Miti per un festival: meglio i ”sermoni” o i ”silenzi”?
In mancanza di eroi e di miti, ce li fabbrichiamo. E’ il nostro bisogno di mitologie “easy-à-porter” in una realtà sguarnita di valori autentici.
Ci aggrappiamo all’aggettivo che esorbiti dalla normalità, divenuto ormai superlativamente banale: ‘fantastico’, ‘straordinario’, ‘meraviglioso’, ‘mitico’.
Tutto quanto appartiene alla nostra realtà priva di riferimenti veri subisce la metamorfosi dell’eccezionalità, s’innalza all’altare del mito, non quanto unicità ma quale oggetto d’uso, di consumo. Da una parte c’è chi sfrutta, dall’altra c’è lo sfruttato, entrambi col fine comune del ricavo in termini pubblicitari e quindi economici.
Ora ci si aspetta che si parli di un Festival canoro. No, non ci interessava vederlo. Ma giungono puntuali gli echi del giorno dopo, tutti incentrati su certi “sermoni”…. Celentano sembra essere stato il clou della prima serata relegando in secondo piano la ‘signora Canzone’. L’abbiamo letto sui giornali, l’abbiamo ascoltato su alcuni video: certe “verità vere” le ha dette, ma un po’ di ingenua confusione nel suo credo religioso a proposito di “Paradiso”, confusione che va ad aggiungersi alla confusione dei più. Disinformazione sulla disinformazione.
Volevamo intanto dire di Celentano. Il ‘molleggiato’ ha saputo essere un punto di rottura dopo le sdolcinate performances sanremesi degli anni ’50, entusiasmando le platee con quel suo dirompente e rockettaro “24mila baci” cantato di spalle e con l’incredibile scioltezza delle sue gambe. Poi, regalandoci canzoni tra le più belle, o quantomeno orecchiabili, del repertorio musicale leggero dei decenni trascorsi. Quel ragazzo , con intelligenza e capacità imprenditoriale, ha saputo portare avanti nel tempo progetti ambiziosi nell’ambito dello spettacolo costruendosi intorno un piccolo impero, il suo ‘clan’. Il mito si impose, forse uno tra i più legittimi.
Ed ecco il punto che da tempo ci premeva, cogliendo l’occasione del Festival 2012. Si tratta di qualche riserva sui suoi famosi ‘silenzi’, divenuti ormai un marchio nella sua nuova veste di opinionista dello spettacolo. Ora c’è un Celentano “cresciuto” nell’età e negli intenti, che sfrutta il sociale e l’ecologico dei temi d’altronde cari al suo repertorio canoro. La fantasia non è mai mancata al “Ragazzo della Via Gluck”. Dopo il percorso giovanile, occorreva creare intorno alla sua immagine un certo alone di intellettualismo per durare nel tempo. Intelligenza mirata.
Il ‘silenzio’ ha una sua valenza ben precisa, lo sappiamo. Una pausa, breve o lunga, assume un certo significato nel discorso, un vuoto di colore o un vuoto spaziale nelle arti visive contengono il loro messaggio, e così via nella musica e in tutte le altre espressioni artistiche. Vengono in mente le opere di Lucio Fontana, un punto o un taglio centrale , unico intervento sulla desolata monocromia di una grande tela. Anche quelli sono ‘silenzi’. Che Celentano ne abbia tratto ispirazione è una possibilità. Sembra comunque anche lecito il dubbio che questi lunghissimi ‘silenzi’ siano frutto di un “vuoto” creato ad hoc, un vuoto non mentale ma di comodo, laddove l’eloquio di Celentano non brilla tanto per scioltezza. Lui lo sa. Meglio i silenzi.
Celentano s’inventi quel che gli pare, si cali nel sociale per sua necessità interiore e per continuare in visibilità. Ha dalla sua il pensiero semplice, le opinioni portate sul palcoscenico come la gente le direbbe al bar. Solo che lui le condisce con le frasi smozzicate, le brevi pause studiate quando la lingua non soccorre il pensiero, le reiterazioni dei concetti e … quei lunghi silenzi, un bell’escamotage da vero mattatore della scena.
Una giovane cantante ha detto: “Celentano ha una grande cultura”. Così parlò Zaratustra. Ora non si sa se la fanciulla in questione abbia essa stessa la cultura sufficiente a poter discernere tanto o, se non ce l’ha, sia stata l’affermazione di una ragazza ancora abbastanza semplice da vedere in Celentano un pozzo di sapienza. Queste sono persone cresciute nell’humus canzonettistico, dove la cultura è canzone e solo canzone. Già qualche cosa. Anche la canzone ha un suo posto, la sua poetica, la sua letteratura. Vero è che la cultura ha connotati tanto ampi, è qualcosa di interiore che si acquisisce non solo da studi accademici, ma con le esperienze di vita e soprattutto con la profonda sensibilità che riteniamo non manchi al nostro simpatico Celentano. Sicuramente il molleggiato si è saputo ‘coltivare’, avvalendosi anche di collaborazioni di un certo livello qualitativo e interessandosi, inoltre, a promuovere iniziative di carattere culturale. Da qui l’aureola .
Fatto sta che l’Università di Foggia, provincia originaria del cantante, gli voleva conferire la laurea ad honorem in Letteratura e Filosofia… Il cantante ha rifiutato. Modestia che va a suo merito. Il Festival di Sanremo gli ha offerto un cachet di 350.000 euro per ciascuna serata, che Celentano ha deciso di devolvere in beneficenza. Altro punto a suo favore, ma un tantino pensato….la pubblicità non è acqua.
Infine, un’illazione. Che la RAI abbia aumentato il canone per offrirci un po’ di cultura?
Angela Grazia Arcuri
15 febbraio 2012




