La bellezza è un passaporto per la carriera politica di una donna?

La bellezza  è un  passaporto  per la carriera politica di una donna?
Beatrice Lorenzin

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

E’ diventato argomento di moda nei salotti dell’intrattenimento. Per una donna che vuole fare politica la bellezza è un punto di vantaggio ? Sembra in realtà un argomento davvero ozioso, ma anche stimolante in un momento di particolare criticità, in cui s’avverte più forte la necessità di persone alla guida del Paese con in testa non uno ma due cervelli.

Ora più che ieri si assiste alla sfilata di personaggi femminili di innegabile ed insolita avvenenza sulla passerella di Montecitorio. E ciò scatena una ridda di illazioni salottiere, grazie a quel fenomeno del tutto trasversale che lega certi incarichi politici quasi esclusivamente in base a logiche clientelari e familiari.

“Se non sono belle non ce le vogliamo”, sembra essere stato il pensiero del nostro Renzino nazionale, il quale, forse in preda a certi incubi notturni retrospettivi, si era messo in testa di procedere ad alcune precise operazioni rottamatorie. Ed eccole, le nuove “Miss Parlamento”, a giurare fedeltà alla Repubblica su tacchi vertiginosi e fasciate di una seconda pelle dai colori pastello fashion style. Ora, tutto sta a vedere se l’altezza dei tacchi è pari alla loro bravura. Forse che sì forse che no, qualche sbavatura in questi mesi c’è già scappata, ma la bellezza non c’entra, più che altro una preparazione ancora accademica considerata la giovane età. L’esperienza non è acqua e quindi occorre aspettare che il frutto acerbo maturi…. Già, l’italiano deve saper aspettare la famosa “crescita”, anche quella del frutto che cade dall’albero per forza di gravità. La pazienza è il nostro forte.

Battute a parte, non possiamo pretendere la bacchetta magica dalle nostre giovani ministre e che vestano con le fogge della nonna. Se poi andiamo a ritroso nella storia, le donne più belle e scollacciate hanno giocato sui destini della politica, della letteratura, delle arti, da protagoniste o dietro il paravento del dominio maschile, Ma, oggi, la donna vuole essere protagonista e, se si serve della sua bellezza, “nun è peccato” per dirla con Peppino di Capri.

Federica Mogherini
Federica Mogherini

Intanto Herr Juncker, presidente della Commissione europea , presentando il nuovo esecutivo di Bruxelles, ha tenuto a sottolineare con enfasi che la nostra Federica Mogherini, alias Lady Pesc, gli si è rivelata nei primi approcci donna “ ultracompetente”, a sfatare i pregiudizi della serie “nemo propheta in patria”. E via una, promossa per ora a pieni voti almeno da Juncker: E la Mogherini, in quell’ allure piuttosto contenuta che si addice al suo ruolo, potrebbe nascondere certe caratteristiche da Lady di ferro. La sua elezione non è comunque vista favorevolmente dai Paesi dell’area baltica a causa della sua visita diplomatica presso Putin in merito alla questione ucraina, che pone l’Italia in una luce critica all’incrocio degli interessi tra States ed Europa. Il cammino dunque della Mogherini si prevede piuttosto impervio. Ora sta alle altre essere promosse agli esami per le cose di casa nostra.

Marianna Madia
Marianna Madia

Anch’essa sotto i riflettori, la botticelliana Marianna Madia, pupilla di Veltroni ed ex fidanzata del figlio di Napolitano, confessò candidamente di aver appreso la sua nomina a Ministro delle Semplificazioni mentre stava guardando in tv Peppa Pig. Volle quasi giustificarsi dicendo che glielo aveva chiesto il suo bambino , ma ciò denota un bel senso di responsabilità e amore genitoriale, un primo e non trascurabile passo verso altre responsabilità: buona madre, buona ministra. Ma ci si passi un inciso sull’opportunità di propinare ai figli un cartoon come quello di Peppa Pig. Sembra che la rosea maialina nasconda delle particolari insidie per i messaggi subliminali inquietanti che potrebbero formattare i piccoli fans verso il “pensiero unico”.

Beatrice Lorenzin
Beatrice Lorenzin

Prendiamo un po’ tutte le donne del Palazzo. Alcune che ieri l’altro si erano affacciate alla politica con un aspetto abbastanza opaco, oggi si sono messe al passo con le altre con sorprendenti metamorfosi al loro look. Intorno c’è tutto uno staff di style makers che ti rifanno da capo a piedi, case di moda, personal trainers , maestri di comunicazione.

Oggi sono tutte belle e brave, laureatissime, sanno spostarsi da un ministero all’altro con estrema disinvoltura. Un punto di merito alla battagliera Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Salute, la quale ha saputo portare con grande nonchalance il suo apparecchio dentale per parecchio tempo, mostrando alfine quel sorriso perfetto che mette in risalto la sua indubbia avvenenza di donna. Il sacrificio premia. La politica s’intreccia ormai con lo show-biz, l’industria dello spettacolo. Personaggi della politica e personaggi dello spettacolo sono un’unica, grande famiglia allargata per la gioia dei rotocalchi.

Dunque, evviva la bellezza quando non venga sciupata da una sovraesposizione mediatica. Un po’ di riservatezza non guasterebbe e legittimerebbe la credibilità. Non vale dichiarare al microfono che sei cresciuta tra le figlie di Maria, nella famiglia dove-tutto-funziona, che hai frequentato il liceo più prestigioso, quando poi concedi le tette al primo fotografo della rivistina da coiffeur. Se il cervello ce l’hai, vestiti pure di rosa o turchino, mettiti anche in testa una penna di fagiano, altro non serve per distinguerti. Fai parlare di te per le cose che fai e non per il perizoma in bella vista all’atto della firma del mandato al Quirinale.

Discutere sulla bellezza delle nostre giovani rappresentanti di Governo porta senza scampo a un sano pettegolezzo. E non c’entra la gioventù con la storia cretina della “bellezza dell’asino”, modo di dire popolare tuttora citato da quelle donne invidiose cui la natura si è rivelata piuttosto matrigna. Bella o brutta, bello o brutto, tutto è assai relativo se non si ha “qualcosa da dire”.

La bellezza è un valore aggiunto. In politica quello che serve è passione, serietà e convinzione di voler servire veramente la cosa pubblica.

Angela Grazia Arcuri
Roma, 16 settembre 2014

 

 

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