Crozza col freno a mano tirato: in attesa di “NOVE”, è da 6

Crozza col freno a mano tirato: in attesa di “NOVE”, è da 6
Maurizio Crozza (fonte immagine: static.fanpage.it)

La7 azzera gli spazi di satira, mentre il canale ex Deejay tenta il sorpasso di ascolti ed introiti proprio alla rete di Cairo.

‘Non c’è niente che sia per sempre’ cantavano gli Afterhours oltre tre lustri fa. Versione musicata del più noto e nazional-popolare ‘Il bel gioco dura poco’. Che dev’essere proprio ciò che hanno pensato a giugno scorso Urbano Cairo, proprietario ed editore de La7, e Maurizio Crozza, che del canale è tra i volti di punta e voce pressoché unica di satira in una sinfonia ormai monotona di infotainment ed approfondimento politico. Proprio a giugno infatti, è stato ufficializzato la fine del connubio professionale tra i due, ed il conseguente accordo di Crozza con il network Discovery.

‘Un bel gioco’ che, a dire la verità, poi tanto poco non è durato.

Era il 2006 infatti, quando il comico genovese approdava con il suo one-man- show sull’allora “telecomiana” La7. Erano ancora gli anni nei quali sul canale che fu Telemontecarlo la comicità disimpegnata, il programma ‘frivolo’ e leggero, l’intrattenimento –spettacolo trovavano ancora ampi spazi, e Crozza divenne punta di diamante di una squadra che contava o che avrebbe annoverato da lì in avanti, sia pure non contemporaneamente, Chiambretti, Balasso, Luttazzi, Victoria Cabello, Leonardo Manera, Bianchi&Pulci, Serena Dandini, Sabina Guzzanti e Geppi Cucciari.

Le creature catodiche di Crozza sul settimo canale sono cresciute ed evolute negli anni, fino a trovare il format vincente che tutti noi adesso conosciamo. In principio fu “Crozza Italia”, spettacolo a metà strada tra il cabaret e la satira, dove ancora i monologhi e le imitazioni del comico lasciavano spazio alla nutrita presenza di ospiti fissi e guest star, prima tra tutte la moglie Carla Signoris, ma anche gli Elio e le Storie Tese, Ambra Angiolini, Scalfarotto e l’ex ‘collega’ di bottega Ugo Dighero. Poi, a partire dal 2011, fu la volta di ‘Italialand’, la cui prima puntata segnò la presenza di un Matteo Renzi al tempo ancora ‘semplice’ rottamatore (diventerà poi uno dei bersagli preferiti della sua irriverente arte).

Ma la consacrazione definitiva è arrivata sicuramente con l’attuale ‘Crozza nel Paese delle Meraviglie’: iniziato nel 2012, segna l’approdo al layout definitivo dello show crozziano, con ‘un uomo solo sul palco’, con le sue imitazioni meglio riuscite, aiutato anche dai fatti di politica e di attualità dall’intrinseca comicità : Briatore (reduce dal suo talent show The Apprentice), Napolitano,Bossi, Razzi, Formigoni, Renzi, Maroni, Bersani, Salvini,Ferrero, De Luca, Mentana.

Vere pietre miliari della satira crozziana affiancati da esilaranti personaggi di fantasia come Iothin Cook ( ispirato al CEO della Apple) della multinazionale che fabbrica ‘fregature’ (nel programma l’eufemismo è più sottile…) e lo chef vegano Germidi Soia (che fa il verso a questa crescente tendenza alimentare ed all’occasionale ’integralismo’ di chi ha fatto tale scelta). Un mix perfettamente racchiuso in 70 minuti di trasmissione, senza tempi morti e ‘fronzoli’, impreziositi dalla presenza ‘discreta’ e ‘invisibile’ della storica spalla Andrea Zalone e della Silvano Belfiore Band (presenze più volte ribadite e sottolineate dall’anchorman nel corso delle puntate).

Dieci anni intensi, quindi; di personaggi, imitazioni, caricature, in grado di raccontare tic, difetti, mancanze , manie e paradossi di un Paese la cui classe politica, obiettivo preferito da Crozza, non ne è che perfetto distillato, secreto, riassunto.

Una rappresentazione scanzonata e paradossale, ma anche un riassunto scherzoso della settimana, fatto al venerdì, dopo che i fatti salienti sono stati chirurgicamente analizzati e sviscerati a partire dal lunedì dai numerosi programmi di politica ed attualità della rete, ‘celebrati’ da fior di giornalisti alternatisi negli anni, quali Lerner, Gruber,Santoro, Floris, Formigli, D’Amico, Telese, Porro, Paragone, Travaglio, Ferrara.

