Soliloquio di una Pasqua tinta di rosso

Soliloquio di una Pasqua tinta di rosso

A’ la guerre comme a’ la guerre. O no? C’è chi ancora la prende alla lontana, non si sbilancia troppo per timore di ritorsioni, come non si sbilancia troppo il meteo di una Pasqua arrossata di sangue, lacrime e nuvole. E su quel campo di papaveri che addormentano le coscienze del mondo, giacciono i corpi sacrificali della nostra gioventù più sana e più bella.

Dovremmo ricominciare con gli slogan del “je suis”? Dovremmo scrivere “je suis Catalogne”, “je suis Bruxelles”? Mettiamo una croce sopra al “je suis”, ne abbiamo usati già troppi. Ci è piaciuto cercare un’identità in quei poveri morti che rappresentano una delle tante vendette della storia alle ipocrisie delle politiche mondiali, le sole vere responsabili della genesi di quel covo delirante di sanguinari del Daesh.

Dice bene Crozza: “ Mi chiamano per il “facce ride”! Mi sento come Marilyn Monroe quando veniva inviata a tirar su il morale ai reduci del Vietnam. Ebbene – prosegue – mi sento spiazzato, senza parole….”. E’ così che ci sentiamo noi tutti. Difficile un sorriso sulla faccia della gente. Si fa finta di niente, si procede a testa bassa verso la guerra quotidiana, la tassa da pagare con antichi e perversi anatocismi, le bollette energetiche che ci sbeffeggiano in faccia con rinnovata veste tipografica e decantata “maggiore trasparenza”, gli scontrini truccati dei negozi che, nessuno escluso, evadono le tasse, lo smaneggiamento degli orologi per l’orario legale che farebbero meglio a toglierlo di mezzo. Piccole cose di tutti i giorni, che ci sembrano tanto importanti, mentre fuori il mondo sprofonda. Ma proprio tutte queste piccole cose ci raccontano il perché del tutto.

Un morbo appesta l’aria che respiriamo. Cosa consegnamo ai nostri bambini, se non qui ed oggi, l’uovo pasquale con la sorpresa? Quale futuro da pagare per i nostri errori? Già l’aria delle grandi città è irrespirabile, dove il fumo di una sigaretta tanto criminalizzata non è proprio niente di fronte all’azoto sprigionato dagli allevamenti intensivi, quei rifiuti organici emessi dagli animali che stanno distruggendo l’ozono nella nostra stratosfera. Su quale specie di mondo il “crescete e moltiplicatevi”, se questo mondo non ce lo aggiustano a regola d’arte, per dirla nel nostro lessico familiare?

Mentre il Daesh risolve la questione del futuro impadronendosi dell’occidente “malvagio”, eviscerando la mente e il cuore dei giovani per indurli a farsi esplodere nella ricompensa paradisiaca, noi in Italia che facciamo?

Scendiamo a patti col diavolo. Anzi, gli regaliamo un bell’uovo di Pasqua con la proposta di D’Alema dell’8 per mille a favore della costruzione di nuove moschee. Che ci sia bisogno di regolarizzare tali luoghi di culto per i residenti musulmani sarebbe assai opportuno ai fini della sicurezza, ma che il solito Pantalone sia disposto a pagare per lo Stato sembra, oltretutto, impensabile. Qui non è solo il Daesh a uscir fuori di testa…

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