“La piccola Fortuna violentata due volte” – Corrado Augias sui fatti di Caivano

“La piccola Fortuna violentata due volte” – Corrado Augias sui fatti di Caivano
Corrado Augias

La bambina di Caivano che, per ironia della sorte, si chiamava Fortuna, aveva sei anni, soltanto sei anni di una piccola vita che andava appena iniziando e che invece ha trovato il tragico epilogo nel contesto di inquietanti fatti di pedofilia. Non riteniamo di dover pubblicare le foto della bimba come è stato fatto da parecchie testate web, per non strumentalizzare l’immagine di una bambina scomparsa in maniera tanto aberrante.

Il “qui pro quo” di Corrado Augias

A sollevare tanto scandalo, ma limitatamente nella cerchia dei giovani social, sono state le critiche piuttosto dirette che lo scrittore e giornalista Corrado Augias, nel corso della trasmissione DiMartedì su La7, aveva mosso ai genitori di Fortuna per il modo con il quale “avevano conciato una bambina di sei anni, da farla sembrare una ragazza di 16-18 anni “. I genitori lo hanno denunciato ed Augias si difende, facendo rilevare di essere stato del tutto frainteso. “Ancora una volta – ha notato – si conferma il fatto che la comunicazione sui social è grezza e approssimativa” , sottolineando con fermezza che Fortuna “ è stata abusata due volte, una dal suo carnefice e una dall’ambiente sociale nel quale ha consumato un’infanzia perduta”.
La polemica, anche se triste nel caso in questione, non è mai sterile , in quanto mette il dito su certe piaghe sociali, sulle lacune di certi territori periferici dove la disoccupazione, la mancanza di scolarità e un certo fatalismo si rivelano l’humus più fertile per l’attecchimento di ogni mala pianta, nella coesistenza di contraddizioni culturali vecchie di secoli accanto alla voglia assoluta di modernismo. E’ la commistione del sacro e profano: le immaginette di Padre Pio, della Madonna e di tutti i santi del calendario vanno a tappezzare le pareti di un letto dove possono soddisfarsi le brame più orrende verso gli stessi figli.

Il covo dei serpenti

La tremenda storia di pedofilia maturata nella località campana di Caivano , entro il comprensorio delle case popolari Parco Verde, fa raddrizzare i capelli sulla testa a quanti ce l’hanno e ricrescere ai calvi. Gli oggetti del desiderio erano a portata di mano, erano i bambini che giravano per casa, erano i bambini della porta accanto, quelli che scendevano le scale col passo leggero e festoso dell’infanzia. Prima Antonio Giglio, 4 anni, precipitato dal settimo piano nel febbraio 2013, figlio della convivente del presunto assassino di Fortuna, Raimondo Caputo (43). Poi Fortuna Loffredo, caduta dall’ottavo piano dello stesso stabile nel giugno 2014.
Una ben strana coincidenza. Tre lunghi anni in cui gli inquirenti non hanno saputo trovare risposta a quelle due morti violente e parallele. Nessuno sapeva, nessuno aveva visto nulla: Ma tutti sapevano e tutti avevano le mani sporche. Ora, solo grazie alle preziose rivelazioni della figlia undicenne della convivente di Caputo, amica per la pelle di Fortuna, è possibile uno squarcio di verità. Lei sa, lei ha visto tutto. Le cronache ce lo raccontano con dovizia di particolari.

La bellezza dell’infanzia

Ogni bambina ha voglia di copiare l’immagine materna. Tutte l’abbiamo fatto rubando lo smalto per le unghie e il rossetto della mamma, e tutte le bambine continuano a farlo per rappresentarsi in colei che amano ed ammirano. Che poi una mamma si adoperi a rendere una figlia femmina sempre più bella, pettinandola con i boccoli, con le treccine, con la coda di cavallo, con i fiocchi colorati, è insito nell’amore materno di tutti i tempi. E la vestirà secondo la moda corrente, con tanti colori e accessori fancy, come si addice a una bambina di pochi anni, rispettando le fasi della sua crescita semplicemente perché i bambini devono restare bambini finché possono.
Vorremmo chiamare in causa quei Kid’s Beauty made in Usa, i templi della bellezza per la produzione in serie di ministar, ma rischiamo di essere fraintesi come lo è stato per Augias. Non si vuole creare nessuna attenuante alla violenza, nessun lasciapassare agli istinti più bassi. E a questo punto bisognerebbe solo parlare del male, cosa è il male. Forse è solo negli occhi di chi guarda. E maledetti quegli occhi fino alla fine della luce.

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