Un appuntamento ormai fisso per molti Italiani, che lo hanno costantemente premiato con uno share quasi sempre vicino al 9%; numeri da capogiro per la rete, abituata ad ascolti sempre più ‘di nicchia’ .

Un appuntamento destinato a concludersi alla fine dell’anno, scadenza ormai conclamata del contratto che lega Crozza alla rete di Cairo. Il comico infatti, a partire da1 gennaio, sarà uno dei volti di punta del Canale ‘NOVE’, nato dall’acquisizione da parte di Discovery delle frequenze che furono di Deejay TV. E, a guardare l’ultima stagione di “Crozza nel paese delle meraviglie”, iniziata il 7 ottobre scorso, sembra avere già la testa (e le idee) alla nuova avventura televisiva.

Pur essendo ‘caustico’ e ‘pungente’ come sempre, l’ultimo Crozza appare col freno a mano tirato e dà l’impressione di non essersi completamente speso per chiudere al meglio questa ‘avventura’. I personaggi presentati quest’anno sembrano o poco riusciti (il Di Battista della prima puntata, subito accantonato), o inattuali (un Sorrentino preso in giro troppo tempo dopo i fasti de La Grande Bellezza e l’Oscar è obiettivo assai ‘debole’),uno Zagrebelsky poco verosimile ed un Padoan troppo caratterizzato dal suo essere ‘slegato’ alle promesse fatte da Renzi in materia economica, invece di sua competenza. Le correzioni in corsa sono evidenti, con un recupero degli evergreen e collaudati Razzi, Mentana,Papa Francesco,Ferrero, Briatore, Della Valle.

Colpo di coda stagionale invece, ben riuscito, è l’attempato cyber-neet, complottista, cinico ed hater Napalm51, personaggio ‘non tanto di fantasia’ che passa le sue giornate a seminare bile e spam sui social-network. Peccato però che lo skecht sia introdotto da un momento nel quale le giovani comparse del programma danno lettura dei peggiori insulti ricevuti da Crozza da utenti e critica.

Ed è forse questa la nota stonata del programma: chi fa satira deve essere abituato, usando una metafora pugilistica, ‘a darle ed a incassarle’ ed essendo per definizione contro il potere, non può usare lo strumento televisivo, che è esso stesso strumento di potere, per deridere i propri detrattori. Questa scelta, forse reazionaria, forse rancorosa, appare dunque quasi un volersi togliere ‘qualche sassolino dalla scarpa’, a consuntivo, verso chi in questi anni non ha apprezzato la sua satira. Satira peraltro trasversale, in grado di farsi molti nemici e pochi proseliti, dal momento che, come ha fatto notare buona parte della critica televisiva, Crozza difficilmente conquista nuovo pubblico fuori dal perimetro consolidato.

Ed a tal proposito diventa interessante vedere cosa proporrà nella sua nuova avventura su ”NOVE”, canale generalista dove la satira politica e di costume, nella quale il genovese è vero e proprio cavallo di razza ,rischia un po’ di perdersi, se non ‘spiegata’ ed anticipata dal giornalismo d’inchiesta e d’approfondimento, come avviene oggi su La7; non dimentichiamo, peraltro, che il pubblico dal quale ripartirà sulle nuove frequenze è un pubblico giovane, con interessi diversi e che probabilmente non conosce nemmeno Zagrebelsky, o Razzi, o Della Valle.

Ma “NOVE”, e quindi Discovery, immaginano in Crozza il ‘pezzo da 90’ di un mercato catodico che ha visto, tra l’altro,il gruppo assicurarsi altri volti ‘pesanti’ come Roberto Saviano,Fabio Volo, Max Giusti, Costantino Della Gherardesca, Federico Russo e Massimiliano Rosolino.

L’obiettivo del neonato canale e del network ( che già adesso raccoglie il 7% di share totale ) è quello di rubare la ‘palma’ di terzo polo televisivo in chiaro, in termini di ascolti e di conseguente raccolta pubblicitaria, proprio a La7. Che nel frattempo rimedia all’esodo crozziano con un nuovo (ennesimo) appuntamento di talk show politico affidato alla domenica a Minoli e con la nuova edizione del talent comico ‘Eccezionale Veramente’ in onda a breve. Un po’ poco, onestamente.

Con tali scelte La7 rischia di perdere terreno nei confronti dei nuovi, arrembanti rivali(non dimentichiamoci anche delle ambizioni del gruppo Sky con il canale TV8, fresco dell’accordo con Fiorello), e diventa sempre più emittente ‘radical-chic’, satura di approfondimento e con sempre meno spazi di satira e televisione ‘leggera’. A tal proposito, al pur avveduto Cairo verrebbe da dire: “Urbà, e fattell na risata!”

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook