Restyling alla Daria Bignardi: come ti sistemo Rai3 con qualche ritocco a Un Posto al Sole

Restyling alla Daria Bignardi: come ti sistemo Rai3 con qualche ritocco a Un Posto al Sole

Dal birignao che la fece distinguere nelle prime due edizioni del Grande Fratello dell’ormai lontano 2000 alle aggressive Invasioni Barbariche che non hanno risparmiato le interviste più imbarazzanti ai personaggi del panorama italiano e internazionale, è stata lei, Daria Bignardi, la prescelta dai vertici Rai alla direzione della terza Rete. Sono in realtà trascorsi cento giorni dalla sua nomina e già avevamo notato qualche cambiamento, ma il grosso dovrà avvenire  in autunno quando Rai 3 potrebbe offrirci qualche sorpresa.

Dress code

Aria di austerity col nuovo codice dell’immagine per i signori telegiornalisti e annunciatori di Rai 3. La Bignardi li vuole compresi in abiti di una certa sobrietà (forse un accordo segreto con il nostro Presidente Mattarella?). In particolare, sono vietati alle donne tacchi altissimi ed accessori vistosi.    Cosa vuol fare? Dare il buon esempio a Renzi onde proibire alla sua protetta Maria Elena Boschi i tacchi 12 centimetri e gonne troppo attillate? O proibire d’ora in poi alla Littizzetto di accucciarsi sul tavolo di Fabio Fazio come una gatta, sbattendogli in faccia le gambe all’aria mentre lui si schermisce nel complice giochino delle ipocrisie? O forse quest’aria di mortificazione dei costumi (peraltro necessaria in altri ambiti) vuole uniformarsi all’integrazione delle culture in atto? Sicuramente, sorella Bignardi si vedrà assicurate le simpatie di certi nostri vicini di casa tipo Erdogan.

Un posto al sole riveduto e corretto?

bignardi

Eh no! Un Posto al Sole è ormai un cult e non ce lo toccate. Già si è verificata un’accesa protesta da parte di tutti quando di recente, per dare posto alle prove del Rischiatutto di Fazio, la soap si è vista accorciare di un bel quarto d’ora, lasciando gli affezionati a bocca asciutta. Sono quelli che all’ora di cena si accomodano davanti alla tv col piatto fumante in tavola pregustando lo svolgersi degli avvenimenti di Upas, dove attori di provata esperienza professionale ci regalano momenti di relax tra gustose schermaglie alla napoletana ed attimi di suspence, interrotti sul più bello dall’inevitabile e interminabile pubblicità che rende senza senso il pagamento del canone alla tv pubblica.

Che la Bignardi ci vada coi piedi di piombo a fare dei cambiamenti troppo sostanziali per non snaturare la napoletanità tutta genuina della soap. Non sappiamo quanto un Posto al Sole venga visto e apprezzato in nord Italia. Lo è certamente dal centro a tutto il meridione. E se proprio si debbono fare delle limature a scopo culturale e sociale, si tenga presente che Napoli è Napoli e non Ferrara, la città dove nasce la Bignardi, e che l’aria di Napoli non è quella di Milano Italia, il programma nel quale esordì con Gad Lerner.

La soap ha percorso nel tempo strade anche difficili, spingendosi ad appoggiare tutte le istanze sociali che lievitano al momento come i diritti civili e ponendo in primo piano le piaghe criminali che ormai non sono più appannaggio esclusivo del meridione. Forse la scure della nuova direzione di Rai 3 intende edulcorarne il contesto troppo crudo. Forse sarebbe cosa buona limare certe ovvietà nei testi di scrittura, ma non  facciamo diventare Upas un terrazzo d’incontro per intellettuali.

Attendiamo d’autunno come cadranno dagli alberi le foglie.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook