Futurologia di un terremoto

Futurologia di un terremoto
FOTO: www.ilfattoquotidiano.it

Il terremoto è come un ospite che, quando arriva, ha il brutto vizio di non dare mai il preavviso. E qui viene da parafrasare Enrico Brignano che fa dire alla “madre” maniaca delle  pulizie: “Non sia mai viene qualcuno”. Arriva infatti quando meno te l’aspetti, a ogni ora del giorno e della notte, sfacciato, impudente, coi buchi neri al posto degli occhi e sulle spalle il solito fardello di morte e distruzione, a ricordarci che l’Italia detiene il pur triste primato di terra sismica in Europa e nel mondo.

Il Giappone, che col terremoto ci convive, ha saputo prendere le sue misure preventive, tanto capillari da costituire un modello per gli americani. Noi, invece, abbiamo sempre lavorato sull’emergenza lasciandoci andare alla cultura della fatalità. Quando arriva, arriva. Ed anni ed anni di ricostruzione che, a conti fatti, ci costano il doppio, il triplo di quanto avremmo speso con la prevenzione.

Ora ci guardiamo intorno e forse un qualche barlume cambia la testa degli italiani. Forse stiamo imparando qualcosa che finora non conveniva di fare a regola d’arte per tutti gli interessi che ci giravano intorno, cioè una seria ed onesta “messa in sicurezza” degli edifici non rispondenti a criteri antisismici, in primo luogo scuole e ospedali.

Le leggi ci sono, ad iniziare dalla n. 64 del 1974 che dettava l’obbligo di costruire secondo tali criteri. Seguirono poi modifiche che hanno provveduto alla classificazione del territorio in 3 zone a più alto rischio sismico, laddove risultava che solo nel 45% delle zone era obbligatorio il rispetto delle norme, mentre l’altra metà restava scoperta. Ulteriori riclassificazioni allargano tale suddivisione in 4 zone a diversa pericolosità, eliminando quelle non classificate. Se ne evince quindi che nessuna area del Paese rimane esclusa dal rischio.

Italia  senza “ieri”…

Detto questo, l’ultimo ospite della serie lascia l’Italia centrale  “in braghe di tela”. Preceduto da un boato che ha il rumore sordo di un tuono proveniente da molto lontano, da quelle viscere della terra che reclamano il loro spazio di assestamento, in una manciata di secondi il serpente sotterraneo ingoia tutte le più belle contrade  che ci raccontavano l’eccellenza dell’arte medievale italiana, delle  loro tradizioni agricole e culinarie.

Scompaiono inginocchiandosi su se stesse le pregevoli chiese coi rosoni di stile romanico,  quei borghi antichi coi vicoli odorosi di affumicaticcio per il perpetuarsi del rito dell’affumicatura delle carni. Ora c’è solo odore di polvere, se la polvere ha un odore, una nuvola che copre i sassi, il silenzio della vita che è fuggita verso la costa, qualche cane randagio con negli occhi la disperazione di aver perso il padrone. Lui, fedele sentinella, l’attende. Attende un ritorno che per il momento non avverrà.

Restano quei piccoli allevatori che non possono abbandonare i loro animali, mucche, cavalli, maiali, ovini, che costituiscono la vecchia e fruttuosa economia di quei territori. Si dicono fiduciosi di farcela a portare avanti le loro imprese agricole, frutto delle fatiche di una vita. Con l’arrivo del Natale, si sta facendo un invito accorato agli italiani per l’acquisto  di quei prodotti alimentari tradizionali delle zone colpite. Il che non suona oggi come propaganda ma come valido aiuto a tutti  i coraggiosi allevatori.

… Come sarà il domani

Se, a distanza di ben sette anni dal terremoto dell’Aquila del 2009, quasi tutti i cantieri sono ancora aperti, non occorre Paolo Fox per fare delle semplici previsioni riguardo a ciò che ci aspetta negli anni avvenire. L’Italia centrale si presenta  proprio come “na’ Casamicciola”,  triste locuzione invalsa dai tempi del terremoto del 1883 ad Ischia, dove fu completamente rasa al suolo la località di Casamicciola – quale epicentro del sisma – e dove morirono i genitori e la sorella di Benedetto Croce, allora diciassettenne, estratto vivo dalle  macerie.

Nei prossimi decenni i giovani dovranno abituarsi a vivere, anzi a sopravvivere, in un’Italia transennata dai lavori in corso, un’opera faraonica  dove ogni istituzione regionale dovrà prendersi il carico delle responsabilità per mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale. Ciò significa anche lavoro, molto lavoro per ogni professionalità e manovalanza. E, in tale prospettiva, vanno rivisti gli orientamenti professionali delle nuove generazioni.

Ci vorranno decenni per ricostruire. E i bambini di oggi leggeranno come nelle favole che “una volta c’era Amatrice” e tutti gli altri meravigliosi paesini del centro Italia. Ma se si continuerà a litigare per il sì, per il no, per il ma e per il forse, quei bambini non avranno nemmeno più favole da leggere.

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