Terremoto, le ferite e il rigurgito delle coscienze

Terremoto, le ferite e il rigurgito delle coscienze

C’è tempo per ogni cosa. Ora è quello del dolore, della disperazione di chi è restato senza gli affetti più viscerali e con addosso soltanto la pelle. Ed è anche tempo di retorica, quella tutta umana che cerca di lenire come un unguento le ferite più profonde che animo umano possa sopportare.

Dopo la corale partecipazione del popolo italiano, dopo i funerali delle vittime, si ricacciano le lacrime che resteranno sempre dietro le porte dell’anima, che nel silenzio della notte ti svegliano di soprassalto nell’incubo di un sogno che era realtà vissuta. Poi, nel desiderio insopprimibile di sopravvivenza, si inizia a pensare alla ricostruzione, a salvare quel che resta del niente e che poteva essere salvato. Già, molto poteva essere salvato.

Castelli di sabbia e cemento “depotenziato”

Finora si è operato solo nell’ottica dell’emergenza, fregandocene di poggiare i piedi su una terra ballerina, un suolo attraversato da faglie tettoniche sottoposte alla costante frequenza di assestamenti e per tale motivo ragionevolmente “prevedibili”. E quando i moderni criteri antisismici ci hanno offerto la possibilità di mettere in sicurezza tutte le costruzioni più a rischio di crollo, cosa si è fatto?

Anziché provvedere ad adeguamenti strutturali, ci si è limitati ai cosiddetti “miglioramenti”, effettuati per lo più con sabbia mista a cemento di bassa qualità. Tali miglioramenti si sono rivelati del tutto antieconomici proprio per l’evidente frequenza dei sismi, non sottacendo che tale politica delle “romanelle” non era del tutto arbitraria ma pilotata – così si dice – da una volontà europea del rigore in cambio di concessioni di flessibilità del debito. Ora la Merkel sta facendo marcia indietro.

Sembra che con le scosse di quest’ultimo devastante terremoto di agosto si stia verificando anche il rigurgito delle coscienze. E’ solo un attacco di ottimismo, il nostro, immemori delle passate esperienze, o realmente si sta nutrendo la precisa e comune volontà di cambiare registro? Il governo invoca a gran voce l’assoluta trasparenza nei piani di ricostruzione al fine di evitare infiltrazioni mafiose, nella consapevolezza che la buona gestione del terremoto è un’altra cartina di tornasole che va ad intrecciarsi con le altre importanti questioni di fine anno che potranno decretare la tenuta dell’esecutivo.

Così il Premier corre a chiedere lumi all’archistar Renzo Piano, il quale ci erudisce sugli strumenti diagnostici dei quali si dota oggigiorno l’ingegneristica, quali ad esempio la “termografia dei muri” come si fa sul corpo umano, che può evitare altro tipo di interventi troppo invasivi e costosi. Ma ormai i buoi sono fuggiti dalla stalla.

E’ ormai troppo tardi per evitare il crollo della scuola di Amatrice, che se il terremoto fosse avvenuto in settembre con la riapertura delle scuole avremmo registrato la scomparsa di altre numerose giovani vite. E’ troppo tardi per la scuola di Finale Emilia in provincia di Modena, ricostruita dal terremoto del 2012 e subito chiusa ancor prima del collaudo per l’ uso di “cubetti” di cemento del tipo “depotenziato”. Ma non è mai troppo tardi per identificare i responsabili di tali operazioni truffaldine, tanto gravi da ricadere nel reato di omicidio colposo.

Angeli a quattro zampe

terremoto
Leo, il labrador dell’unità cinofila

Nello squallore di certi comportamenti umani, balzano in primo piano coloro che nel momento del bisogno impiegano tutte le loro energie per la salvezza della vita altrui, anche a rischio e pericolo della propria. Parliamo del corpo dei Vigili del Fuoco, delle unità cinofile, di tutti i volontari e quant’altri si sono spesi nei giorni del disastro.

Leo è un bellissimo Labrador di quattro anni e mezzo, nero come il carbone, donato da un privato alla Squadra Cinofila della Questura di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno) ed ha salvato la piccola Giorgia di quattro anni rimasta per oltre sedici ore sotto le macerie. E spezza il cuore la barboncina Matilde che aspetta davanti casa i padroni che non torneranno. Mentre ci strappa un sorriso quell’anziana signora che, avendo cucinato dei “cappelletti in brodo” per la cena, sentendosi quasi in colpa, si attacca al telefono per offrire quel pasto caldo ai “poveri vigili del fuoco che stavano lavorando da una giornata intera sulle macerie, probabilmente a digiuno”.

Sono alcuni dei numerosi episodi che, in questi frangenti dolorosi, ci offrono una boccata di ossigeno, restituendoci la fede nel quarto di bontà del genere umano che sa farsi largo tra le maglie degli egoismi, insieme alla conferma di quanto e quale amore incondizionato sanno donarci i nostri amici a quattro zampe. Viva Leo, viva Matilde, viva la signora dei cappelletti e tutti i giovani vigili che si sono distinti in episodi di toccante umanità e perizia professionale.

Ora non resta che ricominciare, mentre la terra continua a borbottare implacabilmente, quasi a volerci ricordare che quanto è accaduto non era il castigo degli dei come credevano gli antichi, ma colpa degli uomini. E la gente si chiede dove andranno a finire i soldi degli aiuti e se gli anni che ci attendono non saranno ancora uno sconsolante dejà-vu.

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