Scienza e fede, credenti e atei, possibile un dialogo?

Scienza e fede, credenti e atei, possibile un dialogo?
Bosone di Higgs

Quando nel 2012 lo scienziato inglese Peter Higgs, dopo cinquant’anni di ricerche, riuscì ad agguantare la sua Primula Rossa (o, meglio, traccia di essa), la comunità scientifica internazionale entrò in fibrillazione scatenando nell’opinione pubblica una serie di interrogativi. Ma Peter Higgs, convinto ateo, non nascose il suo disappunto nel sentir ribattezzato il Bosone come “la particella di Dio”. In realtà non furono i media a forgiare il nomignolo, ma il fisico statunitense Leon Lederman (ex direttore del Fermilab di Chicago) in un suo libro degli anni ’90, chiamandola inizialmente la “dannata particella”.

Per un cattolico intransigente può suonare blasfemo accostare Iddio ad un “bosone”. Riteniamo invece che, se Dio esiste nella sua alterità, la scoperta della particella possa essere lo strumento per farsi scoprire, uno spiraglio in più per farsi raggiungere, per mettere intorno a un tavolino atei e credenti in un dialogo in cui le diverse posizioni potrebbero trovare un punto d’incontro o quantomeno un compromesso. E tale compromesso non può che delegarsi a situazioni future, considerati i continui traguardi scientifici che potrebbero negare molte precedenti teorie e mettere tutto in discussione, aprendo all’uomo altri ed infiniti scenari di fede.

Il Bosone ci distruggerà?

Dopo quattro anni, al CERN di Ginevra sono ripresi dall’ aprile scorso gli esperimenti in quel LHC (Large Hadron Collider), l’enorme serpentone sotterraneo che sta funzionando all’energia record di 13 Tera electron Volt, energia cinque volte superiore a quella usata nel 2012.


Stephen Hawkings

Ma proprio un grande scienziato, Stephen Hawking, forse il primo tra i fisici teorici del mondo per i suoi studi sui buchi neri e l’origine dell’universo, non nasconde la sua inquietudine sul pericolo insito in tali esperimenti portati all’estremo, ammettendo che “Trovare la particella di Dio potrebbe distruggere l’universo”.

“Il Bosone – spiega Hawking – possiede l’inquietante potenziale di diventare metastabile nel caso venisse sottoposto a incredibili energie. Ciò significa che l’universo potrebbe subire un catastrofico decadimento del vuoto, cioè la bolla del vero vuoto si espanderebbe alla velocità della luce”. Ma il condizionale è d’obbligo – ci fa capire l’astrofisico – perché in questo momento di crisi economica è impossibile realizzare un acceleratore di particelle di tale potenza e grandezza. E noi tiriamo un respiro di sollievo.

Tale sua inquietudine ci dice in realtà che Hawking, pur dichiarandosi anch’esso ateo, si pone di fronte ad una Natura intesa come “deità” cui portare profondo rispetto per la nostra sopravvivenza e nutrendo anch’egli quella sorta di religiosità cosmica avvertita dallo stesso Einstein, sul quale ci soffermiamo appresso.

Mentre l’ateo nega l’esistenza di Dio come entità creativa Trascendente, antiche filosofie come l’Immanentismo o Panteismo ne vedevano l’esistenza in diversa forma, cioè il Dio insito nella natura stessa, teorie in certo modo riprese da Giordano Bruno che per questo venne tacciato di eresia e mandato al rogo dall’Inquisizione.

un buco nero

La religiosità di Einstein

Dal canto suo Einstein, nel suo testamento spirituale, dedica un ampio e approfondito capitolo alla questione “religione e scienza”, dichiarando la sua profonda “religiosità” proprio nella conoscenza delle leggi universali. Il grande scienziato afferma:

Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l’esercitiamo su noi stessi……. Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell’uomo semplice: per quest’ultimo, Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali della stessa natura dei rapporti tra padre e figlio”.

E ancora: “… la religiosità cosmica non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfico”.

