Frammenti di un’estate italiana: minorenni da spiaggia

Frammenti di un’estate italiana: minorenni da spiaggia

Le spiagge estive sono indubbiamente un contenitore degli esemplari più eterogenei di varia umanità. In questa estate di insostenibile calura, ci ritroviamo sulla spiaggia sassosa di un lago, ospiti in casa di amici. Approfittando così di una rinfrescata e, nell’illusione di incontrare una qualche oasi di respiro lontano dalle sovrappopolate spiagge marine, anche qui ci vediamo costretti a fare lo slalom tra gli ombrelloni alla ricerca di un lettino libero.

Lo sguardo spazia verso l’orizzonte, delimitato dal suggestivo skyline circolare caratteristico dei monti lacustri, interrotto qua e là da una folta vegetazione boschiva. Poi, la nostra attenzione si lascia attrarre verso l’habitat umano che ci circonda e, in particolare, verso i nostri vicini di postazione: una famigliola italiana, moglie e marito di circa quarant’anni, un maschietto e due figlie femmine.

Tredicenni con trucco e parrucco

E’ in tal modo che la nostra curiosità viene solleticata dalla figlia più grandicella, che – va detto – non può passare inosservata: viso d’angelo, una bandana sulla fronte, capelli boccolanti di un pesante color tiziano che denuncia visibilmente il ricorso alla tintura. Non basta. Come ciliegina sulla torta, sotto la bandana appaiono due grandi occhi bistrati di nero.

Restiamo un attimo comsì comsà, dubbiosi sull’età della fanciulla, a parer nostro ampiamente minorenne, incerti se abbandonarci alle meraviglie di un mondo dove ormai nulla deve più meravigliarci. E poiché – more solito – non riusciamo a toglierci i peli dalla nostra linguaccia, ci rivolgiamo alla mammina, la quale, schermata dagli occhialoni di prammatica che non riescono a nascondere una certa espressione beota, se ne sta… beata a fissare il suo immaginario orizzonte privato:

“Ma che bella figlia ha, signora!”- notiamo. Poi, rivolgendoci direttamente alla ragazza: “Quanti anni hai?”. E la puttina, con una vocina sospirosa, ci risponde: “Tredici”. Avevamo visto giusto.

La genitrice – che non ha capito (e come può?) lo scopo chiaramente tendenzioso del nostro complimento – ci indirizza un bel “grazie”, fiera di cotanta beltà filiale. Vorremmo prendere l’abbrivio per provare ad intavolare alla larga, molto alla larga, un certo discorso sugli occhi bistrati di una tredicenne, ma ci fermiamo in corner per non metterci a fare i moralisti sotto il solleone, su una spiaggia dove è tutto allegria, musica e spensieratezza propri della parentesi vacanziera, e magari incorrere in un legittimo “Ma si faccia gli affari suoi!”.

Il padre non mette bocca, è disteso supino con una pancetta più che incipiente a denunciare la devozione quotidiana alle spaghettate con grassi molto saturi. Ci risolviamo a dedurre che, da impotenti genitori di oggigiorno, attendono il naturale processo di decantazione delle fantasie adolescenziali, anziché munirsi di una salviettina, prendere la ragazzina per un braccio e strofinarle ben bene gli occhi. Già, lasciamoli crescere nell’imperante emulazione da spot pubblicitari che circolano sul web, importati di sana pianta dalle mode infantili made in Usa, lasciamo sprigionare liberamente le loro energie nelle prepotenze verso i compagni di classe più deboli.

Figli che vogliono bruciare anzitempo le tappe della vita, fanciulle che a trent’anni si troveranno con i capelli già bianchi a forza di tinture e che probabilmente avranno già sfornato qualche marmocchio. Più che studiare per emanciparsi, meglio il “matrimonio presto e subito”, attraverso il quale affrancarsi dalla tutela genitoriale e farsi mantenere da un ragazzotto palestrato, camionista di frontiera con buoni guadagni e molte assenze; o in fortunata alternativa, se saranno furbe, accalappiare il figlio dei proprietari di un avviato supermercato locale, che le metterà alla cassa come specchietto per le allodole.

Quanti voli di fantasia! Ci chiediamo poi se quei vicini di spiaggia non siano essi stessi titolari di un ricco supermercato del luogo, visti i tre figli che oggigiorno non tutti possono mantenere……

Attenti al lupo

Tanto rumore per un po’ di trucco agli occhi, quando tutte le ragazzine hanno sempre giocato con il beauty-case della mamma? D’accordo, anche nei tempi più remoti addirittura i neonati venivano truccati intorno agli occhi con unguenti speciali per allontanare gli insetti. Tutankhamon, il faraone bambino salito al trono a soli otto anni e morto a diciotto, ci appare con gli occhi pesantemente bistrati di kajal e così i bambini nelle altre culture orientali.

Ma oggi più che agli insetti fastidiosi, bisogna stare “attenti al lupo”. E non a caso vogliamo ricordare Fortuna Loffredo, la bimba di appena sei anni defenestrata a Caivano in provincia di Napoli, il piccolo Loris Stival, la tredicenne Yara Gambirasio che davvero non si truccava ma aveva alle spalle il fiato del “lupo cattivo”.

Potremmo chiederci perché l’uomo, in tutti i secoli trascorsi della sua storia, non sia riuscito a crescere dalle miserie, ad affrancarsi dalla componente più aberrante e profonda di se stesso. Potremmo scomodare la Montalcini col suo Nerve Grouth Factor, ma ci stoppiamo per non appesantire la già tanto pesante atmosfera. In tale visuale, un po’ di trucco della tredicenne in questione fa sorridere (lei è soltanto un prodotto inconsapevole del marketing).

Il male si annida (ma non solo) in tutte quelle sacche di sottocultura legata ancora a retaggi medioevali che a tutt’oggi vegetano su frange di territorio abbandonato all’auto-sopravvivenza. Ma ovunque ormai si assiste all’appiattimento dei costumi, laddove nella torta sociale grande peso riveste la quota demografica popolare con la proletarizzazione di quello che tempo addietro era il ceto medio. E dalla suddivisione di ciò che è rimasto del Paese cresceranno i giovani del futuro. Cresceranno, oh se cresceranno, ma come?

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