È veramente tornato il momento dell’uomo solo al comando?

È veramente tornato il momento dell’uomo solo al comando?
Marine Le Pen e Matteo Salvini (AP Photo/Antonio Calanni)

Tutto il mondo, ormai connesso a più livelli, sta attraversando da lungo tempo una crisi che ha colpito gli stati su più fronti: economico, sociale, politico. I primi due sono sicuramente legati tra loro in maniera forte: dalla crisi dei subprime che, secondo il FMI ha causato dal 2008 al 2010 la perdita di lavoro per 37 milioni di persone, al rapporto pubblicato da Oxfam qualche settimana fa sulla distribuzione della ricchezza globale, secondo il quale le otto persone più ricche del pianeta possiedono la stessa ricchezza che detiene la metà più povera del mondo, mostrando come sia in progressivo aumento la diseguaglianza economica. Ancora più attuale è la questione dei migranti, che secondo molti politici sembra essere il vaso di pandora degli ultimi anni, diffondendo paure, spesso immaginarie, di fronte alle quali molte persone sembrano cedere. Le società, l’economia ed il mondo in generale cambiano in fretta, ad una velocità che pare incontrollabile (si pensi ai cambiamenti apportati negli ultimi 50 anni), e le persone hanno bisogno di punti di riferimento precisi, fissi, ai quali potersi aggrappare, in particolar modo in momenti di grave instabilità come questo che stiamo vivendo. Le componenti sociali che più di tutte “soffrono” queste trasformazioni sono le classi sociali medio-basse, che vedono sempre più precario il loro posto di lavoro, quella fonte di sostentamento che per decenni hanno potuto considerare come stabile e sicura, ma che ora si mostra invece come effimera. Eppure questa insicurezza generale va in qualche modo risanata, resa sicurezza, ed è qui che entra in gioco la politica, che non meno degli altri ambiti ha risentito della crisi. La massa insicura, arrabbiata, offesa, ha bisogno di qualcuno che si ponga al comando e che traghetti questa sua rabbia verso la “riconquista” di quella tranquillità che fino a qualche decennio fa era la caratteristica primaria della vita dei suoi componenti.

Entrano in scena gli uomini forti, i leader, le figure tanto acclamate dagli elettori: Trump in America, Le Pen in Francia, Salvini in Italia, Wilders in Olanda. Questi nomi hanno molto in comune per quel che riguarda le intenzioni politiche, economiche ma soprattutto propagandistiche: sostengono tutti il ritorno del potere nelle mani del popolo, politiche economiche protezionistiche a sostegno dell’economia nazionale, negazione di ingresso nel proprio paese agli immigrati visti come invasori (anche con l’ausilio di barriere), opposizione totale alle lobby economiche, le quali fanno solo i proprio interessi. Seppur in maniera diversa, questo scenario politico appare come già visto, già letto, già sentito, non più di 80 anni fa circa, ma è proprio qui la crisi politica più importante: l’incapacità da parte delle altre componenti di proporre alternative valide a questi movimenti. La storia, in questo caso neanche troppo lontana, ci ha già mostrato i vari rischi ai quali si va incontro se in periodi di instabilità si abbandona il lavoro in un solo paio di mani e pertanto andrebbe valorizzata come bagaglio di esperienze, ma soprattutto di errori da non ripetere.

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