Happy birthday m.r. Jordan

 Premetto che questo non è un articolo, un saggio o una semplice pagina enciclopedica dove vengono elencati dati e definizioni, queste cose almeno sul tema trattato, le lascio a Wikipedia o ai fanatici di statistica sportiva, questa è una lettera d’amore che prende corpo da una storia ed è rivolta ad un signore che oggi compie 50 anni, un signore che per una decade ha scorazzato in lungo e in largo sui parquet più importanti del mondo dello sport, anche se tecnicamente è decollato e non sempre atterrato,rivoltando letteralmente il mondo del basket a colpi di canestri e fame di vittoria.

Il festeggiato in questione nasce a Brooklyn(NY) il 17 febbraio 1963 ma vivrà soprattutto in North Carolina e per inciso la sua vita potrebbe essere tranquillamente la trama di un best seller o di un film di Hollywood da milioni di dollari di incasso, il personaggio in questione porta il nome di Michael Jeffrey Jordan meglio conosciuto come The Air, il 23 o His Airness.
Nel frattempo ringrazio, credo a nome di tutti gli amanti dello sport, mamma Deloris e papà James per non essere andati al cinema ‘’quel giorno’’.
Il loro pargolo Michael ha fatto cadere dalla sedia generazioni di sportivi con le sue prodezze cestistiche, andando ben oltre l’aspettativa che qualsiasi genitore possa nutrire nel talento sportivo del figlio; ma prima di arrivare alla vetta la gavetta è stata lunga. Il ragazzo agli esordi sembrava tutto, tranne che destinato a diventare il più grande giocatore di basket (ed a mio modo di vedere, il più grande sportivo nel senso più pieno del termine) di tutti i tempi. Michael all’inizio del liceo infatti non arriva al metro e 80 di altezza, è un ottimo giocatore, ma deve ancora crescere (curiosità, eccelle nel football), difatti non supera le selezioni della squadra liceale principale, chiamata la ‘’varsity’’, dove giocano gli studenti più grandi, militerà nella junior varsity. Jeffery è un classico esempio di ragazzo che si è sviluppato ”tardi”, perchè nel giro qualche tempo il metro e ottanta lo raggiunge, a fine maturazione arriverà ad un metro e 98 cm ( ndr:non si ricorda un Jordan sopra il metro e settantacinque) dopo essersi allenato da solo per un anno, diventa anche un giocatore più completo, dopo essere passato tra ‘’ i grandi’’ diventerà tra i migliori del suo stato, la Carolina del Nord. Questo è un aspetto a mio avviso fondamentale della sua figura, non rappresenta il Maradona o il Lebron James della situazione, fenomeno a cui riesce tutto per farla breve, ma è il prodotto di un’etica del lavoro esemplare e di una forza interiore che pochi bipedi hanno dimostrato, almeno ai suoi livelli; e pensare che in gioventù era talmente insicuro da seguire un corso di economia domestica perchè credeva che non sarebbe mai riuscito a trovare una donna. Ora è sposato con figli e sono abbastanza sicuro che la casa non la gestisca né lui, né la signora Jordan; tutto questo però ci fa capire la profonda grandezza di quest’uomo capace di mettersi in gioco e di sviluppare una personalità a dir poco gigantesca nonostante le situazioni che l’avrebbero potuto far scivolare velocemente nel retro del pullman. Infatti, fino alla consacrazione cestistica, MJ non parte mai in pole position, anche se a livello collegiale e liceale ha vinto da protagonista, è terzo al draft Nba (selezione dei giovani giocatori più promettenti di tutto il globo) e fino alla vittoria del suo primo three-peat ( tre campionati Nba di fila) non è visto oltre la sua spettacolarità. Nella sua carriera e nella sua vita di vicissitudini ne ha incontrate e superate tante, vedi la morte del padre/mentore James per omicidio, ma una in particolare mi colpisce e mi lascia esterrefatto non per la gravità, ma per l’assurdità del problema che ‘’sua ariezza’’ si trovò ad affrontare: l’essere troppo forte da non trovare più stimolo nel gioco. Proprio cosi, infatti dopo avere vinto per tre anni di seguito il campionato NBA, dopo aver dimostrato abbondantemente di essere il più forte battendo record su record ed imbarazzando gli avversari con la sua onnipotenza cestistica la lingua più famosa della storia decide di ritirarsi tra lo sgomento del mondo sportivo. Nell’anno di stop potremmo immaginare una carriera da allenatore, manager o giornalista, invece no! Giocherà a baseball, avrete sicuramente capito che il soggetto in questione adora mettersi alla prova, anche se, parole sue, lo fece anche per rispettare una promessa fatta al defunto padre. The air tornerà al basket, eccome se tornerà, vincendo un altro three-peat e stabilendo il record di 72 vittorie in stagione regolare (per la cronaca , la regular season Nba ha 82 partite) ci volle la trovata della denuncia per scommesse sportive per fermare la serie di vittorie, se fosse arrivato ad 81, la cosa sarebbe potuta essere imbarazzante (ndr: Larry Bird disse: <<quello è Dio travestito da Michael Jordan>>). MJ si ritirerà e tornerà altre volte fino all’addio definitivo del 2003 mantenendo però sempre degli importanti cardini all’interno della sua grande personalità, primi tra tutti: l’amore per il gioco e l’etica lavorativa, quest’ultima figlia di una fame di vittorie senza precedenti, qualcuno disse: <<è il cuore la sua più grande arma>>. La verità resta una sola, ha cambiato il gioco, anzi, ha portato stile al gioco sia nel modo di giocare sia nel look ( fu uno dei primi a radersi la testa e ad indossare pantaloncini larghi) e ha fatto sognare tutto il globo terracqueo con le sue prodezze su i due lati del campo e ”sopra” il campo, non credo sia possibile esemplificare il concetto, non credo siano state inventate parole per descrivere quello che MJ rappresenta per me e per tutti quelli che hanno tirato un pallone dentro un canestro facendosi la cronaca da soli, quindi userò un’ aneddoto di Magic Johnson per provare a rendere più semplice il concetto: <<ti fa credere che anche per un secondo, tu possa librarti in aria>>.
Qualcuno mi potrebbe criticare per la mancanza di oggettività nella descrizione e nell’utilizzo degli aggettivi, tralasciando le ovvie sfaccettature negative del personaggio (come l’essere, al momento, il peggior presidente di franchigia Nba della storia), ma come detto in precedenza questa è una lettera d’amore e l’oggettività non è qualità propria di chi è innamorato, ad aggravare la situazione c’è il fatto che chi ama Jordan spesso e volentieri ha il cuore arancione, tondo, a spicchi e non batte. Rimbalza.

 

Tommaso Mencherini
17 febbraio 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook