12 anni venduti per una griffe
Senza la firma non è una borsa. Per pochi euro, quelli della paghetta di mamma e papà, vendeva mms ai compagnetti di scuola. Lei, 12enne di Treviso, chiusa nei bagni dell’istituto scolastico in compagnia del fido e complice cellulare, procedeva ad autoscatti come mamma l’aveva fatta. In testa aveva un solo pensiero: comprarsi la borsa griffata come quella della mamma e delle amiche della mamma.
L’episodio non è poi così nuovo. C’è una bella letteratura in giro di casi simili ed ancor più eclatanti: ragazzine non ancora adolescenti che si prostituiscono, sempre nell’harem improvvisato dei bagni scolastici, solo per una ricarica di cellulare.
Fior di psicologi e sociologhi si spendono al riguardo. Ci sembra di poter aggiungere che, oggigiorno, i primi a perdere la testa sono proprio mamma e papà. Come può darsi la colpa ad una giovanissima “Maya desnuda”, quando si dovrebbe cominciare a dare lezioni di vita agli stessi genitori? Da tempo ormai manca quell’educazione sentimentale, quella forma di insegnamento necessaria per distinguere certi valori. A chi l’onere? Alla famiglia, alla scuola?
I ragazzi hanno imparato a volere “ tutto e subito “, “qui ed ora”. La crisi ci insegnerà qualcosa? Solo ad alcuni, i soliti.
di Angela Grazia Arcuri
12 gennaio 2012