Il Libro dei Libri

In ogni campo della speculazione umana appare insensato irrigidirsi su posizioni univoche. Come coloro che mettono in ridicolo la Bibbia – forse distrattamente sfogliata – quale dispensatrice di ingenuità.

Solo da adulti e per amore di conoscenza, ci siamo immersi quanto più attentamente possibile nella lettura delle Sacre Scritture e in particolare degli Atti degli Apostoli nei quali i teologi inzuppano il pane della loro sapienza .

Ebbene, ci sentiamo di osservare che non si tratta proprio di una favoletta, nella sua perfetta continuità rivelatrice tra Vecchio e Nuovo Testamento.

E per restare nell’argomento scientifico di cui trattiamo, ci ha colpito quanto scritto nell’incipit della Genesi, dove appare chiaro il parallelismo con la teoria del dopo Big Bang . Quale poesia nella rappresentazione del caos primordiale, ove la Terra “vacua e informe” galleggiava tra le acque sopra e sotto il cielo e nel buio delle tenebre.

Sicuramente Mosè, autore della Genesi, che terminò di comporre il 1513 avanti l’Era Cristiana, se la cavò assai bene nell’interpretare l’operato di Dio dopo il fatidico istante “Zero”. Sette giorni per mettere a posto le cose, sembra davvero una favola quel diario calendarizzato che Dio teneva sul suo comodino celeste, ma il giorno biblico può significare un anno, dieci anni, cento, mille anni. Quale mente divinatrice, quella del patriarca, che non poteva conoscere cosa fosse il Big Bang né tantomeno le teorie espansionistiche dell’universo !..

Uomo, principe dell’universo?

Ci sia concesso di usare un pizzico d’ironia che al credente più radicale darà un certo fastidio, ma non al Padreterno che, siamo sicuri, non se la prenderà a male!

Se la scienza potesse stabilire che la Terra è l’unico luogo abitato ( ma non lo crediamo, come non lo credono barba di scienziati ), ebbene ci potremmo inorgoglire oltre misura, considerarci dei grandi privilegiati, laddove un Dio creatore, annoiandosi dall’alto dei cieli, avrebbe messo a punto un suo preciso disegno con la creazione dell’uomo come Principe dell’universo, creatura benefica e malefica, votata al bene e al male, in un percorso purificatore verso la redenzione e l’identificazione col Creatore a sua immagine e somiglianza. E’ il medesimo percorso seguito da Dante nella sua Commedia.

Ma in qualsiasi caso ( alieni o non alieni), non solo si avrebbe l’idea di un Dio pensante e quindi antropomorfico, altresì l’immagine di un Dio piuttosto autoreferenziale che si è divertito a spargere tra le galassie un nugolo di esseri sottomessi alla sua progettualità. Quindi, creati quale strumento di una Volontà superiore.

Ed ecco perché, dalla politica al cosmo, la democrazia resta soltanto una parola con la quale sciacquarsi la bocca.

Il margine d’imponderabilità

Da sempre lacerati da mille dubbi, ci dibattiamo in una certa confusione alla ricerca di qualche verità cui appigliarci. E, per salvare capra e cavoli, ci risolviamo a credere in una Forza coordinatrice del Tutto, un’energia incommensurabile, come la si voglia interpretare, che nessuno ci impedirà di chiamare Dio o Pincopallino.

Crediamo comunque che la scienza non possa dire l’ultima parola, che tutto sia in divenire e confinato nell’inimmaginabile, in quel lago di mistero che ci fa chiedere il motivo per il quale l’uomo è stato messo su questa Terra . La scienza può spiegarci Come l’universo è nato e come si espande, come il Big Bang è un fenomeno che si ripete a cicli di millenni, ma non sa darci la chiave per rispondere all’eterno interrogativo del Perchè tutto ciò accada.

Ci sarà chiaro solo quando la nostra ‘ massa’ corporea subirà una sicura trasformazione, nel buio o nella luce, ricongiunta al cosmo dal quale ha origine. O ci annichiliremo diventando antimateria o tutto ci sarà chiaro nella visione ineffabile di un silenzio cosmico, cullati dalla musica delle sfere.

Solo nel silenzio del dopo… con buona pace di atei e credenti.

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