Quegli uomini in barca… Italia ( per non parlar dei cani)
Ci diverte parafrasare il titolo del famoso libro “Tre uomini in barca (per non parlar del cane)”, scritto nel 1889 da Jerome K. Jerome, capolavoro dell’umorismo inglese che tutti ricordano nell’esilarante episodio dello zio Podger, il quale, per attaccare un semplice quadro, mise a subbuglio tutta la casa e tutti i componenti della famiglia.
Ora, riattaccare i cocci dell’Italia non è un affare semplice come attaccare un quadro, ma in qualche modo lo “zio Podger” è il personaggio facile da accostare non ad uno ma quasi a tutti i protagonisti della politica italiana. Per non parlare di quel cane nella barca dei tre viaggiatori del libro, che, moltiplicato alla decima potenza, ce lo ritroviamo (con tutto rispetto e amore per i nostri amici cani) dentro l’emiciclo del Palazzo.
Contenuti e contenitori
Da ieri se ne sono sentite di cotte e di crude sulla scelta di Renzi di recarsi nel salotto della Barbara D’Urso, noto contenitore nazionalpopolare. Forse per ricaricare le batterie in un pomeriggio domenicale? No, per parlare di certe bazzecole come la guerra. Non lo sapevamo, perché quelle rare volte che il telecomando ci ha fatto imbattere nella trasmissione di Can.5, dopo pochi minuti di curiosità, abbiamo voltato. Non è questione di snobbismo, ma ci dà fastidio chi finge sempre di cadere dalle nuvole, chi imbandisce finti scoop, finti pietismi su storie strappalacrime e tutta una serie di atteggiamenti sdolcinati di una conduttrice tanto brava quanto furbetta da darla ad intendere ad una platea di battimani pilotati.
Le dichiarazioni di Renzi – ascoltate dai Tg serali – sono apparse del tutto prudenziali ed apprezzabili da chi non ama i colpi di testa sulle questioni di guerra. Ma in realtà, dietro le quinte e secondo pubbliche dichiarazioni di generaloni della Difesa, si sta approntando un’allerta militare di tutto punto per non farci trovare impreparati e per ammortizzare la spesa di quei famosi F35 che pesano sulle spalle degli italiani.
Italia come Libia
Una scelta, questa del premier di andare dalla D’Urso, con baci e abbracci e un reciproco “tu” da amici di vecchia data: Infatti, pare che già in precedenza Renzi avesse scelto tale palcoscenico. Niente di male, perché un presidente del Consiglio deve andare da tutti, farsi vedere, essere presente là dove spesso è stato latitante. Ma tutta questa manfrina in famiglia del “volemose bene” , ha reso chiaro che, come in Libia non esiste un governo di unità nazionale, anche l’Italia si trova alle stesse condizioni. Ormai da noi vige il governo dei tarallucci e vino, che dovrà vedersela coi diktat di Obama, il quale voleva che spedissimo in Libia 5.000 delle nostre unità militari. Quali cinquemila?! Cinquemila dei nostri giovani buttati allo sbaraglio in un vasto territorio dove non esiste alcuna strategia comune, dove gruppuscoli al comando di non si sa quale milizia brancolano essi stessi nel buio delle direttive?
Fino a quando Renzi riuscirà a barcamenarsi in questo bailamme di fumo, tra Stati Uniti, Germania, Onu e quant’altro? E per dire ai cittadini che non si vuole la guerra, come non la vogliamo noi e tutto il mondo pacifico, ci si affida alla D’Urso. Forse, si è pensato che una trasmissione popolare arrivi più direttamente al popolo, quello che la domenica pomeriggio si sdraia sul divano con Domenica Live e che presto dovrà andare alle urne. Ma quando poi si dovesse decidere per un nostro intervento in Libia, c’è da sperare che non si vada a darne l’annuncio su Sky o mandando a ciascuno dei cittadini un tweet o un sms.
… E per parlar dei cani
E se proprio vogliamo parlare anche dei cani (coi quali ancora ci scusiamo), ci riferivamo in verità ai latrati di qualcuno che ci spinge sullo stomaco, qualcuno con la chioma tutta bianca e il cognome dai colori… Verdini, assurto a nuovo deus ex machina della politica italiana. Volevamo toglierci una spina dal fianco, da quando, per levarsi d’attorno un’inviata della tv, le indirizzò queste testuali parole: “Ne possiamo parlare stasera a cena…”. Lo disse naturalmente celiando davanti al gruppetto delle sue guardie del corpo, per fare il macho vegliardo della situazione e far intendere il sottinteso del dopocena. Ma quella frase non ci piacque.
Quando la sorte di un Paese è affidata all’arroganza maschilista dei parvenu ed a coloro che li osannano, che il cielo salvi questa nostra povera, povera Italia.




