Lucia Borsellino e Franca Viola: una Sicilia, due “no” alla mafia

Lucia Borsellino e Franca Viola: una Sicilia, due “no” alla mafia

1Alcamo, 1965 – Questa ragazza, allora ancora minorenne, si chiamava Franca Viola e segnò una pietra miliare sulla strada dell’emancipazione femminile e della ribellione alla prepotenza mafiosa. La ragazza era fidanzata con Filippo Melodia, ma i genitori si opponevano a quell’unione appartenendo il Melodia a una famiglia di estrazione mafiosa. Costui allora rapì la ragazza e la stuprò, ma lei rifiutò con tutte le sue forze il cosiddetto “matrimonio riparatore”.
Nell’Italia di quell’epoca, il codice penale considerava la violenza sessuale come oltraggio alla morale e non reato contro la persona. Era l’Italia del secondo dopoguerra, dove in Sicilia vigeva il sistema della “fuitina”, dopo la quale la coppia fuggitiva poteva salvare capra e cavoli con le nozze conciliatrici tra le famiglie.

Filippo Melodia, condannato a 11 anni di carcere poi ridotti, quando tornò libero fu ucciso con un colpo di lupara. Oggi, Franca Viola, di professione gastroenterologa, è una tranquilla signora maritata di 68 anni, ricordata e stimata dalle istituzioni italiane. Il suo gesto di rifiuto ebbe un significato altamente simbolico, uno strappo coraggioso non solo nella Sicilia arretrata di quel periodo ma per l’Italia intera.

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Palermo 2015A distanza di cinquant’anni, Lucia Borsellino, figlia del giudice Borsellino, assassinato a Palermo da Cosa Nostra il 19.7.1992, si è dimessa il 2 luglio scorso da Assessore alla Salute della regione siciliana in quanto colpita nel suo impegno a difendere le ragioni etiche e morali da un sistema di collusioni mafiose che infestano lo stesso ambiente sanitario e politico della Regione, nell’ambito del quale, a suo dire, non si è sentita protetta fin dall’inizio della sua carica.
Sembra di lanciare un sasso nello stagno, obiettando a nostro modesto parere che queste dimissioni potrebbero essere revocate, quantunque la stessa Borsellino ha dichiarato irrevocabile la sua decisione. Arrendersi ha il sapore della sconfitta contro quei poteri che indeboliscono la sua Sicilia e tutta l’Italia. Potrebbe invece presentarsi alle prossime elezioni per la Presidenza della Regione, dove una figura di tutto rispetto come la sua troverebbe molti consensi presso l’opinione pubblica, specialmente a seguito dei recenti fatti che hanno gettato delle ombre pesanti sulla presente gestione della cosa pubblica siciliana.
Al momento della sua lettera di dimissioni del 2 luglio, già il chirurgo Matteo Tutino era stato arrestato il 29 giugno 2015 per truffa, falso e peculato, ma non ancora era stata pubblicata dall’ Espresso l’ intercettazione di una telefonata risalente al 2013, intercorsa tra il governatore della Sicilia Crocetta e il sedicente chirurgo, suo amico e medico personale, il quale, al pari dell’Isis, avrebbe voluto eliminare dalla faccia della terra la figlia di Borsellino, Lucia, facendole fare la fine del padre (sic!). “E’ un qui-pro-quo, un falso, una congiura ai miei danni”, si difende Crocetta, che sulle prime voleva dimettersi ed ora intende restare fermo sulla poltrona fintanto che non venga appurata la veridicità della registrazione e la sua millimetrica decodificazione. “Io, quella frase del mio amico Tutino non l’ho mai sentita, né si sente la mia voce fare alcun commento…. Se avessi sentito una frase del genere, avrei preso Tutino a cazzotti! “.
Prendiamo per sincere le sue dichiarazioni. Ma se colpa c’è di Crocetta, è quella di essersi scelto come amico il direttore della sezione Chirurgia Estetica di un importante Ospedale palermitano, che era riuscito a costruirsi intorno un bel giro di vip con interventi plastici non clinicamente necessari addebitandone il rimborso al SSN. Anche lo stesso Crocetta si affidava al suo amico per interventi riduttivi di adipe.
A seguito della triste morte a Catania della neonata Nicole e poi dell’arresto di Tutino, gravi fatti che minano la credibilità del sistema sanitario siciliano investendo non una ma varie responsabilità, la Borsellino si è vista costretta a un passo indietro nella guida dell’Assessorato, quando lei stessa appare l’unica persona ad uscire a testa alta da tutte queste brutte faccende, intatta nella sua figura morale.
Peccato quelle dimissioni, forse troppo affrettate o pilotate dall’alto. Una loro revoca creerebbe a distanza di anni il parallelo di due voci, quelle di due donne siciliane, in due diversi contesti temporali, Franca Viola e Lucia Borsellino, unite da un filo simbolico contro i soprusi della violenza.

Angela Grazia Arcuri
22 luglio 2015

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