Sergio Mattarella: l’uomo venuto dalla foresteria della Consulta

Sergio Mattarella: l’uomo venuto dalla foresteria  della Consulta

ROMA- Da poco, ci sono sfrecciate sulla  testa le Frecce Tricolori  di ritorno da Piazza Venezia, noi che viviamo  a un passo dall’Aeroporto dell’Urbe.  Il  nuovo Presidente ha giurato.  Non ha dimenticato nessuno in quel  suo discorso  definito “ ecumenico ”,  che ha suscitato  continui,  unanimi  applausi e standing ovation.

Ora, lascerà quella   foresteria “ alla  Consulta”, un  quartino  da single di pochi metri quadri,  che è stato il suo  buen retiro  per due anni, da quando gli è venuta a mancare l’amata consorte Marisa Chiazzese.   Da  quel mini appartamento,  dove i ricordi venivano amplificati dai chiaroscuri dei tramonti  sul Colle,  la valigia a sorpresa non deve pesare nel trasferimento di pochi passi a quell’altra Casa di fronte, ben più ampia, forse troppo pretenziosa per il suo stile di vita castigato, dove gli stucchi dorati  e gli alti soffitti lo attendono per stemperare  la difficile elaborazione  del lutto  nei compiti  insistenti  di  una inconsueta  routine.  Ora dovrà dedicarsi alla nuova scrivania  e agli italiani. Lo disse giorni fa, in un  suo sintetico, esemplare  tweet  verbale ai microfoni.

Habemus Presidente.  E’ il momento degli evviva, come dire.  Per sette anni non aspettiamoci  lunghi  discorsi né tantomeno ampollosi, il  Professore è di poche parole  ed è già una confortante credenziale.  Quello di un Presidente grande comunicatore non è previsto nella carta costituzionale e nei suoi compiti, casomai un suo optional caratteriale. E vivaddio, specie  in questo particolare momento che  di troppe parole siamo saturi. .

Impareremo a conoscerlo e lui imparerà a sciogliersi da quell’anomala sicilianità.  Vero è che il siciliano  può essere tanto loquace  quanto chiuso a riccio.  Ma aspettiamoci  di scoprire il volto segreto  e diverso del Presidente e, ci giuriamo, ne avremo delle sorprese.  Nato a Palermo  il 23 luglio 1941,  il segno del Leone rivela forza interiore e magnanimità e, tra le altre caratteristiche, uno spiccato senso di spirito, da palermitano doc.  Porta assai bene i suoi 73 anni,  guadagnati più che altro  in quella folta  chioma tutta bianca  (davvero leonina)  che gli regala una saggezza di cui  il Paese ha bisogno.  La sua  è  un’ espressione tranquilla,  la pelle distesa di chi  non ha veleni in corpo,   ma trova rifugio  nella genuflessione verso quei valori  spirituali  che il  materialismo incombente  ci ha fatto perdere di vista.

Forse lui non si aspettava di essere il prescelto in quella  rosa ballerina  e provocatoria del toto Presidente.  In epoca di  rottamazione del vecchio, dove  le esigenze sociali reclamano  nuovi volti   per la politica  italiana  ed europea, sembra sulle prime  strano il ripescaggio  di una figura appartenente  alla scia del “ mater Dei ” prima repubblica. Tant’è.  Non andiamo  nemmeno sul “metodo” della scelta renziana, ne hanno parlato fino alla noia con slogan ripetitivi  del copia e incolla,  né mettiamo le mani avanti  per  unirci a quel coro  che  lamenta  la  persistenza   di un’Italia  ancora  racchiusa nel bozzolo  democristiano. Non ha senso.
Anche coloro che non sono mai stati cultori dello scudo crociato  intravedono nella nuova Presidenza  uno spiraglio di equilibrio  nelle faccende italiane  e internazionali.  La figura di Sergio Mattarella, nella sua interezza  morale,  possiede  “ le physique  du  rol ”  per la poltrona che lo attende,  più di  altri che si profilavano  tanto  “ amati ”  ma  non graditi  alla maggioranza degli italiani,   dissenzienti da una nomina  soggetta  a critiche mediatiche.
Una  sua qual  certa  intransigenza moralistica non dà fastidio.   Oggi,  con il palpabile  ed  incontenibile  disfacimento  del costume pubblico e privato,  il moralismo  non è proprio  demodé se diventa  uno strumento riveduto e corretto nel metodo espressivo.  Il Presidente  dovrà  saper parlare  al mondo  dei giovani, che ben conosce  essendo stato sempre a stretto contatto coi suoi tre figli.  E già lo  ha fatto nel suo  consapevole discorso,  che  senza dubbio  aprirà  una breccia nell’indifferenza di tanta  parte della  nostra  gioventù.   L ’avvento di Sergio Mattarella, poiché  avvento  può definirsi  la sua  venuta  abbastanza folgorante come da cieli messianici,  potrebbe  in  qualche modo fare il paio con  l’altra figura di Papa  Francesco,  dono insperato  dalle  Mura vaticane,  capace di riunire  le differenze ed aprire a  discorsi  democratici.

Le notti passate  del Presidente saranno state  una veglia  di pensieri e preoccupazioni per ciò che lo attende. Sarà parco di  parole, ma veloce nelle  decisioni. E già durante  la sua passeggiata domenicale  prima del giuramento  ha offerto ben chiari messaggi con la visita alle Fosse Ardeatine.

uellQuella  inconciliabilità  tra il  diavolo  e  l’acqua santa  può rivelarsi  soltanto un ossimoro. .

Angela Grazia Arcuri
3 febbraio 2015

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