L’indifferenza politica e il suo male

L’indifferenza politica e il suo male

camera_deputati_vuota_ansaNon è certamente nuova a nessuno di noi la notizia che al giorno d’oggi sempre meno personesi rechino al seggio, quando chiamatevi, per esplicare il proprio diritto al voto. A questo trend, lampante anche nelle ultime elezioni europee, si accoda anche l’Italia come ben sappiamo. Il 25 maggio 2014 il 40% della popolazione italiana non è andata alle urne; la domanda è: perché? In questi mesi precedenti e successivi alle votazioni si è visto di tutto: dall’inconsistenza dell’informazione mediatica sull’argomento Europa  – se non nelle settimane antecedenti alle elezioni ed evidentemente con scarsi risultati – alla distanza abissale tra il popolo ed i suoi eletti che al voto non ha mai invogliato nessuno, per passare poi alle difficoltà (questo particolarmente in Italia) di raggiungere materialmente il seggio, soprattutto per quella parte della popolazione più avanti con l’età. Tutti questi sono fatti.Oggi in Italia circa il 20% della popolazione è over 65, sarà il 24% nel 2021. Significa che l’utilizzo di Internet è quantomeno sporadico; significa inoltre che la televisione è solitamente la principale fonte d’informazione. La televisione? Seriamente?Non starò qui a spiegarvi perché, nella grande maggioranza dei casi almeno, non si possa affermare che le emittenti italiane facciano dell’informazione.Compreso questo primo scoglio ve ne è un secondo, se vogliamo ancora più grande da fronteggiare : l’incapacità di riappropriarsi ( o di appropriarsi per la prima volta ) della politica da parte della popolazione; politica intesa nel senso più nobile del termine come spirito comunitario a guida del paese. In una parola: l’indifferenza.Questa colpa non può ricadere ancora sulle generazioni passate che alla politica, seppure in un tempo storico diverso e con modalità totalmente differenti, hanno consacrato una buona fetta della loro vita. E’ sulle ultime generazioni che ricade totalmente questo peso.  Le cause di questa incapacità sono plurime: da una mancata educazione sia a livello scolastico che familiare e dunque una vera e propria attitudine per tutto ciò che è “politico”, ad uno spirito squisitamente egocentrico presente oggi in molti giovani dettato da una mala interpretazione ( anche qui, tutta italiana ) del modello capitalistico. Sembra quasi che un’abbagliante luce accechi gli occhi dei giovani, che in molti casi conoscono a memoria i pixel delle fotocamere dei nuovi smartphone ma non sanno quale sia la differenza tra una proposta di legge e un decreto legge, o tra una formula elettorale maggioritaria ed una proporzionale. Su quale possa essere oggi la soluzione a questo problema non c’è risposta; non perché essa non esista, ma perché nelle condizioni attuali del nostro paese la questione etico-morale è l’ultima ad esser posta all’ordine del giorno dalla classe politica (salvo rare eccezioni), volontariamente o meno che sia. Soluzioni plausibili potrebbero essere un’introduzione seria del tema all’interno del sistema scolastico italiano; o l’apertura di centri d’informazione nei comuni italiani come già accade in Germania, che non siano però finalizzati alle sole elezioni, ma che siano una guida propedeutica alla conoscenza del sistema statuale Italiano. Tutto questo però è, al momento, meramente utopico. Come ho già detto, non è questo il giorno; ma è importante sapere che un’alternativa può esserci.

Matteo Campolongo

19 luglio 2014

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