La “guerra” all’Isis secondo Flavia Vento

La “guerra” all’Isis secondo Flavia Vento

Anni fa, la show-girl di Vallettopoli Flavia Vento ci sollazzò con una frase rimasta celebre. Interrogata su quale fosse la sua filosofia di vita (temerario l’intervistatore) , disse: “ Ecco, io metterei anche la mia faccia per degli ideali, che sono, appunto, eehm… la guerra” !
Forse voleva dire la “ pace”. Ma le si era accartocciata la lingua, poco avvezza all’ars oratoria. E al proposito ci è venuta un’idea. Perché non spedire l’appetibile Flavia Vento a trattare con i signori della guerra? Chissà, forse lei avrebbe le idee molto più chiare sul da farsi e partorire qualche ideuzza assai più di buonsenso che tanti cervelloni.
Interroghiamola (interrogazione più interrogazione meno), spediamola a bordo di un Tornado nei territori caldi dell’Isis. Le cose sono due: o ce la sequestrano per l’ora della ricreazione degli incappucciati vestendola di nero integrale e facendole il lavaggio del cervello, o ce la rispediscono subito a casa perché quel lavaggio proprio non gli riesce e senza chiederci nemmeno un euro di riscatto.
Tornado in agitazione
Le battute ci vengono strappate da qualche preoccupazione che vorremmo allontanare. I venti che spirano non invitano a guardare al futuro assai prossimo con tanta sinecura.
La necessità, divenuta una vera emergenza, di porre fine ai massacri del fondamentalismo islamico rende problematica l’ astensione dell’Italia da azioni militari che non si limitino come avvenuto finora a missioni di sola ricognizione su quei territori.
In realtà, già esiste da qualche tempo il via libera della coalizione per il cambiamento delle regole d’ingaggio dell’Italia, ma i tempi per una convocazione democratica del Parlamento sembrano del tutto aleatori. Chi spinge e chi frena, non si capisce bene cosa voglia fare il governo, come e con quali termini intenda procedere, stando alle dichiarazioni piuttosto ondivaghe della Difesa e alle riunioni dei rappresentanti degli Esteri a Bruxelles risoltesi con un nulla di fatto, traccheggiando in attesa degli sviluppi nei rapporti tra Obama e Putin. Meglio lasciare la parola agli analisti di cose militari, convinti però che, nello scacchiere internazionale, l’Italia conti come il due di coppe, nella sua doppia sudditanza all’Europa e all’America.
Ritorsioni Isis?
L’Isis è una brutta bestia, uno Stato-non Stato con una superficie fisica di poco minore a quella dell’Italia, con strutture interne assai simili a quelle di uno Stato, non riconosciuto però dalla giurisdizione internazionale. Combattere l’Isis – privo di forze aeree e dai confini territoriali ormai talmente confusi – significa sganciare bombe dagli obiettivi assai incerti, con una folle ricaduta sulle popolazioni civili confinanti.
L’opinione pubblica italiana non vuole più guerre, stanca dei seri problemi sulle nostre spalle, stanca di mandare i propri ragazzi a morire. E non è da sottovalutare una certa paura di ritorsioni terroristiche verso il nostro Paese. L’Isis ci ha già minacciato coi suoi ridicoli e roboanti proclami ed appare legittimo il timore che la nostra Capitale, fulcro del cattolicesimo “infedele”, possa essere bersagliata in occasione dell’anno giubilare.
Nuovo disegno mondiale
Né tantomeno garba quanto si profila con il coinvolgimento nelle trattative del sanguinario Bashar al-Asad che – non lo benedica nemmeno il diavolo – si è lasciato per quattro anni ( inizio della guerra civile siriana a fine 2011) a perpetrare impunemente i suoi eccidi mentre la comunità internazionale, insieme ai benemeriti organismi di difesa dei diritti umani, è rimasta pressoché inerte, incapace di smuovere nemmeno un dito.
L’ulteriore fuga dalla Siria aumenterà di qualche milione l’ondata dei profughi già tanto difficile da gestire per l’Europa. Ma va bene per il ricambio generazionale della Germania acquisire nuova linfa dalle popolazioni acculturate di quel Paese. Tra dieci, venti anni, il nostro continente avrà assunto una diversa identità, nella fisiologia di un nuovo assetto demografico mondiale che ora vediamo costruire in un continuo spargimento di sangue.
E’ lo scotto da pagare per nuovi cieli e nuova terra? E di quei territori ora scenario di scontri cosa rimarrà? Macerie, solo macerie di una civiltà perduta, un deserto di ciottoli e lucertole. E in occidente saremo diventati talmente tanti a vivere e litigare che, a un certo punto, dovrà avvenire per forza… un controesodo.
Riusciranno i nostri eroi ad abbattere il mostro? Ecco, ora che Ignazio Marino si è deciso a partorire le proprie dimissioni, spediamo invece lui su quel Tornado, facendolo catapultare sul califfato al posto delle bombe . Sarebbe come un ordigno di tipo extraterrestre, tanto singolare e inaspettato da far scappare a gambe levate tutti i tagliagole, ritenendolo una punizione mandata da Allah.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook