Matrimonio e famiglia: il dialogo sinodale, realtà e limiti per i giovani di oggi

Matrimonio e famiglia: il dialogo sinodale, realtà e limiti per i giovani di oggi

La famiglia. E ci mettiamo un bel punto, perché è senza dubbio il nucleo fondante di una società, quello che può essere il titolo del “libro dell’umanità”. Alla famiglia in senso antropologico, cioè come gruppo teso alla riproduzione della specie, è venuto ad aggiungersi nel tempo quel vincolo giuridico e religioso del matrimonio, commistione tra un vero e proprio contratto e l’istituzione sacramentale, sanciti dal Concilio Lateranense IV nel 1215.

Se da un lato, nel recente Sinodo sulla famiglia, dichiaratosi in via di principio aperto alla più ampia libertà di espressione, qualche porporato più progressista ha lanciato l’auspicio di una Chiesa al passo coi tempi che cambiano, “una Chiesa che accoglie, che cammina con le persone e che parla con chiarezza”, una Chiesa all’insegna dell’Anno giubilare della Misericordia, il discorso sinodale si è chiuso in definitiva con una Chiesa ancora non pronta in toto a compiere taluni passi.

Ne emerge qualche timida apertura sul divieto del sacramento dell’eucarestia alle persone divorziate e risposate ( ben altri peccatori saltellano sugli alberi dei giardini vaticani) e un deciso “no” ai matrimoni gay che rappresenterebbero una minaccia alla campagna che la Chiesa sta conducendo a favore della famiglia tradizionale. Ma il nostro non doveva essere uno Stato laico, come sancito dai padri della Carta Costituzionale?

Scene da un matrimonio in disuso
Ciò detto, la Chiesa dovrebbe chiedersi piuttosto il motivo per il quale i giovani si sono allontanati dal matrimonio. I “mala tempora” che corrono in questo scorcio di secolo sul versante economico si ripercuotono sulla sfera psicologica giovanile, creando sfiducia nelle istituzioni, paura del futuro e quindi prudenza negli investimenti di tipo affettivo. Proprio nel timore reale che un legame definitivo debba scomporsi con il frequente ricorso a separazioni e divorzi – e le statistiche lo insegnano – una coppia che si forma preferisce convivere per un certo numero di anni e magari mettere al mondo dei figli in una sorta di tirocinio coniugale, perché in due si va facilmente d’accordo, ma è con l’arrivo dei figli e dei problemi che essi comportano che ci sarà la prova del nove. Poi, col tempo, se il periodo di prova sarà positivo, si convolerà a giuste nozze per legalizzare la situazione nei confronti dei figli Questo sembra essere il costume assai diffuso oggigiorno.

Beninteso, non tutte le coppie possono permettersi quest’aggiustamento, questa convivenza che in fin dei conti è la formazione di una vera e propria famiglia senza il canonico “pezzo di carta” nel cassetto, ma che non andrà a vivere sopra un albero bensì con una casa sulla testa. E la benedetta casa verrà magari regalata dai genitori, se benestanti, oppure acquistata con un mutuo, se ambedue nella coppia hanno un lavoro, o presa in affitto. Con tutto l’accessorio delle spese che una casa comporta. Coloro che non possono permettersi una casa, restano a guardare da single più o meno rassegnati, molti dei quali, licenziati da imprese che hanno chiuso i battenti, arrivati a quarant’anni ed anche oltre, si ritrovano come Don Falcuccio… una mano davanti e l’altra di dietro. E per questa fascia d’età esistono ben poche speranze di concreto reinserimento nella fascia produttiva, se non un lavoro in nero che li aiuterà a sbarcare il lunario ma non potrà assicurar loro il beneficio di una futura pensione. Sposarsi? No grazie.Ed è qui che entrano in campo i veri “ammortizzatori sociali”, alias gli anziani genitori, veri eroi della quotidianità, quelli che in un modo o nell’altro si faranno in quattro per aiutare i figli. Figli e figliastri di uno Stato padrone che ci invita all’ottimismo della cosiddetta “ripresina”. Campa cavallo…

Papa Francesco, un rivoluzionario venuto da lontano
I principi della Chiesa, di rosso vestiti e dentro con l’anima color della pece, sono alieni da certe problematiche della gente comune; loro devono difendere i privilegi della Casta; loro, che abitano dentro fastosi appartamenti non inferiori a 400-500 mq., dovrebbero seguire lo stile di vita spartano di Papa Francesco, che vive in un modesta casa a Santa Marta in Vaticano, che si è spogliato delle croci d’oro, delle scarpette di raso e di tutti gli altri orpelli che hanno allontanato tanta gente da quella Città dentro le Mura leonine. Il “ciclone Bergoglio” rappresenta un personaggio assai imbarazzante, lui che si trova di fronte a un muro secolare di roccia dura come il diamante, alle prese con falchi, corvi, uccellacci che hanno depredato il trono di Pietro. Stia con le antenne ben dritte.

Messaggi subliminali
Da un po’ di tempo, ogni mezzo di comunicazione sta inviando chiari messaggi sulle gioie del “matrimonio”, riesumando come in tv la vecchia serie evergreen “La casa nella prateria”. Quale nostalgica poesia di una famiglia che la società odierna sta riducendo letteralmente a pezzi: il padre che ammazza il figlio, il figlio che ammazza padre e madre per poi andarsene a giocare alle slot-machine, quello che brucia , l’altra che strangola la madre che le ha sequestrato computer e cellulare per il cattivo rendimento scolastico. Una bella famiglia che si cerca faticosamente di ricostruire a pezzi e bocconi, come le rate di un’automobile, una famiglia il cui unico strumento di educazione si riduce al divieto perché coi figli non riesce a parlare, perché vanno sempre di fretta, scivolosi come anguille, vivi di vita propria come organismi nel loro brodo di coltura.
Papa Francesco, in una recente omelia, ha detto parole sacrosante: “I genitori dovrebbero pretendere che all’ora di cena siano tutti presenti a tavola e che siano spenti Tv, cellulari e smartphone, per poter parlare con i figli. Altrimenti non è più una famiglia, ma un pensionato”. Già, “questa casa non è un albergo” è il vecchio e caro mantra non solo dei genitori italiani, ma forse dei genitori di tutto il mondo.

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Avevamo scritto questo pezzo ben prima dei tragici fatti di Parigi e ci siamo astenuti dal pubblicarlo, come minuto di silenzio per quei giovani scomparsi. Quei meravigliosi giovani, che stavano costruendo il loro futuro con responsabilità e capacità, ci lasciano mesti a ricordare la loro vita incompiuta. Sono gli stessi che non avranno più il problema di quando e come sposare la ragazza che li accompagnava al concerto del Bataclav, lasciando a noi il problema di come combattere il mostro che si annida ovunque, colui che sta facendo una strana e subdola guerra che li vede fuggire come conigli impauriti subito dopo aver sferragliato colpi con i loro kalashnikov. Razza di imbelli col cervello impagliato, che vogliono impadronirsi della nostra libertà di vivere.

Per i giovani possiamo dire una preghiera, ma non combattere l’Isis a colpi di rosario.

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