PRIVILEGI PERDUTI. Scappare? Complicato e illegale

C’è una via di fuga dal mondo? In alcuni periodi della vita, capita a tutti di sentire il bisogno di sparire. Di fuggire. Di restare per un tempo breve o lungo, assenti dal consorzio umano.  Insomma, di emulare quegli eremiti che nelle epoche passate si isolavano per pregare, pensare, o semplicemente godere della propria ed esclusiva compagnia. Sarebbe ancora possibile oggi fare l’anacoreta?  Difficile. Intanto perché il mondo si è sovraffollato e per trovare un luogo disabitato bisognerebbe raggiungere posti veramente inospitali come i deserti o le vette himalayane, e poi perché sparire non ci è legalmente concesso. Solo un certificato di morte ti autorizza all’esclusione sociale.

 

Chiudere il gas e partire, oggi è rischioso e soprattutto complicato. Se si decide di sigillare le imposte, staccare la luce, chiudere l’acqua, non produrre immondizie, disinserire il PC, il telefono e la TV,  mettere il lucchetto al passo carraio e andarsene, tutto ciò non è sufficiente per essere esentati dalle bollette. Non si pagheranno i consumi ma i costi fissi sì. Vendere la casa e risultare nullatenenti ? Se ti ferma la polizia e ti chiede il domicilio, se non fornisci un indirizzo ti arresta per vagabondaggio.

Se poi non compili il 740 sei un evasore fiscale, se non ti va di dare spiegazione al coniuge, ai figli, ai parenti ed esci di casa e non torni più, tempo 2 giorni e finisci su Chi l’ha visto? Non per nulla, un diffuso mensile consiglia a chi vuol far sparire ogni traccia di sé, di programmare con almeno un anno di anticipo l’uscita di scena cominciando per tempo a chiudere le relazioni sentimentali, ad annullare le carte di credito, il conto in banca, cancellarsi dai social network, vendere l’auto, ritirare gli abiti dalla tintoria, pagare il dentista, non rinnovare l’abbonamento alla palestra, al teatro, la licenza di pesca, e via dicendo.  Inutile tentare di restituire il codice fiscale: non è permesso finchè non ci si trasforma in un compianto defunto e neppure è consentito dichiarare sulla carta d’identità alla voce professione: “eremita” perchè non rientra negli elenchi.  Ma supponiamo che, nonostante il boicottaggio istituzionale, l’aspirante anacoreta riesca a scappare, dove può andare a nascondersi?

Innalzare una tenda sul greto di un fiume, in riva al mare, in un bosco, ficcarci un fornelletto e un materassino e godere dei suoni melodiosi della natura, imparare a distinguere la mitraglietta del picchio, annusare l’erba umida dell’alba, lasciarsi ipnotizzare dall’infuocata del tramonto, ecco quello che cerca, cose semplici, ma se ci prova arriva la polizia e lo multa per campeggio abusivo. L’individuo, stufo della sua rintracciabilità, paga e si sposta al centro di una foresta equatoriale dove si costruisce una capanna; fosse anche di liane e foglie di banana è comunque un abuso edilizio, qualcuno arriverebbe a multarlo anche lì. Chissà se vale anche per un igloo di ghiaccio sull’Antartide. Potrebbe allora girovagare per mare, starsene in una barchetta, pescare e bere la pioggia, cercando di mantenersi in acque internazionali. Se gli va buca da eremita, potrebbe andargli meglio da naufrago, fintantoché non arriva la guardia costiera a interrogarlo, a rimorchiarlo e a rinchiuderlo in un centro per immigrati clandestini.  A questo punto, l’ultima spiaggia per chi anela al radicale taglio dei ponti, è solo l’isola deserta, sperduta nell’oceano, non segnalata nelle mappe. Con i soldi si può comprare un viaggio senza ritorno e anche un silenzio perpetuo. Nell’atollo disabitato, l’odierno Robinson Crusoe troverà finalmente la pace dei sensi, l’armonia mentale, la quiete del cuore, derivate dall’eliminazione dell’IRPEF, dell’IVA, dell’IMU,  dei mutui, delle riunioni condominiali, degli anniversari da ricordare, delle scadenze da rinnovare, delle burle politiche, di tutte le quotidiane seccature introdotte dalla civiltà. L’eremita vivrà in sacrosanta beatitudine finchè non arriverà la solita rompiscatole troupe armata di telecamere che lo spierà, lo filmerà, lo rapirà, lo scaraventerà in uno studio televisivo dove un pubblico, frivolo e  gaudente,  applaudirà alla sua infelicità per aver vinto “L’isola dei NON  famosi”.

 

Cinzia Albertoni

 

19 gennaio 2013

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