheche, sulla tv, come se l’obbiettivo principe di questo flusso fosse una staffetta imperitura a chi fa tana alla prima notizia. Il problema credo sia anche e soprattutto la posizione di queste notizie, il carattere meramente estetico che ne determina la fruibilità, lo schermo, e, ancora, una temporalità aperta, che scandisce il sorgere di stati di cose come un metronomo frenetico e disorientato.

Ancor più autentico, in quanto problema, è l’effetto di tale determinazione, secondo me identificabile in un appiattimento totale della differenza  che intercorre fra un accadimento e l’altro, il dilagare d’un principio d’identità formalmente inteso. Un po’ come se la realtà fosse davvero un post, un condensato di pixel destinato a raccogliere visualizzazioni. Tirando le somme, l’opulenza di questa tavola imbandita non permette di considerare nel giusto merito la portata singola, di osservarne il colore e tastarne la consistenza, ad uscir fuori di metafora ci siete buoni tutti, spero, anche i palati meno fini.

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