L’uomo, il desiderio e le stelle

L’uomo, il desiderio e le stelle

triangoloestivo“Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritti fino al mattino”, diceva Edoardo Bennato, mentre Alan Sorrenti cantava “Siamo figli delle stelle”. Se solo lo volessimo, potremmo andare a oltranza e citare migliaia di versi che parlano di astri.

Possiamo dire che le stelle ci appartengono e anche se sono così lontane, ancora accendono la nostra immaginazione e orientano la nostra vita. Le stelle indicano le rotte e per chi ci crede anche il destino, un punto di orientamento nel cielo al quale non si può fare a meno di porre lo sguardo.

Se associamo la parola stella a una persona, le stiamo dicendo che è un riferimento luminoso degno di essere ammirato, nascere sotto una buona stella è sicuramente un presagio di fortuna.

Considerare (con- siderare) è una parola che viene dal latino e significa guardare le stelle, averle disponibili e tenerne conto e l’uomo, al contrario degli animali o delle piante, può guardare alle stelle e decidere se prenderle in considerazione o no (a suo rischio e pericolo). “De-siderio” e “dis-astro” sono invece due parole che indicano due momenti in cui non vogliamo o non possiamo considerare le stelle. La parola disastro ha un’accezione totalmente negativa mentre la parola desiderio è più ambigua e merita un piccolo approfondimento.

Partiamo appunto dall’etimologia: il termine desiderio deriva dalla composizione della particella privativa “de” con il termine latino sidus, sideris (plurale sidera), che significa stella. Dunque “desidera”, da cui “desiderio”, significherebbe, letteralmente, “condizione in cui sono assenti le stelle“.

Il termine ha origini antiche: quando il cielo era coperto dalle nuvole, gli aruspici non potevano fare divinazioni e profezie, i viaggiatori non potevano orientarsi, quindi l’assenza di stelle accendeva in quegli uomini qualcosa che si spegneva solo quando queste riapparivano. Oggi per fortuna non siamo in balìa delle condizioni meteorologiche, possiamo addirittura comprare una stella colmando agilmente questo vuoto! Scherzi a parte, ma nemmeno tanto, perché sarebbe interessante indagare l’orizzonte simbolico del regalare una stella, ma continuando per la nostra rotta dicevamo che il desiderio è mancanza, un’assenza che si avverte qualcosa che si accende quando si spengono le stelle, da non confondere con la volontà, il possesso, la motivazione.

Il desiderio non è autoreferenziale, narcisistico, al contrario è fortemente relazionale, tende sempre verso l’altro.

Lo psichiatra e filosofo Massimo Recalcati, nel suo libro Ritratti del desiderio (Raffaello Cortina editore), raffigura i diversi volti del desiderio umano: il desiderio invidioso, il desiderio di riconoscimento, il desiderio di “niente”, il desiderio angosciante, il desiderio sessuale, il desiderio d’amore, il desiderio di morte, il desiderio dell’analista etc.

Il desiderio, insomma, è un’esperienza di una mancanza, di una debolezza. Ma è anche – ed è qui il suo paradosso – un’esperienza di forza: la forza di una spinta che mi sovrasta e mi supera. Il desiderio è, allo stesso tempo, mio e mi porta al di là di me stesso.

Il desiderio è una forza che ci attraversa, ma la sua umanizzazione passa attraverso una crescita: è quando il desiderio diventa appello all’altro, invocazione dell’altro, quando diventa una preghiera: «La vita umana è vita che si rivolge all’altro”. (Tratto dal libro – Ritratti del desiderio – di Massimo Recalcati)

E qui torniamo ancora alle stelle: con-siderare, quindi, è guardare le stelle e tenerne conto, lo fanno le piante, gli animali in maniera spontanea (è autunno cadono le foglie, è marzo spuntano le viole), desiderare è non guardare le stelle e sentirne la mancanza, mancanza che è unitamente debolezza (si perde qualcosa) e forza (si è spinti verso qualcosa), non considero quello che c’è e mi spingo verso, attendo quello che non c’è, o non c’è ancora, il presente non mi basta, devo superarlo, devo colmare l’assenza che avverto aspettando, cercando, creando o sopportando. Aspettare, cercare, creare e sopportare quattro verbi che designano modalità differenti di relazione all’altro, altro che è opaco e quindi è sì occasione ma anche rischio.

In questa dialettica alla fine ci si perde e ci si confonde, tuttavia a questo punto una citazione di Lacan, maestro assoluto, può essere ora una stella da considerare per non perdere l’orientamento:

Quel che si chiama logica o diritto non è mai niente di più che un corpo di regole che furono laboriosamente combinate in un momento della storia debitamente datato e situato da un sigillo d’origine, agorà o foro, chiesa oppure partito. Dunque non spererò niente da queste regole al di fuori della buona fede dell’Altro, e in mancanza d’altro me ne servirò, se cosí giudico o se mi ci si obbliga, solo per divertire la malafede”

Il desiderio è un argomento affascinante e complesso e vi consigliamo di approfondire il tema guardando questo video di Massimo Recalcati che con una retorica maliarda ci inizia a questo mistero che ci abita e con il quale facciamo i conti tutti i giorni.

Buona visione

di Redazione
23 aprile 2015

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