Il caso ponte sullo stretto di Messina: quando arriverà il momento di parlare di cose serie?

Il caso ponte sullo stretto di Messina: quando arriverà il momento di parlare di cose serie?

Dal 27 settembre, appena trascorso, è tornato in auge lo scottante e al contempo ludico progetto del ponte sullo stretto di Messina. È noto, ormai, tramite numerose testate giornalistiche e note trasmissioni televisive di approfondimento, quale sia il diffuso clima di sospetto, stupore e malcontento generale mosso da questo tema. Il Governo Renzi – da maggio impegnato in un’esasperata campagna propagandistica per il SI al referendum di riforma costituzionale – viene accusato di strumentalizzare questo progetto per aumentare i votanti-si del quesito referendario, al quale i cittadini italiani saranno chiamati a rispondere il prossimo 4 dicembre.

Dubbi leciti? Asteniamoci ancora dal rispondere e serviamoci, invece, delle parole spese dallo stesso premier Matteo Renzi. Nel 2012, durante la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, che lo vedono perdere sia al primo che al secondo turno, dietro Pier Luigi Bersani, egli raggiunge quasi la totalità delle province italiane, spostandosi in camper, per promuovere il suo programma di candidatura. Entra nel merito della questione del ponte sullo stretto, soprattutto in due occasioni, nelle quali risulta chiara e cristallina la posizione dell’allora futuro Presidente del Consiglio: 1. Viterbo, 30 settembre 2012: << Iniziamo a rottamare qualche idea vecchia>>, diceva in un clima di particolare ilarità, licenziando rapidamente anche solo la possibilità di discutere della realizzazione di questo fantomatico ponte. 2. Sulmona, 1 ottobre 2012: << Qual è la bellezza che salverà il mondo e quindi l’Italia? Sicuramente la bellezza delle grandi opere d’arte, la bellezza dei monumenti, la bellezza delle chiese, la bellezza delle biblioteche>>. Matteo Renzi accusava coloro i quali sostenevano di voler spendere 8,5 miliardi di euro in questo progetto, anziché investirli nelle scuole, dove, affermava: << i bambini possano dare del tu al loro futuro>>. Insomma lo sprone era: investiamo nelle opere di edilizia scolastica, in progetti concreti e non nei
<< grandi progetti faraonici>>!!
La domanda sorge spontanea: come mai nei mesi di settembre e ottobre 2016 si ricomincia a parlare dell’importanza e dell’indispensabilità di questo ponte? Forse la riforma della Buona Scuola ha risolto tutte le importanti carenze dell’istituzione scolastica, da permetterci di investire quasi 9 miliardi nei grandi progetti faraonici? O forse la condizione in cui versa il sistema sanitario italiano è così rosea e funzionante da permettere di realizzare il ponte sospeso più lungo (3300 metri) e pesante del mondo? Del resto lo stesso Premier, il 27

settembre scorso all’evento celebrativo dei 110 anni dell’impresa di costruzioni Salini- Impregilo, ha dichiarato che, finita la parte delle riforme, è ora di tornare a progettare le grandi opere per il futuro. Quindi il ponte: un’infrastruttura utile, che consegnerà all’Italia 100000 posti di lavoro, proseguendo la Napoli-Palermo, della quale parla il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Del Rio: unica soluzione per togliere la Calabria dall’isolamento, che la caratterizza e rendere la Sicilia più vicina.

Evidentemente, incuranti della modica penalità, pari a 300 milioni, con la quale il Governo Monti aveva archiviato il progetto di realizzazione del ponte.

La domanda e la riflessione fondamentale di questo breve articolo, al di là degli schieramenti politici, delle posizioni pro o contro l’ipotetica, fantomatica, piuttosto illusoria costruzione del ponte di Messina, è se sia giusto alzare questi teatrini in periodi di campagna referendaria. Se vivere in un Paese, il cui governo fa leva sui punti di debolezza e fragilità della popolazione che amministra, sia o no un governo veramente democratico. Se sia o no un governo che rispetta la volontà della sovranità popolare. Il referendum chiede ai cittadini di esprimere un’opinione, e quindi di esercitare il ruolo politico, che spetta loro. L’agire politico, la natura politica dell’uomo, si manifesta attraverso il voto. Ma perché corrompere questo medesimo voto in un ambiente socio-politico che confonde le idee dei votanti, infierendo sui loro disagi economici; perché tentare di comprare un voto, passando dalla nuova legge di stabilità per il 2017 o dal ponte sullo stretto di Messina? È giusto che messinesi e reggini sentano parlare dei gravi disagi e disarticolazioni dei loro territori solo come slogan pubblicitari? In una critica condizione economico-politica d’emergenza come quella attuale è necessario e drammaticamente urgente focalizzare le giuste priorità ed essere capaci di attribuire ad esse un significato del tutto autonomo.

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