Salvini’s Act: il nuovo propheta di verde svestito

Salvini’s Act: il nuovo propheta di verde svestito

SalviniROMA — Le piazze ondeggiano secondo il meteo della rabbia. Salvini ci ha studiato sopra e più il termometro sale più lui si spoglia, perché gli ardori della febbre vanno combattuti a torso nudo. Bella mossa di comunicazione.

Volubilità delle folle! Sopito l’entusiasmo per Grillo, Salvini è il nuovo propheta. Grillo, che fino a tempo fa attraeva col canto della sirena populista, ora cambia tono. Dopo la decimazione dei pentastellati, vuoi spontanea, vuoi decisa dal direttorio ( che sa tanto di rivoluzione francese), si ricompone a nuove strategie. Cestina i “ vaffa ” e si reca e Canossa per un deferente dialogo col nuovo Presidente Mattarella, che al Grillo parolaio e passionale contrappone l’imperturbabile facies e messaggi all’insegna di codice Morse.

Ma i giovani insoddisfatti sembrano non gradire la ‘compliance’ coi vccchi schemi risciacquati in Arno, la falsa rottamazione della politica renziana con i baciamano alla Merkel e le pacche sulle spalle a quelli della troika, ritrovando nel verde Salvini chi solletica le loro corde più fibrillanti.
Con manifesti ispirati nel metodo alle semplificazioni più tranchant per risolvere i problemi nostrani, sfonda una porta aperta coi giovani delle periferie più idrofobe , quelli che un tempo sventolavano la bandiera di Fini, quelli che poi correvano alle piazze di Beppe ed ora alle piazze di Matteo il verde, un po’ smargiasso come Grillo prima maniera, un po’ smargiasso come il Matteo I antecedente al Premierato.
I più cauti benpensanti storcono il naso sul flirt di Salvini con Casa Pound, il bau-bau che risveglia timori di una deriva autoritaria che gli italiani vorrebbero rimuovere dalla memoria. Ma Salvini si affretta a mettere le cose in chiaro. Non ha più senso, dice, parlare del passato. Il mondo si evolve, le vecchie posizioni cambiano faccia, si aprono al nuovo, alle reali e pressanti esigenze del Paese che consigliano una mediazione tra partiti, un discorso quanto più realistico e dialogante tra le varie forze in campo.

Una tassa per Alice Springs modello Australia
Diamo intanto un’occhiata alla flat tax (tassa piatta) proposta da Salvini al 15%, noi che di politica fiscale stiamo a zero carbonella. Sappiamo solo che le tasse sono troppe, variabili e non equamente distribuite. Una tassa piatta e unica non sappiamo quale risvolti potrebbe avere, chi e come ne sarebbe più avvantaggiato. Ci sono i pro e i contro come in tutte le medicine. Basta documentarsi.

Il nostro Salvini si appropria delle lezioni di Alvin Rabushka, economista di fama mondiale (vedi un po’, caro a Putin), magnificando come primo esempio il modello australiano.
Caro Salvini, mettiamola in questo modo. Noi non siamo la terra delle pecore australiane, con tanto amore per le pecore e tanto rispetto per il duro lavoro dei tosatori. L’Australia è un continente di 7.617.030 km2 di superficie, in gran parte desertica, con una densità di popolazione di 2,79 ab. per km2 su 23 milioni di abitanti. La sola Italia conta invece 60,8 milioni di abitanti con una densità demografica di 201,71 ab. per km2! Si fa presto a fare una tassa unica per le città che si profilano soltanto sulla coste del continente oceanico, laddove, al suo centro geografico , figura un puntino, un’isola nel mare della sconfinata estensione desertica, una sola città: Alice Springs.
The Alice, come viene chiamata, contava fino a una decina d’anni fa 121.734 abitanti compresa l’area metropolitana ed è per lo più abitata dagli aborigeni Arrernte ( a prescindere, va detto che la città è un centro di importanza strategica in quanto sede del Pine Gap, stazione di tracciamento satellitare per la difesa dello Stato, una base segreta mantenuta in esercizio dagli USA e dove lavorano circa 800 persone, metà delle quali provenienti dai servizi di intelligence ).

Ci sembra quindi che la decantata tassa venga applicata sui territori a più bassa densità abitativa. Infatti, da una rapida occhiata alla mappa europea e mondiale, la flat risulta in vigore nella Russia di Putin, in alcuni Paesi balcanici ex repubbliche sovietiche, e in quasi tutti i paradisi fiscali. La repubblica Ceca e la Slovacchia l’hanno abbandonata e così anche l’Islanda dopo un’esperienza fallimentare. La Bulgaria ci sta dentro dal 2008, a seguito dell’ammissione all’EU , con una flat al 10%. Gli USA ce l’hanno solo in alcuni stati (10 su 50), paragonabile alla nostra addizionale Irpef.
E’ da mettere in conto che la filosofia fiscale del Rabushka procede da Milton Friedman, padre del neo-liberismo, che proponeva una “non tax-area”, ossia una soglia minima al di sotto della quale il reddito non è tassato. Friedman fu comunque piuttosto criticato per l’orientamento totalitario e statalista delle sue politiche monetarie.

Ora il Salvini, impastato delle teorie economiche putiniane e delle istanze no-euro, mentre litiga con Tosi nella bagarre pre-elettorale, viene sbattuto in prima pagina e sulle poltrone dei talk-show. Non si lascia intimorire da capziose ed ironiche obiezioni sui suoi metodi di respingimento immigratorio, che va considerato nel merito in tutta la sua drammaticità numerica. A torso nudo, con la cravatta verde che forse si sbiadirà al sole delle sue trasferte nella Terronia del sud, si gode il suo magic moment come un’ape regina circondata da un nugolo di donne attratte dal suo favo ricco di miele.
Renzi non lo degna, conta per la ripresa dell’occupazione sulle meraviglie del Jobs Act or ora in vigore , stringe la mano ai potenti della terra, proseguendo per il prox aeroporto, per il prox elicottero di Stato.

Angela Grazia Arcuri
9 marzo 2015

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