Gli acronimi del terrore: IS non gradisce DAESH, pena il taglio della lingua

Gli acronimi del terrore: IS non gradisce DAESH, pena il taglio della lingua

Da un po’ di tempo – ben al di là di una moda lessicale – è diventato d’uso comune chiamare quelli dell’Isis con l’acronimo DAESH. Ma non tutti sanno che i signori del terrore, al consueto esercizio di tagliagole, alternano quello del taglio della lingua qualora le nostre espressioni linguistiche non risultino gradite al loro orgoglio di “eletti da Dio”.

Asimmetria delle guerre, asimmetria delle lingue. Solo gli studiosi islamisti possono offrirci qualche lume sulla difficile lingua araba – incomprensibile per definizione – fatta di suoni gutturali e aspirati, dove le vocali giocano un ruolo dominante lasciando alle più varie interpretazioni con le loro sottili sfumature.
Chiamare l’Is con Daesh è come apostrofarli con un dispregiativo. Ciò in quanto l’acronimo Daesh ( “al-Dawla al-Islamiya fi al-Iraq wa al-Sham” , trad.: Stato Islamico dell’Irak e della grande Siria, laddove Sham s’intende per Siria) rimanda all’età oscura pre-islamica o “all’era dell’ignoranza”. Infatti, a seconda di come viene coniugato, ha assunto una connotazione negativa e barbara nell’immaginario popolare. In tal modo, può risultare un insulto, che cambia variando il gioco tra vocali e consonanti, trasformandosi in espressioni varie come “coloro che calpestano, schiacciano” o “seminatori di discordia” oppure “ bigotti che impongono la loro visione agli altri”.

I califfi si proclamano orgogliosamente e impropriamente ISIS ( Islamic State of Iraq and Syria ) o, allargandosi, ISIL ( Islamic State of Iraq and the Levant) o, infine, semplicemente IS ( Stato Islamico) e questo lo sanno ormai anche i sassi insanguinati delle nostre strade d’Europa. Quanto si è cercato di capire  mette tuttavia in chiara e netta evidenza che le prime vittime dell’IS sono gli stessi musulmani.
Liberté, egalité….

Hollande, già nel settembre 2014, prima dell’attentato a Charlie Hebdo nel gennaio 2015, non si era fatto scrupolo di chiamarli pubblicamente Daesh e lo ha ripetuto ora, senza timore, dopo la dolorosa strage del Bataclan. Una voluta espressione verbale che ha dato molto fastidio a quelli del califfato, che non vedono di buon’occhio la Francia per le sue vecchie e nuove mire colonialistiche e soprattutto dopo la sanguinosa guerra contro l’indipendenza dell’Algeria (1954-1062). Alle vecchie ruggini politiche va ad aggiungersi l’odio per quella sua capitale Parigi, fulcro della libera cultura europea, simbolo della “vitesse”, intesa come “vivacità” o energia spirituale, e di quell’ “esprit de société” caro alle filosofie illuministiche.
La ragione dovrà prevalere sulle forze del male, sull’ oscurantismo degli incappucciati impaludati di nero: quel nero colore della morte che vuole sovrastare su quelle loro vittime fatte vestire di camici arancione, colore della vita.
Confronto per il cambiamento
Mai prima come in questo momento, si sta facendo acceso il dibattito che mette a confronto mondo cattolico e islamico, laddove gli islamici integrati da anni nel tessuto sociale europeo si dichiarano decisi a prendere le distanze dal gruppo estremista Daesh, che nulla ha a che vedere con il vero Islamismo. Restano in discussione delle minoranze islamiche non disposte al dialogo, che si annidano per lo più nei luoghi di culto non ben controllati e facile porta di accesso ad infiltrazioni terroristiche. Ciò lascia perplessi sulla tanto discussa e possibile “moderazione” della religione musulmana, che vedeva in Oriana Fallaci un’appassionata negazionista. E qui il discorso sarebbe degno di un altro capitolo tutto su basi religiose, imperniato sui parallelismi tra Corano e Vecchio Testamento biblico.
Non solo. E’ tutto il mondo islamico che si sta mettendo in discussione. E’ l’Europa stessa che sta perdendo la sua identità politica e culturale. Ci si chiede, con la nuova escalation delle ragioni economiche e della revisione delle frontiere, cosa rimarrà dello spirito europeo e quanto ai nostri giovani, figli dell’Erasmus. Se un cambiamento interreligioso e culturale sta già avvenendo – specialmente con l’avvento provvidenziale e quasi messianico di un uomo come Papa Francesco -, sul fronte politico si tratta di un processo che impiegherà molto, molto tempo a creare nuovi equilibri. Si parla di un secolo e sembra poco.

Obama, seguito dagli hacker di Anonymous che in questo frangente si rivelano preziosi 007 delle intercettazioni sulla rete, insieme ai delegati Nato invitano la stampa italiana a servirsi dell’acronimo Daesh. Ne sta seguendo una generale e forse oziosa diatriba mediatica sugli acronimi da affibbiare all’offensiva terrorista in attesa che i governanti del mondo si mettano d’accordo sulla maniera più efficace per combatterla. Ma se anche le parole hanno il loro peso micidiale, okey, li chiameremo Daesh. Che venissero a tagliarci la lingua… e alla lingua ci teniamo assai.

Angela Grazia Arcuri

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