Frau Merkel: “Chiamatemi Anghela!…”

Frau Merkel: “Chiamatemi Anghela!…”

 MerkelAnghela, Anghela, Anghela…. Qualcuno si riempie la bocca col nome di Frau Merkel. Ma lei sola lo capisce, non lo critica come quei serpenti nutriti in seno del Pd, gli cinge le spalle con la mano, gli fa gli occhi dolci: l’aitante Premier latino, che coi suoi baciamano le scatena forse rigurgiti di femminilità, l’alunno che ha svolto i compiti a casa secondo le regole, è il suo beniamino. L’altro, all’ultimo banco della classe, quel Tsipras con cinque in condotta, quello che fa i referendum per ribellarsi al giogo di chi siede in cattedra, se la deve ora vedere con i soldi mal gestiti della paghetta.

Ora Tsipras, abbandonato dal fascinoso compagno Varoufakis, che ha pensato bene di defilarsi con la valigia carica di blouson noir ( gli stessi che gli hanno creato problemi di feeling con l’Europa incravattata e “terrorista” ), ora s’incammina in salita verso il monte di Bruxelles, solo soletto, sventolando in mano il suo OXI, simbolo della sovranità riconquistata.

Ma l’asso nella manica di Tsipras come e quanto sconvolgerà il gioco delle tre carte? Sicuramente con l’Oxi una bella batosta sia all’oligarchia del triumvirato teutonico che a quella degli evasori fiscali ellenici, che si sono arricchiti sulla crisi. A denti stretti, Merkel, Juncker, Lagarde e compagnia bella dovranno rivedere il sistema di salvataggio della Grecia, perché darle un calcio insieme alla sua dracma significa coinvolgere tutta l’eurozona in un effetto domino, checché se ne dica. Ma se l’Europa restasse tetragona nella volontà di egemonia sui paesi membri, continuando nella sua ottusa austerità, allora perderebbe essa stessa nei confronti del mondo la sua immagine e la sua forza.

E’ il momento di riscrivere il disegno europeo, ora o mai. E’ un disegno che va riscritto nei trattati, un disegno con un’ottica nuova nella quale contemplare le diversità dei Paesi membri, ognuno con una storia da rispettare, ognuno con le sue potenzialità economiche, territoriali e caratteristiche geopolitiche. Non si possono mettere tutti nel calderone di regole uguali… e chi s’è visto s’è visto.

Altrimenti muoia Sansone con tutti i Filistei, muoia il gran sogno europeo, ognuno per conto suo torniamo ab ovo, a barcamenarci con le vecchie valute. E’ difficile assai ricominciare daccapo, solo i giovani avrebbero la forza di incamminarsi verso l’incognita, solo i giovani con le spalle più o meno ben coperte. E se fossimo sicuri che l’uscita dall’euro potesse giovare al futuro dei nostri figli, ben volentieri, al momento di un eventuale referendum italiano, voteremmo un Oki.

Lo strappo coraggioso di Tsipras si risolve comunque in un simbolico segno di volontà democratica, della sovranità di una nazione che non può restare sotto i calcagni dell’Europa. E’ un NO che costa alle sofferenze dalla popolazione greca, che per ora continuerà a penare incollata ai bancomat che stanno erogando i soldi col lumicino. Mancano soltanto una manciata di giorni. Poi, se non arriverà altro foraggiamento, se il giovane Tsipras non avrà altri miliardi richiesti con la promessa di metter mano alle riforme, le care banche che hanno succhiato i prestiti dell’Europa andranno in default. Ma non accadrà. Stiamo sereni.

Per i turisti che volessero andare in Grecia, sarebbe un omaggio a quella bella terra. Ma non tutti restano immemori del debito greco di quasi 40 miliardi nei nostri confronti, che forse non riavremo mai. Ma se qualcuno se ne infischia, è d’obbligo munirsi di passaporto e di solo contante. Carte di credito, ancora un bell’Oki.

Angela Grazia Arcuri
8 luglio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook