2016: un foglio scritto con l’inchiostro simpatico

2016: un foglio scritto con l’inchiostro simpatico

Anche questo 31 dicembre ci ha visto superare lo spartiacque della fatidica mezzanotte, incolumi non tanto dalle favolose lenticchie, che (senza lo zampone) giustificano Esaù dall’ essersi giocato la primogenitura, quanto dagli indigeribili “trenini” danzanti.
Dopo il brindisi di mezzanotte, l’irrinunciabile sequel degli hully gully e dei watussi mantiene sempreverde l’icona di un Edoardo Vianello con le labbra rimpolpate a filler ialuronico. Attaccati come l’edera ai nostri fasti anni Sessanta, gli italiani goderecci si giocano i tempi difficili a tarallucci e vino, tenendola dura in barba a chi ci vuole vinti. E beata semplicità “neapolitaner flavour”, perché fra poco la “bomba Maradona”, rimpiazzata dalla neo “bomba di Parigi”, diventeranno un ricordo al mercatino di San Gregorio Armeno insieme a tutti i botti pericolosi ed antieconomici. Napoli dovrà rifarsi i conti in tasca. Ci resteranno in mano solo le innocue girandoline di stelle a far scappare sotto il letto i nostri amici cani e gatti.
Eccoci dunque davanti a un foglio bianco, assai invitante per chi è uso a scrivere, un invito a volerlo riempire di tanti pensieri liberatori, a voler dire cose mai dette, nuove, che poi già tutti hanno detto e ripetuto fino alla nausea. E scopriamo invece che quel foglio incontaminato davanti agli occhi le porta scritte tutte, quelle cose, una per una, rese invisibili da un inquietante inchiostro che porta il nome di “simpatico”.
E’ un foglio “pesante”, col retrogusto di limone che ha la proprietà di cancellare le righe scritte. Se ne servivano gli agenti segreti per trasmettere i loro messaggi. Ma noi siamo agenti di noi stessi, di tutti coloro che il mondo vorrebbero cambiarlo. Cosa dobbiamo scrivere su questo foglio, su questa pagina immacolata, ammiccante come una sirena, che ci invita a digitare qualche idea, pallido feto di un cervello con il quoziente intellettivo nella gloriosa media…. Abbiamo già detto tante cose nell’anno trascorso, lette o non lette nel mare magnum del web, abbiamo preso la politica a sfottò, abbiamo pianto i morti del terrorismo e degli esodi del mare, abbiamo ironizzato su quelli che ci superano nel partorire stupidaggini, abbiamo parlato dei giovani sviati dal mondo, ma anche dei giovani buoni, quelli che si danno da fare prendendo di petto le difficoltà con un sorriso.
E’ quel sorriso che ci può salvare. Ce ne sono in giro di giovani così, che non si fanno abbattere dalla sfiducia, che stanno costruendo qualcosa sulle loro radici, perché è l’Italia che vogliono veder crescere, armati di ottimismo quando tutto intorno è lotta per la sopravvivenza. Ma l’Italia ha il dovere di non disattendere le loro speranze.
L’anno davanti è quindi un foglio tutto da riscrivere. Un anno di ricostruzione. E dopo i balletti immemori di mezzanotte, tappiamoci il naso per l’aria che respiriamo, malgrado qualche schizzo di pioggia saluta l’inizio d’anno rendendo vane le targhe alterne. Dopo la conferenza di Parigi sul clima, il primo controllo quinquennale – a partire dal 2018 – sarà nel 2023. Altri otto anni per sapere se ci siamo comportati bene! Gli accordi presi dai Paesi firmatari per la riduzione dei gas serra verranno rispettati proprio da tutti?
Non lo chiediamo a chi governa il mondo, non lo chiediamo a chi dovrà assumersi la più seria e urgente responsabilità di liberarci dalla cappa che non ci fa ben vivere, col pericolo di ridurci tutti con le mascherine come a Pechino. Che l’uomo avrebbe rovinato la terra non è un’invenzione da “gufologi”, ma una profezia biblica confermata da un’ innegabile realtà. Non glielo chiediamo a tutti quelli che non ci sentono, quelli che hanno orecchie foderate non già di prosciutto ma non si sa di che. Forse di inchiostro simpatico.
E vogliamo terminare sulle note della Marcia Trionfale di Radetzky che ogni capodanno chiude il concerto della Filarmonica di Vienna. E’ una marcia che infonde tanta energia. E l’Italia ce la deve fare.

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