Svolta Italia, svolta prezzi, a quando la s-volta buona?

Svolta Italia, svolta prezzi, a quando la s-volta buona?

la-svolta-buonaIniziamo come sempre alla leggera per non deprimerci troppo, per non fare i gufi, per dire “sì che ce la facciamo”, ma, ma, mah!….
Il meteo subisce il sussulto annunciato dai soloni delle isobare. Che la pioggia alleggerisca l’aria infetta dalla visita di una temuta ospite del lessico economico, la “deflazione”, che mancava sulla nostra porta dal lontano 1959, come una vecchia zia dal volto defilato e quasi picassiano, dove non si capisce bene dove sia il naso e dove le orecchie. E’ una visita annunciata , palpabile prima che arrivasse ufficialmente con le cifre dei conti in mano, piuttosto ingombrante e maligna, vestita già dei colori di un autunno-inverno assai alternativo.

Prezzi al ribasso, consumi zero. E’ un serpente che si morde la coda, laddove a seguito della crisi le aziende ribassano i prezzi, ma la gente non compra. Ed allora le aziende sono costrette a diminuire il personale o licenziare o chiudere i battenti. Non solo, per far quadrare i bilanci e tirare avanti la baracca, sfornano prodotti e servizi di bassa qualità imbelliti da etichette diversamente allettanti.

La gente di strada non capisce bene questa “deflazione”, ma al cospetto delle cose aliene primeggia una certezza, la determinazione che non può, che non deve comprare. La gente ha paura del futuro. Primo, le nostre case traboccano di ogni bene di consumo accumulato nel corso degli anni e acquistare il superfluo è scriteriato con i regalini fiscali che ci aspettano a breve termine. Solo l’alimentazione non si può mettere in soffitta, e lo sanno bene le giovani coppie con figli, quelle che hanno contratto un mutuo per la casa e magari da un giorno all’altro si trovano senza un lavoro, come ben rappresentato in altra parte del nostro giornale nella storia di una coppia qualsiasi, emblema dell’Italia di oggi.

La Confindustria è preoccupata e Squinzi cerca di sostenere Renzi, il quale cerca il dialogo coi sindacati, a loro volta preoccupati e occupati a mobilizzarsi a destra e manca sui continui focolai di disoccupazione che imperversano nell’intero territorio. Tutti assai preoccupati, ma si continua a menare il can per l’aia con tanti di quei “privilegi” sociali, intoccabili, protetti dagli interessi delle lobbies. Renzi si trova alla prova del fuoco e teme di cadere dall’asse di equilibrio delle sue apprezzate intenzioni e del suo sprint, ma certe recenti “nomine” nel suo team di ministri, già oggetto di critiche, possono essergli causa d’inciampo se non riveleranno la qualità delle scelte fatte. Con tanti sinceri auguri di buon lavoro alla Lady Pesc, che riesca a smentire ogni malevola previsione.

Il vuoto lasciato agli Esteri chiama al rimpasto. E se sposti una pedina si creano altri vuoti con quel segue. Altri rimpasti richiedono tempo per scegliere le persone giuste e il tempo gioca a sfavore del Paese che, a sua volta, chiama con urgenza alla responsabilità. Dai microfoni Renzi fa appello a tutte le sue capacità di comunicazione, ma un attento ascoltatore non può non avvertire tra le righe una qualche sottile incertezza. Forse, gli pesa un tantino il cordone che gli tiene i polsi impicciati. Una botta al cerchio e una alla botte, mangia un gelato per l’immagine del buon augurio tenendosi alla larga dalle polemiche con i referenti europei, tanto, dice, nessuno ci regala niente, anzi siamo noi che diamo all’Europa. Questo ci offre l’informazione…o la disinformazione, e l’uomo della strada ne trae giudizi forse affrettati, forse che no. Ma, attenzione, il polso della gente rivela il termometro del Paese.

Al recente Consiglio dei Ministri ha presentato una serie di interventi concreti per lo sblocco di infrastrutture nevralgiche, atte a creare 100.000 posti di lavoro entro il 31 agosto 2015, ma alcune categorie lamentano che le risorse di 3,8 miliardi non sembrano sufficienti. Questo per ora passa il convento e gli investimenti dobbiamo farceli a casa nostra, perché al momento gli investitori stranieri nicchiano, oggi più di ieri, a mettere il naso nello Stivale. A meno che l’obiettivo di Renzi di arrivare a 50 mld in più di export in 3 anni produca un aumento dell’1% del Pil, invogliando i capitali stranieri ad affacciarsi da noi. Intanto 1000 disoccupati al giorno cadono nelle maglie dell’ Istat di luglio. Quando riusciremo a recuperare tutti questi “vuoti a perdere” di capitale umano?

Le riforme strutturali in cantiere subiscono pure un ulteriore slittamento, speriamo non oltre settembre per non incorrere nei propositi già ventilati da Mario Draghi. Nei mesi scorsi lo stesso, per la chiara strategia usata nello “Squalo” dell’omonimo film Usa, sottaceva il pericolo di una possibile deflazione per non creare allarmismi (soltanto per questo?), ma agli inizi di agosto ha messo finalmente le carte Ue allo scoperto: i Paesi dell’Eurozona non sono in grado di fare le riforme in piena autonomia, dicendo a chiare lettere che è arrivato il momento di cedere la sovranità all’Europa. Praticamente alle ortiche la nostra “sovranità nazionale” e quella degli altri Paesi europei! Amico nostro o amico del giaguaro?

C’era una volta l’Italia, ma l’abbiamo ridotta “con una scarpa e una ciavatta”. Eppure dobbiamo farcela per non diventare schiavi di un governo centrale di burocrati. L’Europa che volevamo è proprio questa?

Angela Grazia Arcuri
1 settembre 2014

 

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