LAVORO, prepararci a un futuro robotizzato?

LAVORO,  prepararci a  un  futuro robotizzato?

 Robot1I sociologhi di oggi vanno interrogandosi sulla qualità del lavoro del domani. Sappiamo come la tecnologia, dai tempi della rivoluzione industriale, abbia subito una straordinaria evoluzione, ma quanto oggi, più che mai, sia soggetta a repentini cambiamenti grazie all’ingresso prepotente dell’elettronica. Siamo solo agli inizi dell’era digitale e ne vedremo delle belle. Il cellulare, che oggi portiamo in tasca, già domani verrà soppiantato da un nuovo modello capace di applicazioni le più sofisticate in osservanza alle leggi dell’obsolescenza, programmata già dai primi decenni del ‘900 allo scopo di favorire quella del mercato.

Quello stesso apparecchio manuale costituirà uno strumento prezioso nella distribuzione della giornata lavorativa, permettendoci di disbrigare le nostre mansioni non più seduti alla classica scrivania di un ufficio, ma comodamente seduti al bar, o in treno o al giardinetto mentre portiamo a spasso nostro figlio col carrozzino. Sarà un ricordo il computer portatile con la chiavetta da trascinarsi dietro negli spostamenti. Nel futuro però verrà tutto ripensato secondo nuove e comuni formule contrattuali che ci faranno dire addio alla timbratura del classico e obsoleto “cartellino”, con l’aiuto fuori casa di un solo tablet multifunzioni, leggero e maneggevole.

Le previsioni ci consegnano dipendenti di un’ azienda disponibili giorno e notte, con flessibilità di orario e di giornate, ma rientranti in sole 30 ore settimanali. E poiché il lavoro potrà essere eseguito da casa, come già accade da tempo per molte professioni, anche il lavoro di persone di mezza età potrà costituire una notevole risorsa di produttività, come rilevato da studi statistici del Dipartimento del Lavoro del Regno Unito.

Terminata da decenni l’era della rigida divisione delle mansioni, ora sta cambiando la prassi per le aziende che intendono vincere le sfide della competitività. Non più gerarchie oppressive, ma spirito democratico di collaborazione, dialogo e coinvolgimento fra colleghi attraverso quei sostituti del telefono rappresentati dai social network. I sociologhi parlano di uso liberatorio delle tecnologie, come a dire ‘lavoriamo divertendoci’. Verissimo, se si ama davvero il proprio lavoro. Ma c’è anche da chiedersi se quelle stesse tecnologie non ci rendano schiavi e formattati tutti alla stessa maniera. Il discorso porta lontano ed ha mille facce sul versante della psicologia sociale del lavoro.

Non solo. L’evoluzione della robotica sempre più diffusa e perfezionata fa prevedere un sempre minor impiego di capitale umano, il quale verrà sostituito man mano da macchine-robot capaci di espletare i più vari servizi.
Se ciò può apparire sconfortante, sarà tuttavia realtà che l’uomo debba coadiuvare il lavoro dei robot. Ed è perciò consequenziale chiedersi quali strategie adottare per preparare le nuove leve, quelle dei giovanissimi, a tali eventualità non troppo future. Già da oggi l’orientamento scolastico a carattere tecnico dovrebbe essere dotato di quegli strumenti per instradare le nuove leve verso certi traguardi. Può sembrare un discorso troppo ambizioso nelle attuali condizioni di crisi in cui versa la scuola pubblica, assai carente dei più elementari bisogni. Ma, se il carico già troppo pesante dell’amministrazione scolastica statale rende lontani certi progetti “visionari”, subentra l’iniziativa di istituti, fondazioni e università a livello privato, dove i nostri nipoti potranno imparare le nuove tecniche di crescita secondo le discipline prescelte. Ma non tutti, purtroppo, possono accedervi.

 Robot2L’urgenza del “qui ed ora” è quella che adesso preme sulla fascia di quei nostri giovani in cerca di occupazione, laddove le recenti leggi del settore aprono a delle possibilità lavorative a tempo indeterminato, ma che purtroppo sembrano creare sempre nuove precarietà. Per il momento, è una ‘conditio sine qua non’ per offrire lavoro a tutti alternativamente, laddove maggiore sofferenza si riscontra tra le piccole e medie imprese sia per il reclutamento di nuove forze e sia per il mantenimento in organico delle stesse.

Tutto appare fluido e scorrevole come l’ acqua di un fiume. Fra qualche anno anche le regole del lavoro potrebbero subire ulteriori cambiamenti favorevoli a una visione più ottimistica. Occorre intanto reinventarsi, pensare alla scelta di una professione che potrà inserirsi nel target di domanda di una società prossima futura, rinunciare all’idea ormai stantia di potersi mettere seduti su una sedia immobile fino al raggiungimento di quell’agognato traguardo della pensione, per molti ancora un miraggio.

Il futuro che ci viene additato non appare d’altronde così futuribile. E sorge un solo rammarico, quello di un futuro affidato quasi esclusivamente a madre Tecnica, laddove sembrano trascurate quelle belle scienze umanistiche che nei secoli hanno plasmato gli uomini di valore. Il destino umano resta affidato a due alternative possibili : o la robotizzazione dell’uomo o l’umanizzazione del robot.

Angela Grazia Arcuri
25 maggio 2015

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