Eccezionale Deprimente

Eccezionale Deprimente

Show debole proposto dalla rete più ‘radical-chic’ dell’etere televisivo. Ed il “Five Million Club” sembra proprio non gradire la comicità da ‘villaggio turistico’.

Ho resistito cinque puntate. Cinque lunghissime puntate ed una marea di repliche, ad ogni ora del giorno e della notte, su La7 e la sorella ‘smart’ La7d, prima di dire, forse con presunzione, la mia. Perché la rete di Cairo, fuori dai numerosi e ripetitivi spazi di approfondimento politico che le inondano il palinsesto, in termini di archivio e videoteca dispone di ben poco, e del programma ‘Eccezionale Veramente’, così come il riuscitissimo ‘Crozza nel Paese delle Meraviglie’, ne fa un utilissimo e scontato ‘tappabuchi’.

Ma nemmeno le repliche, riproposte fino alla nausea, riescono a sdoganare questo nuovo show, che su La7, il giovedì, ha il compito di spezzare l’ingessata tripletta Formigli-Floris-Paragone che presidia il palinsesto nei primi giorni della settimana. E preparare al rito sacrale crozziano del  venerdì: l’unico, vero, intelligente spazio di satira della rete, dopo gli addii della Cucciari e della Cabello e il ‘comico interrotto’, con tanto di strascichi polemici, dell’ultimo spettacolo televisivo del ‘maledetto’ Luttazzi.

La formula di ‘Eccezionale Veramente’, il talent show della risata (e spesso, molto spesso, la risata non c’è) in onda da più di un mese, è debole e già vista. Ed il 3% medio (ad esser buoni) di share, parla chiaro.

Un palco, gente che fa qualcosa  e tre giudici con un pulsante rosso davanti pronti a stroncare le velleità artistiche del  malcapitato di turno. Una sorta di ‘Italia’s got talent’ o ‘Tu si que vales’ del “facce ride”. Ed anche gli stereotipi che propone sono vecchi come l’invenzione della ruota. Partiamo dal presentatore: Gabriele Cirilli, comico divenuto famoso per il suo “chi è Tatiana???” e per aver preso una volta, anni fa, una multa per divieto di sosta. Praticamente, il nulla. Macabro il suo tentativo di aggiungere battute deprimenti a quelle, già spesso penose, dei concorrenti, nel tentativo di ‘salvare il salvabile’, rendendosi invece simpatico come i casellanti delle autostrade il lunedì mattina. Cirilli dà l’impressione di essere un presentatore messo lì per caso, perché è quello che passa il convento (ed il budget); un po’ come Belen nei programmi “gemelli”; con la differenza che la showgirl argentina, quando sta zitta, si rende perlomeno gradevole al pubblico maschile. Quindi, Cirilli, o fai qualcosa per il tuo sedere e le tette, oppure taci.

Veniamo alla giuria: poltrona femminile assegnata a Selvaggia Lucarelli, tuttologa onnipresente in ogni giuria che si rispetti. Al sabato è su mamma Rai, a “Ballando con le Stelle”, pronta ad applaudire il vichingo Daniel Nilsson anche quando, invece di ballare, sembra dare impressione di essere in preda a conati di vomito. Ma per l’ex signora Pappalardo, in preda al più becero travaso di ormone, il belloccio svedese può fare tutto, e “tutto va ben, madama la marchesa”. D’altronde, a dirla come la mia cara, compianta nonna, “la simpatia è come l’accidente: c’è a chi prende ed a chi no.” Quando al giovedì trasloca sul settimo canale, la tuttologa Selvaggia diventa una spietata giudice ( che no fa molto per non ricordare l’omologo personaggio di Rudy Zerbi nei talent Mediaset), che disdegna la ‘comicità facile’ (e spesso non le si può dare torto), che è pronta a battersi come una leonessa per sdoganare il pezzo di una aspirante comica interamente incentrato sulla pratica che rese famosa Monica Lewinsky e che litiga, spesso, con il ‘fido scudiero’ al guinzaglio del presidente della giuria Abatantuono. Scudiero che ha un nome ed un cognome: Paolo Ruffini. E’ lui che fa il ‘lavoro sporco’ per il suo barbuto datore di lavoro. Lavoro sporco che consiste, appunto, nel trattare la Lucarelli come una che è lì per caso e di “edulcorare” la pillola dell’eliminazione con certi concorrenti che, più che far ridere, esortano al più becero harakiri. Ruffini ha pretese basse, apprezza la comicità e gli sketch da villaggio turistico e non batte ciglio di fronte alla battuta “I Cartaginesi si chiamavano così perché producevano carta igienica”; roba forte insomma. D’altro canto la trasmissione ricerca l’ennesimo comico prodotto in catena di montaggio, da aggiungere al già ricchissimo roster di battutisti a gettone,  da mettere sotto contratto per la Colorado Film. E che siano in grado di fare battute sull’avvenenza ‘milfica’ della mamma dell’amico, sulla suocera rompicoglioni e sulle canne e che tacciano sull’attualità, sulla politica, sulla cronaca; ‘Linibanfi qualsiasi’ da sguinzagliare dietro la belloccia di turno, nel prossimo cinepanettone, al grido di “Chievo! Chievo!” (e parliamo dell’auspicio in dialetto pugliese,non della simpatica compagine calcistica scaligera). Freddure si, satira intelligente ‘non sia mai!’.

