LONDRA OGGI: I “CINQUE ANELLI” TANTO BRITISH
Un’occasione per rivisitare la capitale britannica e gli Inglesi.
L’orgoglio inglese ha affilato tutte le sue armi creative. Gli anelli olimpici di De Coubertin, installati sull’austero Tower Bridge pesante di storia, sono l’immagine di come una metropoli sappia amalgamarsi continuamente tra il vecchio e il nuovo.
Fantasia, originalità creativa, nostalgia, humour e tecnologia si sono sbrigliati nello Stadio di Stratford, con la celebrazione dal sapore (non vagamente) autoreferenziale davanti agli occhi del mondo di tutto quanto la mitica Old England sia stata capace di realizzare nello scorcio di due secoli. We can.
Squillino le trombe, i Giochi sono iniziati. Lo Stadio si è fatto palcoscenico della storia inglese.
Inizio dello scenario un mondo pastorale, arcadico, popolato da contadini laboriosi e tanti animali al pascolo, emblema di una nazione che costruiva nei campi la sua futura “grandeur”. Irrompe poi la rivoluzione industriale, quattro enormi ciminiere fumanti, miracolosamente sorte dal terreno, spargono nell’aria dello stadio nebbie colorate e un po’ minacciose. E’ l’”officina del mondo”!
Le suffragette rivendicano il voto delle donne, scoppia la prima guerra mondiale, i papaveri rossi tra le croci, simbolo della poesia di John McCrae, ripreso dalla cultura hippy con il noto ritornello “mettete fiori nei vostri cannoni”.
Non poteva mancare un atto celebrativo del famoso “welfare” britannico, dedicato al GOSH, l’Ospedale dei bambini di Londra, seguito da una sfilata di tutti quei personaggi della letteratura infantile e filmografica inglese come Mary Poppins, Crudelia Demon, Harry Potter e…seguito di fantasmi.
Ci è stato regalato anche l’impareggiabile Mr. Bean, al secolo Rowan Atkinsons, che ha dato il suo contributo alla “corsa olimpica” in una sua solita esilarante performance.
In chiusura, un richiamo alla science fiction, quando nel cielo dello Stadio sono comparsi Cinque Anelli luminosi in formazione sparsa, andati poi ad intrecciarsi colorandosi nella rappresentazione della bandiera olimpica. L’Union Jack, il vessillo britannico, sorride protettivo e soddisfatto, mentre Paul McCartney, uno dei due superstiti degli storici Beatles, intona “Hey, Jude” di nostalgica memoria. Il Tower Bridge saluta sprigionando una girandola di fuochi d’artificio…..
Problemi di traffico e sicurezza
Londra è in subbuglio. Ali di folla accorrono, prima a salutare l ’arrivo della Olympic Torch ed ora, a Giochi iniziati, il passaggio dei ciclisti. Il traffico è insostenibile, il disagio per chi lavora è tanto: vietato tutto il centro al transito delle automobili, la metropolitana ha avuto momenti di blocco, la teleferica costruita per l’occasione andata in tilt alla vigilia della manifestazione di apertura dei Giochi, con decine di persone sospese in aria sul Tamigi… un gran belvedere! Imprevisti di un’operazione tanto grandiosa.
Il Big Ben aggiunge la sua sentinella severa alle imponenti misure di sicurezza nei punti strategici della città, che hanno previsto persino l’installazione sui tetti di missili terra-aria. Contro eventuali attacchi terroristici sono stati impiegati 18.000 militari rientrati dall’Afghanistan, nella tragica esperienza di quanto accadde a Monaco nel 1972 . Si consideri che Londra è la città più cosmopolita del pianeta, culla multiculturale e multietnica e perciò non trascurabile focolaio di disordini ed attentati.
Le perle del Soutwark
L’orgoglio degli Inglesi ritrova le sue glorie sul Tamigi. L’austero fiume dei secoli passati, che racconta la storia della sua città culminante nel Tower Bridge e nella Torre di Londra di cruente memorie, negli ultimi quaranta anni ha cambiato volto, visibile nel lungo tratto che dal centro storico va snodandosi a sud verso le mobili e lucenti Barriere.
Nella South Bank, dalla riva destra alla sinistra è tutto un susseguirsi di sorprendenti costruzioni avveniristiche, che fanno di Londra un’eccellenza nell’ avanguardia architettonica e culturale. Scomparsi i quartieri degradati della Old London, gli affumicati docks della zona portuale ricordo dei traffici di una grande potenza mercantile, la zona sud da anni è un richiamo alla scoperta del nuovo, tra cultura e attrazioni commerciali.
In rapida carrellata, sui cammini pedonali ai lati del fiume si arriva alla Tate Modern, l’immensa galleria di arte contemporanea collegata alla Cattedrale di St. Paul dal Millennium Bridge. Subito dopo ecco il Globe Theatre, copia identica del seicentesco teatro shakespeariano. Più giù, sulla riva opposta, svettano i grattacieli del “Canary Wharf”, una seconda City, quartiere costruito sull’area dei vecchi “docks” e simbolo della mutata geografia economica del Regno Unito. Davanti a Greenwich il Millennium Dome, quella bianca cupola rovesciata dalla quale spuntano numerose antenne, un disco volante atterrato già dal 2000 sulle anse del fiume per festeggiare il nuovo millennio.
Là dove muore il fiume, ecco Le Barriere (The Barrier) di acciaio luccicante e grande effetto visivo, che con i loro sofisticati meccanismi ingegneristici di apertura-chiusura impediscono alle piene di allagare Londra, come accadeva nei secoli passati riducendo la città ad un acquitrino.
Un po’ di “inglesitudine”
Questa è Londra oggi, una immensa metropoli che al fascino della tradizione ha sempre offerto gli spunti per rinnovamenti culturali e di costume, che al pudore del mondo ha opposto le minigonne di Mary Quant degli anni ’60, le canzoni dei Beatles e le istanze degli “hippies”, i figli dei fiori.
Restano i loro punti fermi, la Regina, i matrimoni reali, il “fish and chips” e, davvero non ultima, l’ ora del the ( “a nice cup of thea”), addolcita magari dagli “shortbread”, quegli squisiti biscotti scozzesi ‘tuttoburro’ e colesterolo. E’ un momento di sacralità, quello del thè, quasi terapeutico, una parentesi in cui è vietato parlare di problemi, malattie o disgrazie. Saggezza degli inglesi, discrezione e rispetto degli altri. Sta qui il controllo delle loro emozioni.
I giovani che lavorano non possono però rispettare questo rituale. Infatti, uno spettacolo particolare viene offerto in giro per Londra, quando gli uffici chiudono alle fatidiche “five o’clock” pomeridiane. L’ora del the è stata barattata con quella del “drink”, l’aperitivo da consumare in gruppo all’uscita dal lavoro. Se passi per la City o al Canary Wharf, i cortili interni ai grattacieli si riempiono come un uovo di giovani pimpanti e rampanti col bicchiere in mano. E’ il momento importante per socializzare, per fare programmi per la serata. In tutta la città, d’altronde, i tavolini dei “pub” sono pieni a quell’ora.
L’immagine di un’ Isola felice continua ad onta della crisi… come un “Mulino Bianco” english style.
Ma ormai l’aplomb britannico è uno stereotipo. Gli inglesi della nuova generazione sono diversi e la globalizzazione ha fatto il resto. Yes, sir! Ma quanta fatica restare inglesi….
Angela Grazia Arcuri
Roma, 29 luglio 2012.




