Padre nostro, dacci la nostra spesa quotidiana…

Padre nostro, dacci la nostra spesa quotidiana…

Non si può vivere per mangiare, ma mangiare per vivere. E allora, quando il frigo grida vendetta contro gli stomaci inappagati dalle restrizioni di una corretta etica esistenziale, ci armiamo di tutto punto con un bella lista della spesa dove segneremo tutte le cose veramente indispensabili per la sopravvivenza.

Mai recarsi a fare la spesa affamati. Sarà un deterrente per non farci accumulare del cibo che potrebbe andare a male, costringendoci ad appesantire il sacchetto della “monnezza” e le speculazioni sul riciclo. Così muniti della lista, talmente programmata da far invidia al Piano Marshall, arriviamo in uno dei templi del nostro “pane quotidiano”, l’ipermercato.

Una volta dentro, ci accorgiamo che è stato completamente ristrutturato nel suo assetto. E’ come muoversi in una città sconosciuta. Al primo commesso che incontriamo chiediamo quando hanno fatto tutto quel cambiamento così repentino. “Semplice, – ci risponde – tutto in una nottata, con cento persone al lavoro!”. Bene, una bella botta alla disoccupazione. Una grattatina alla testa e proseguiamo, mossi già da una certa e pericolosa euforia per il nuovo. Tiriamo fuori dalla tasca quella lista calmieratrice, ma poi, proseguendo nel dedalo delle scansie, nemmeno ci accorgiamo di averla rimessa nella tasca. Tanto sappiamo bene cosa ci serve. O meglio… lo sapevamo.

Homo cogitans con collare

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Ci sembra di essere come quegli animali domestici, cani o gatti, ai quali viene messo il “collare Elisabetta”, quella gorgiera di plastica che impedisce loro di grattarsi, una specie di disumana tortura che costringe a guardare solo davanti perché impossibile abbassare o alzare la testa più di tanto e quantomeno lateralmente. Un raggio visivo obbligato. E’ ciò che vuole l’economia della grande distribuzione, dirigere i tuoi occhi verso i prodotti che hai immediatamente davanti, a portata di mano. Oggi, vogliono che tu compri “quel prodotto” ed eccolo là, magari in offerta “tris”, laddove la terza confezione sembra un munifico regalo mentre in realtà il contenuto dell’intero viene accuratamente rivisitato in quantità e qualità.

Toh, hanno anche cambiato i carrelli. I vecchi, pesanti e rumorosi carrelli metallici qui sono andati in pensione, sostituiti da leggeri e buffi veicoli con grosse ruote colorate. Viene da chiedersi quale sarà la ricaduta sui prezzi di quegli strani carrelli-giocattolo, nati dalla fantasia di creativi designer che non lavorano gratis. Da una veloce ricerca, veniamo a sapere che quella catena di ipermercati, made in France, è andata a diffondersi su tutto il nostro territorio a seguito di reiterate fusioni con importanti Gruppi industriali italiani.

In realtà, l’unico settore che non va mai in crisi è l’industria alimentare, la quale può permettersi di investire. Con l’inizio dell’anno, ogni supermercato – sia super che iper o discount – ha messo mano a profonde ristrutturazioni estetiche e funzionali. Resta fermo il turn over dei dipendenti, che giocoforza si adattano a dover saltellare dai banchi della panetteria e della pizzicheria al banco del pesce, sistemare la mercanzia negli scaffali e fare un po’ di tutto, cogliendo la più facile opportunità di lavoro del momento.

Dal panettone alle castagnole

Ed ecco pararsi davanti agli occhi impreparati un grosso tavolo dove sono esposti tutti i dolciumi tradizionali del Carnevale. Ma come, è già Carnevale?! Veramente il Carnevale sta per finire – ci dicono. Non abbiamo ancora fatto in tempo a digerire panettoni e pandoro, che ci assalgono con vera cattiveria, intruppate come in assetto di guerra, le lusinghe di frappe, castagnole, chiacchiere, crostoli, bugie, cenci, ravioli alla ricotta e bomboloni al cioccolato.

Restiamo lì impalati, pensosi, presi da mille dubbi se infrangere o no la dieta già iniziata dopo il Capodanno, anzi, dopo la Befana. La tentazione ci sorprende come sempre indifesi davanti ai dolci e una doppia confezione di frappe finisce nel carrello colorato dell’iper-ipermercato, tanto per festeggiare almeno la fine del Carnevale. E dopo la Quaresima, già ci attendono al varco le colombe pasquali. Ci sentiamo vittime – consenzienti e masochiste – di una congiura.

Va detto al proposito che certi noti marchi italiani del settore alimentare, per espandersi tra le fasce popolari, immettono nel mercato quanti più prodotti a prezzo ridotto in “joint venture” con marchi minori, sulle cui etichette figura quasi invisibile la paternità dei grossi marchi, costretti a difendersi dalla crisi anche al di là dei periodi di grosso consumo. Così che finiranno nel carrello altre cosucce, tipo salse, ragù e quant’altro possa servire nei momenti di emergenza.

Ci avete fatto caso che…

Ti dirigi quindi verso il reparto dei prodotti per la casa e l’igiene personale. A tal proposito, ci avete fatto caso che certi detergenti tradizionali per superfici di bagno e cucina, non sono più gli stessi di un tempo? Non solo hanno perso la primitiva cremosità in quanto abbondantemente diluiti, ma dopo un po’ anche maleodoranti. Ripieghi perciò su quelli più commerciali che offrono miglior resa a minor prezzo. Ciò vale anche per i prodotti d’igiene personale, che dietro le confezioni più allettanti rivelano una qualità sempre più deludente.

Ci avete poi fatto caso che, come effetto di tali ristrutturazioni, sono pressoché scomparse le più costose buste di carta paglia per il pane, sostituite da buste double-face, un lato di carta scivolosa e l’altro lato di carta trasparente. Vero è che, una volta messe in frigo, è più facilmente riconoscibile il contenuto, ma s’avverte la nostalgia di quelle consistenti buste paglierine dall’alto potere assorbente.

Ed inoltre ci avete fatto caso che le buste della spesa, quelle che alla cassa calcolano sotto la voce “shoppers” a 10-15 centesimi, appena usciti dal supermercato si rompono in mano ? Ed ecco la scritta stampata in fondo a queste buste impalpabili: “L’innovativa bioplastica che utilizza componenti vegetali, come amidi e oli vegetali, completamente biodegradabili e compostabili – Conformi alle norme UNI-EN 13432:2002 e disposizioni nazionali “. Ci inginocchiamo davanti alla salvaguardia dell’ambiente, mentre non vogliamo chiederci quale legittima destinazione subiranno i nostri rifiuti che tanto diligentemente dividiamo nella differenziata, impiegando parte della nostra fuggevole esistenza piegati a questa laboriosa e ripetitiva operazione.

Ci affrettiamo a toglierci quell’immaginario collare Elisabetta per non incorrere in altre lusinghe. E quella lista preparata con tanta oculatezza andrà a finire nel cestino.

Ci resta da riflettere. Mangiamo, ci vestiamo, ci divertiamo, secondo una nostra scelta o come vogliono farci mangiare, vestire ed occupare il tempo libero? Se non ci sta bene, ci aspettano sempre gli atolli dell’arcipelago indonesiano.

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