Pasqua… sui prati azzurri del Mediterraneo

Pasqua… sui prati azzurri del Mediterraneo

 Je-Suis-BardoROMA — La luce opalescente di un sole post- depressione riporta alla mente ricordi sbiaditi di una Pasqua festosa in tempi non sospetti. Era quando la sorpresa dell’uovo si rivelava un anellino di plastica colorata che divertiva tutta la famiglia e non una truppa di soldatini incappucciati di nero e armati di kalashnikov.

Le nubi di cloro arancione infestano i ricordi e un presente mai immaginato. Chi avrebbe mai detto che saremmo andati a finire a tarallucci e…Isis ? E purtroppo i tarallucci hanno un sapore assai amaro, di un fiele dolciastro come il sangue dei morti di Charlie Hebdo, come quello degli italiani portati dal mare nel Museo del Bardo.

Le esequie dei nostri connazionali ci fanno chinare la testa a lutto, tanto più sentito quanto più le persone scomparse rappresentavano la parte migliore del Paese, quella che ancora esiste, gente semplice che aspettava da anni questo viaggio come una festa straordinaria, gente partita per una crociera invernale low cost su una compagnia di navigazione già segnata dalla tragedia. Ma ai terroristi gliene importa assai, il terrorismo spara a zero su bersagli programmati, chi c’è, c’è. E il bersaglio erano gli italiani e gli altri europei “crociati”, per dirci : Ecco, siamo qua, proprio a due passi da voi, la nostra promessa è mantenuta.
Ora, cancellare la Tunisia dalle rotte di navigazione sembra una resa incondizionata. Si va a colpire un Paese ancora povero, dove il turismo è il primo volano della sua economia, un Paese faticosamente avviato verso la democrazia che dà tanto fastidio a quelli là. Si colpisce il Bardo, che rappresenta più di 3000 anni di storia di quel Paese. Si colpiscono i templi della cultura, sfasciando tutto ciò che odora di passato per ricostruire il mondo a loro misura, è la parola d’ordine.

Quei ragazzi ancora bambini, reclutati e irretiti da una folle organizzazione, non sanno che il loro futuro non ha speranza di vita, né proprio di nulla. Nell’esaltazione di un’adolescenza incapace di distinguere il bene dal male, preferiscono l’eroico destino del kamikaze pur di fuggire dalla loro endemica povertà. Almeno avranno un’aureola nel giardino di Allah il grande, quel paradiso sensuale che promette ai martiri- eroi ogni delizia, dove potranno cibarsi di kous-kous a gogò, circondati da odalische vergini dalle cosce trasparenti e profumate.

Che Pasqua vogliamo fare? Una Pasqua di riflessione, quella che la tradizione riservava alla pausa natalizia, una Pasqua di resurrezione dei nostri peccati che stanno tornando a galla come le uova marce? Morti e corruzione, Rolex volanti e dimissioni, litigi da pochade, seppelliscono ogni buona volontà di partecipazione popolare alle cose di governo.

Presto che è tardi. Non addormentiamoci a babbo morto sopra ai cadaveri dei prati azzurri del Mediterraneo.

Angela Grazia Arcuri
23 marzo 2015

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