Marino… nel mirino – Un sindaco in bicicletta tra le “voragini” della Capitale

Marino… nel mirino  – Un sindaco in bicicletta tra le  “voragini”  della Capitale

 MarinoSe c’è un pregio di cui dare atto al nostro Sindaco, è una ben certa spavalderia donchisciottesca. Ha voluto prendersi carico di un città che si chiama Roma e non Canicattì o Trepalle. Una bella gatta da pelare, che lo ha visto insediarsi sulla poltrona prima che scoppiasse il bubbone che marciva chissà da quanto tempo nei sotterranei capitolini.
Appena presa visione delle carte, si avvide che qualcosa non quadrava. E allora, meglio chiamare in casa la Finanza, un atto dovuto, da amministratore onesto. Ma quando, assai di recente, si è visto alzare le braccia in segno di vittoria e dichiarare tetragono la sua volontà di voler proseguire il mandato fino al 2023 (sic!) , viene legittimo chiedersi quanto il “medico” proveniente da una sala chirurgica sia stato capace di manovrare il suo bisturi sulle ferite della nostra città dal giugno 2013 ad oggi.
Durante questi due anni l’abbiamo visto spesso preoccupato a mettersi in vista per questioni lontane da quelle per le quali era stato chiamato e cioè dedicarsi completamente ai problemi vivi e urgenti del territorio romano. Ce lo chiedevamo durante una delle solite avventure quotidiane, girando e… aggirando buche e voragini nelle nostre strade, da tempo sistemate col metodo delle “romanelle”.
Roma cantiere sempre aperto. I temporali sono una manna dal cielo per gli appalti clientelari, come accaduto col terremoto in Abruzzo, in cui gli “eureka” si sono sprecati. Viene da chiedersi perché solo dopo un anno e mezzo dal suo insediamento, e cioè nel dicembre 2014, Marino prese contatti con Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, per verificare l’elenco di tutte quelle ditte appaltatrici romane poco trasparenti. Ma, arrivati a giugno 2015, sei mesi sono veramente pochi, vista la nota celerità dell’apparato burocratico capitolino, per portare a termine un’operazione di pulizia così vasta, anche in considerazione che molte di queste ditte in questione hanno fatto ricorso.
Dobbiamo anche interrogarci su qualche malalingua secondo la quale la stessa campagna elettorale di Marino sembra sia stata foraggiata con soldi provenienti da casse sospette, vale a dire quelle di Buzzi e delle note cooperative mafiose? Così si vocifera. Perché questo sindaco-medico, che avrebbe fatto meglio ad occuparsi della sanità? A chi ha fatto comodo eleggerlo ed a chi fa comodo ora defenestrarlo ?

Un paio d’ali per Roma
Ed inoltre è da tempo, troppo tempo ormai, che andiamo chiedendoci chi sono quegli ingegneri del traffico che disegnano il movimento veicolare romano. Già, per guardarli in faccia. Con quale scriteriata logica sono stati pensati e disegnati i sensi di circolazione, laddove ci si perde in una selva di divieti di accesso, di frecce direzionali a zig-zag? Vedi caso, qualcuno all’assessorato del traffico è già stato invitato verso l’uscita e qualche altro si è dimesso sua sponte. Malaffare e incompetenza, incompetenza e malaffare.
Anche prendere un autobus diventa un problema, in una città difficile come questa, ricca di archeologia sotterranea che ogni giorno porta allo scoperto qualche pezzo del passato che non si può toccare, una città sempre in preda a scioperi, manifestazioni sindacali, religiose e sportive. Soltanto il recente campionato domenicale di tennis presso lo stadio olimpico ha vietato l’attraversamento di Roma nord, per quanti a Roma nord ci abitano. Senza contare gli eterni lavori sulla Cassia per continue frane. Ci si chiede cosa ne sarà con il Giubileo di fine d’anno. Dateci un paio d’ali.
Vogliamo poi parlare dell’illuminazione stradale, carente specialmente nelle strade che dal centro si diramano verso la periferia? Esistono tratti completamente al buio, dove le buche non si vedono. A chi giova il risparmio energetico se non alle casse del Comune in deficit, quando poi deve fare i conti con le molteplici denunce dei cittadini infortunati?
Ora il buon medico di famiglia rischia di perdere famiglia, nel mirino di quanti vogliono le sue dimissioni. Purtroppo, le buone intenzioni non premiano. Sotto i pantaloni ci vogliono non due ma tre attributi per combattere i mulini a vento. In troppi sono pronti a mettere le mani sul Campidoglio, improvvisandosi taumaturghi. Perché tanta bramosia? Solo per guadagnare punti sul curriculum personale? Chi è migliore del precedente, chi più bravo di chi? Sui sette colli non ne abbiamo visti.

Le competenze
Il salvataggio della Capitale non risulta tra gli argomenti all’ordine del giorno degni di una riunione interna del Pd. Renzi, preso da ben altre pressanti questioni come scuola e immigrazione, se la cava alla Ponzio Pilato relegando la soluzione dei problemi romani ad un commento tranchant : “Se si è capaci si resta, altrimenti ci si dimette”. Ma la parola “dimissioni” sembra non far parte del lessico mariniano. Allora, se occorre, si ricorrerà alla “fiducia”, termine invece tornato di moda col lessico renziano. Commissariare Roma per mafia? Mhmm….. se n’è parlato, ma non sembra bello, non sta bene per una Caput mundi. Il camouflage non serve soltanto per l’immagine dei cantieri Expo.
Il cittadino chiede una sola cosa, il buon governo di una città. Ora poi c’è chi addirittura arzigogola sull’eventualità di modificare la legge Severino dopo le elezioni di De Luca. E sembra assurdo (ma poi tanto?) che si preferisca soprassedere all’impresentabilità dell’ineffabile ma solerte governatore della Campania piuttosto che avere un successore incompetente. Ubi maior minor cessat. Ecco come la necessità cambia anche la morale di quel “ minor”. Il popolo se ne frega anche degli abusi d’ufficio pur di togliersi il cappello davanti a chi ha dato prova di saper governare.
Stavolta a rischiare il ritorno al mesozoico è davvero la Capitale.

Angela Grazia Arcuri
22 giugno 2015

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