È un futuro migliore quello che stiamo costruendo?

È un futuro migliore quello che stiamo costruendo?

Amazon ha annunciato in questi giorni Amazon go, la cui apertura è prevista nel 2017 a Seattle. L’intento dell’azienda americana è quello di sviluppare un nuovo modello di supermercato. Dal video pubblicato si vede come è possibile fare la spesa senza fermarsi alla cassa a effettuare pagamenti, basta aprire l’applicazione quando si entra, prendere ciò che si vuole ed uscire, dopodiché il pagamento verrà addebitato sul proprio account, come se si acquistasse online. I prodotti scelti dallo scaffale vengono accumulati in un carrello virtuale attraverso tecnologie innovative come algoritmi di intelligenza artificiale e sensori che comprendono quali sono gli oggetti presi.

Molti sui social network dopo aver letto la notizia hanno commentato con frasi come: “il futuro è arrivato!”, ma è veramente questo il futuro che ci aspetta? Osservando la realtà si nota chiaramente che il mercato del lavoro non migliora se non di poco, così il come il tasso di disoccupazione. Senza entrare nei particolari appare evidente che la soluzione migliore sarebbe quella di creare nuovi posti di lavoro, eppure il mondo non sembra andare in questa direzione. È ovvio che un datore di lavoro preferirà una macchina ad un uomo per svolgere un lavoro che gli porti profitto e questo per una serie di ragioni che, ahimè, già conosciamo: una macchina non sciopera, non ha un sindacato, non si lamenta di uno “stipendio” che ritiene troppo basso, non passa dei giorni a casa per motivi di salute ed è sempre lì disposta a lavorare. Questa è una corsa al progresso tecnologico che è nata nella prima metà dell’ottocento, sostenuta anche da correnti filosofiche come il positivismo, e che continua tutt’oggi, ma che vede parallelamente ad essa un regresso umano, dove tutto ciò che conta è il costante arricchimento di pochi a discapito di altri. Pirandello nel 1916 già scriveva: “L’uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s’è messo a fabbricar di ferro, d’acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse”. Abbiamo visto, in particolar modo in questi ultimi anni, dove questo modello di sviluppo ci ha portato, eppure si continua senza sosta in questa direzione, una corsa sfrenata che accresce la ricchezza, mentre si dovrebbe seriamente intervenire per accrescere l’omogeneità economica e sociale. Probabilmente, però, è proprio questo il futuro che ci attende, ma è questo il futuro di cui abbiamo bisogno?

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