Insomma,  Lucarelli e Ruffini chiamati a giudicare degli aspiranti comici: praticamente come mettere Er Mutanda Zechila  e la Bonas di ‘Avanti Un Altro’ a fare il casting per la pièce teatrale dell’ Aida.

Chiude la trilogia dei ‘giudici’ il presidente Diego Abatantuono, forse l’unico, lì in mezzo, a capirci veramente qualcosa di comicità. Infatti le sue osservazioni sono sempre ben argomentate, ed i consigli che dispensa ai comici, da buon ‘vate del facce ride’ sono sempre preziosi. Peccato però che dia l’impressione di esser lì annoiato e sofferente, e di guardare l’orologio pensando “ma quando finisce?”. Ma lui deve starci, perché quello è un programma della Colorado Film, e la Colorado Film è anche lui. Perchè il paradosso è proprio questo: La7, dopo il flop de “Il Boss dei comici”, un complicato ‘Hellzapoppin della risata’ senza capo né coda, abortito dalla settima rete dopo sole due settimane di gestazione, per andare sul sicuro, ha pensato un programma comico facendosi praticamente ‘commissariare’ dai professionisti del settore di Mediaset. Perché tra la Colorado Film  ed il colosso del Biscione c’è la stessa complicità che corre tra Renzi e la Boschi, con i maligni (il già scomodato Crozza compreso) pronti ad ‘alludere’  che non si tratti solo di stima professionale.

Sul perché la Colorado non si vada a cercare nuovi talenti a casa sua, magari sui canali minori, tipo Italia2 o La5 per esempio, resta il mistero. Forse perché la seconda è già impegnata, in queste settimane, a ricercare l’epigono del ‘Rocco Nazionale’ (ed anche lì la Lucarelli starebbe bene in una ipotetica giuria come  il pecorino sulla Gricia).

Sul perché La7, per scrivere un format sulla comicità ‘che funzioni’, chieda soccorso ai diretti concorrenti,  non si trova una ragione logica. Era appunto successo con i patron di “Made in Sud”, che hanno “approfittato” delle due fallimentari puntate andate in onda, appunto, del “Boss dei Comici”, per recuperare quel poco di talento che si era visto ( e qui traspare il mio personale conflitto di interesse e di amicizia verso Il Trio D’Italia e Rossana Colace) e riproporlo, con successo ed apprezzamento del pubblico, sulla partenopea piazza comica di Raidue.

Ma il punto è un altro, e risiede in quello che l’arguto Severgnini definisce “Five Million Club”:sono infatti cinque milioni gli Italiani che comprano i quotidiani, cinque quelli  che entrano regolarmente in libreria, cinque quelli abbonati alla pay Tv e, indovinate un po’, cinque quelli che visitano i siti d’informazione. Sicuramente non saranno sempre le stesse persone  ma, nel ‘club’, molti sono coloro i quali premono il tasto 7 del telecomando per ‘gustarsi’ Ominubus, Coffee Break  e ‘L’aria che tira’ al mattino, Tagadà al pomeriggio, la Gruber nel preserale ed i mattatori dei talk della prima serata di marca “Cairo Communication”. Sono la coscienza critica, un po’ colta ed un po’ ‘intellettualoide’ del Paese. Relegando La7 al ruolo, forse un po’ limitante, di canale ‘dotto’ e radical-chic, dove o si dicono cose intelligenti, oppure è meglio tacere. In quell’angolo di etere, o sei Travaglio, Scanzi, Cacciari, Freccero, Luttwak, Sgarbi, Scalfari, Mieli, al massimo Crozza, oppure, per dirla come Briatore in un suo vecchio programma “sei fuori”. Perché Tim Cook, L’Inc.Cool.8, Germidi Soia si, ma i Cartaginesi che fabbricano carta igienica fanno, veramente, ehm, ‘defecare’, tanto per restare in tema.

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