Quel bimbo sarà mica matto anche lui: retrospettiva di Natale

Una festa appena trascorsa e a tutti i livelli ora si fanno i bilanci e ne sentiamo i postumi di una giornata che vuol dire tutto e non vuol dire niente, perchè come sempre quello che fa la differenza sta dentro di noi, ma chi e quanti hanno sentito il bisogno di guardarsi dentro o semplicemente intorno a se?  Tante, forse troppe  sarebbero le cose che è possibile scoprire. Possiamo scoprirne alcune in questi versi che vogliono essere de flash sui tanti aspetti della vita quotidana, che dice quanto “è facile” non voler vedere, perchè la consapevolezza diventa impegno ed inevitabilmente sofferenza. Ma solo così è possibile sperare nel cambiamneto di se prima e della società, di cui noi siamo una microcellula.
E’ facile fare i matti quando le stelle sono alte,  non toccare le staccionate, i confini, le frontiere, non guardare dove la paglia brucia senza un lamento.
E’ facile non vedere dove nasce il sole, e la luna ripiega con pudore, là, dove la battaglia  infuria tra vecchio e nuovo che ancora stentano a salutarsi.
E’ facile stare alla macchia del proprio linguaggio del corpo, delle parole ostentate, dei segni sottotraccia, che non sanno inventare alcuna uscita di emergenza.
E’ facile nascondere le mani, mimetizzare ogni rumore, trasformare il presente ricorrendo alla più miserabile appropriazione indebita, indicando lo scranno più alto, mai la cattedra del colpevole.

E’ facile tenere i pugni in tasca senza avere sensazione che non c’è nulla, vuote come i domani, domani, domani.
E’ facile non ribellarsi mai, rimanere quieti, rassegnati all’esistente piagato e piegato dall’iniquità e dalla nullità.
E’ facile non seguire le orme, rendere impraticabile il cammino che ci resta, quando si è stati avversi alla vita, alla nostra, a quella altrui. E’ facile averla presa a schiaffi con orgoglio malcelato, con ira e con rabbia.
E’ facile fare i matti perché non c’è onestà a comprendere, a programmare, a una visuale prospettica, a tenere desto l’allarme che accompagna le pagine di un libro.
E’ facile perché altrimenti ogni cosa sarebbe anelito e soffio di un respiro scomparso, è facile fare i matti.
Forse lo è un po’ meno quando agli occhi c’è, dura come pietra, l’immagine di un mondo saccheggiato, di una umanità sfilacciata, una complicanza perfino sopravvivere, infatti si impara, si ricorda, ci educa solamente ciò che si vive.
Nasce quel Bimbo un po’ matto per coerenza, coraggio e generosità, chissà perché non è più così facile fare i matti come ieri, senza esperire sulla propria pelle fatti e conseguenze, forse ora che lo abbiamo di fronte a viso aperto, non è poi così facile fare i matti.
Lui nasce, là, dove c’è il perdono con la sua capacità di attenzione e amore, noi i soliti matti per vocazione o per forza, siamo qui per l’ennesima volta impreparati, colti in fragrante, presi d’anticipo, eppure quanto tempo abbiamo avuto.

Vincenzo Andraous
26 dicembre 2012

(nota introduttiva di Sebastiano Di Mauro)

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