Ci sarà un futuro per l’Italia?
Ma stiamo veramente uscendo alla crisi? E’ questa la domanda che sempre più spesso ogni italiano si fa e molti ancora non hanno alcuna convinzione che ce la faremo. Questo perchè le notizie della cronaca che ci arrivano dai media sono sempre meno incoraggianti ed è di oggi la notizia dell’aumento dei suicidi di piccoli imprenditori attanagliati dalla crisi e sopraffatti dallo scoraggiamento.
Certamente non si può negare la crisi economica e occupazionale del nostro paese è più grave di quanto di pensi e per superarla è necessaria una politica economica coraggiosa, ma la manovra del neogoverno ancora non ha dato segnali positivi: l’inflazione è galoppante e costitusce un vero pericolo per i redditi bassi che si impoveriscono sempre di più.
Qualche mese fa tutti eravamo convinti che passare il testimone sarebbe servito a risolvere la crisi finanziaria del debito pubblico italiano, mentre oggi scopriamo che lo stato dell’economia è ancora in coma profondo, rendendo la ripresa molto più difficile per il nostro paese, che sta vivendo un momento veramemte buio, né sembra il granitico Monti riesca a far invertire la marcia che invece è inadeguata sotto il profilo dell’equità.
Quale sarà il futuro per la nostra Italia, anzi la domanda si potrebbe riformulare così: Ci sarà un futuro per l’Italia? Tanti sono i dubbi e non solo degli italiani ma soprattutto dei mercati che non capiscono se possono fidarsi dell’Italia nel medio e lungo periodo. Motivo per il quale permane il problema di fondo sulla credibilità. La logica dei del governo basata sui due tempi, pare non funzioni, perchè mettere in ordine i conti pubblici è molto complicato e richiede tempo, mentre la ripresa è urgente e non può essere subordinata alla prima scelta. Da ciò si deduce che la convinzione secondo cui dopo il risanamento finanziario avverrà, in modo naturale, la ripresa, è priva di ogni fondamento. Forse il risanamento dei conti potrà crearne le premesse, ma la ripresa è tuttaltro che vicina e sicuramente non è legata alla prima ipotesi.
Stiamo vivendo una recessione che dà delle preoccupanti avvisaglie, perchè se andasse oltre lo 0,5 % previsto dal governo, sarebbe necessaria un’ulteriore manovra di aggiustamento dei conti e questo non sarebbe più soppportabile dalle fasce deboli, che sono sempre più in aumento. E pensare che il capo del precedente governo si era espresso positivamete affermando: “Quando le costruzioni vanno, tutta l’economia va”. Solo ora si capisce quanto fosse errata quell’affermazione, non solo per l’esperienza che ci viene dalla Spagna, ma principalmente perché la competitività sui mercati internazionali viene misurata sulla produzione industriale, servizi di qualità e produzione di idee.
Da qui l’appello al governo: “puntiamo su una politica economica ed industriale, che dia vita ai progetti che possa ridare ai govani e a tutti gli italiani maggiori certezze sul loro futuro” Una diversa posizione, anche se avrà la fiducia del parlamento, rischia di essere impopolare e chiudere ogni forma di dialogo con le forze sociali e col sindacato in particolare. Ciò renderebbe tutto più difficile per i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, i giovani, questi ultimi più di altri bisognosi di essere ascoltati. L’unica realtà possibile a quel punto sarebbe la stagnazione e l’impoverimento per l’intero paese.
Sebastiano Di Mauro
11 marzo 2012




