2012: profezie… profetiche?
Ormai tutti sentono il bisogno di appendere qualcosa. Gli innamorati appendono lucchetti, i disperati appendono letterine. Dai parapetti dei ponti agli Alberi natalizi metropolitani infiocchettati di missive, la gente appende il cuore, i desideri, le disperazioni, i rimpianti, la ragione sconvolta, il presente in frantumi e qualche barlume di speranza. A qualcosa bisogna aggrapparsi.
L’annus horribilis si è tolto di mezzo. Sono stati 365 giorni in cui non ci siamo davvero annoiati: è successo di tutto e di più! Dal 2001, l’anno fatidico delle Torri Gemelle di New York, sembra che il mondo vada a cicli di dieci anni. Ora si ricomincia, da un 2012 che bisognerebbe farci un maxischermo luminoso da appendere su una falce di luna su nel cielo. Ancora neonato, l’anno ci è stato preannunciato con tutti i crismi dell’ eccezionalità, tanto per alleggerirci l’animo.
Da anni scorrono fiumi d’inchiostro al riguardo, iniziando a preoccuparsene i carissimi Maya che, diciamocelo, con la loro mania di computare il tempo, ci hanno lasciato questa bella eredità di calendario catastrofico. E Nostradamus, suvvia, poteva farsi una passeggiatina all’aria aperta, che allora l’aria era una fortuna di purezza, anziché lambiccarsi il cervello sulle sue quartine, lì chino ad ingobbirsi su fogli di carta , inchiostri e lumi di candela. Invece no. Hanno voluto biecamente infierire sulle generazioni future, quasi per punirci dei nostri stili di vita che….ebbene, diciamocelo ancora senza scherzi, loro avevano già indovinato!
Sicuramente, tutto si è già compiuto. E’ davanti ai nostri occhi. Il mondo è andato rivoltandosi come un calzino, da anni, senza che ce ne rendessimo conto, culminando in quel 2001 in cui si disse “qualcosa è cambiato”. La scoperta dell’acqua calda! Non c’è bisogno di nutrirsi di paure a breve termine quando già tutto è avvenuto. Le profezie si sono avverate, non hanno sgarrato.
La terra, però, continuerà a girare a dispetto delle divinazioni che, a distanza di secoli o millenni, non ce la fanno a mettere delle crocette precise sul calendario del tempo. Un anno è come un giorno, un giorno è come un anno… e dieci anni sono sempre un soffio nel vento della storia. Ne passerà del tempo prima della deflagrazione di Betelgeuse, prima che vedremo brillare nel cielo non più uno ma due soli. Avremo ancora molto tempo per guardarci negli occhi l’un l’altro, col nostro amore, le nostre diffidenze, le nostre paure, le nostre rabbie, le nostre fragilità, la nostra voglia di sognare. Questo limite di tempo profetico è soltanto una linea virtuale per dirci che il mondo si trova a una svolta, una svolta necessaria per far capire alla testardaggine umana che è tempo di recupero, di cambiamento. Abbiamo davanti un semaforo rosso, che ci comanda l’alt. Altrimenti, la china diventa irreversibile.
Che l’uomo avrebbe rovinato la terra lo sappiamo, ma che si intestardisca nella sua cecità, ebbene, non ci stiamo. E, se gli altri non ci stanno, si salvi chi può per salvare questo piccolo atomo d’universo.
di Angela Grazia Arcuri
1 gennaio 2012




