Make space, not borders: Facciamo spazio, non frontiere

Make-space-not-bordersIl 13 Giugno, lo scorso venerdì mattina, senza alcun tipo di preavviso, gli stessi attivisti europei che avevano alcuni mesi fa invaso pacificamente l’isola di Lampedusa per scrivere e diffondere l’omonima Carta, – documento che rivendica un pensiero divergente intorno ai temi delle migrazioni (nessuno è illegale), il diritto dei cittadini europei ad esprimere il proprio forte e ben argomentato dissenso verso le attuali normative di gestione dei flussi (vedi i trattati di Dublino), e il diritto dei cittadini di tutto il mondo di scegliere liberamente il luogo in cui attuare il proprio progetto di vita (libertà di movimento e di restare) – hanno realizzato l’occupazione temporanea di diverse sedi consolari in Italia e in Europa, consegnando attraverso un breve comunicato, rivendicazioni circa la necessità di una immediata revisione delle modalità di arrivo e accoglienza dei migranti.

Alle 10:00 risultava occupato il Consolato di Germania a Venezia, alle 11:30 quello di Grecia a Bologna, in serata arrivavano riscontri circa situazioni analoghe nelle città di Berlino e Francoforte presso le Istituzioni Consolari Italiane.

Gli attivisti pare siano arrivati in numero esiguo agli ingressi, chiedendo di entrare per ragioni attinenti alle attività informative che i Consolati svolgono, per poi irrompere numerosi all’interno delle sedi occupandone tutti gli ambienti e gli uffici. Si vedono infatti dalle finestre spalancate degli edifici interessati, grandi striscioni che calano sulle pareti esterne recitando le scritte “Make space, not borders”.

Facciamo spazio, non frontiere, è infatti la traduzione che si legge sulle magliette che alcuni di loro indossano, stampata intorno a un logo che raffigura sagome stilizzate di persone probabilmente annegate.

Questo è lo scenario di Viale dell’Indipendenza a Bologna, dove dalle finestre del Consolato intorno a mezzogiorno piovono sui passanti del portico volantini che spiegano il perché di quanto accade.

Vi si legge
I media italiani ed europei con il loro racconto allontanano il confine dai nostri occhi, spostandolo in mezzo a un mare lontano dalla vita delle persone, e dove le morti diventano responsabilità esclusiva di chi si mette in viaggio. Ma il confine agisce ancor prima della frontiera del mare e, infatti, i confini a distanza, quelli dei visti che danno la sicurezza di un ingresso autorizzato nel territorio europeo, stanno in questo momento impedendo a migliaia di donne, uomini e bambini di fuggire dalle guerre in corso, da quelle note come in Siria, e da quelle taciute, come in molti luoghi della terra. E anche coloro che riescono ad arrivare in Europa si trovano poi ad attraversare le frontiere interne di nascosto, con la paura di essere respinti o riportati indietro, a causa del regolamento di Dublino che stabilisce che la domanda d’asilo deve essere presentata nel primo paese di arrivo.”

Si rimanda poi al prossimo vertice previsto a Bruxelles il 26 e 27 Giugno, e alla marcia dei migranti e dei rifugiati partita da Strasburgo per raggiungerlo, e si estende l’invito a partecipare a distanza, nelle altre città e su internet, distribuendo, incollando, postando ovunque il volantino e il logo dell’iniziativa: Facciamo spazio, non frontiere.

Si rimanda poi alla mobilitazione del “No borders train”, che partirà dalla Stazione di Milano il prossimo 21 giugno, dove gli attivisti si sono dati appuntamento per violare collettivamente dicono, e alla luce del sole, le frontiere interne dell’Europa, e rivendicare insieme ai migranti, un’Europa senza confini.

Si conclude dichiarando: “Basta morti nel Mediterraneo, Sospensione del regolamento di Dublino, Percorsi di arrivo garantito, Libertà di movimento, Libertà di scelta del paese in cui stare”.

Le occupazioni sono poi state interrotte, nessuna esclusa, nell’arco della giornata e più precisamente non appena i Referenti delle sedi hanno acconsentito ad inviare ai propri Consoli, e tramite questi ai rispettivi Ambasciatori e Primi Ministri, le rivendicazioni sopra esposte.

Quello dei flussi migratori e dell’accoglienza resta un tema costantemente declinato in una chiave emergenziale, nell’ambito di un panorama incapace di evincere e valutarne le dinamiche complessive dicono gli attivisti, nella prassi costante di nutrire e diffondere paure e attribuzioni di colpa ingiustificate, dissociate dalla verità storica dello sviluppo degli attuali conflitti e delle situazioni di endemica difficoltà di taluni scenari globali. E tra l’incudine di una memoria storica troppo breve, e il martello della propaganda elettorale, dal meeting di Lampedusa di febbraio ad oggi, ancora migliaia di migranti hanno vissuto drammaticamente sulla propria pelle l’ingiustizia della guerra, la speranza e l’agonia della fuga, la miracolistica sopravvivenza alle acque del Mediterraneo, per alla fine, seppur salvi in Europa, affrontare l’epopea dell’ottenimento del rispetto di diritti sanciti.

Se infatti il diritto internazionale riconosce alla Persona inalienabili diritti di base, i Trattati di Dublino fanno dei Migranti, una categoria di Persone con inaccettabili restrizioni di questi stessi.

Ecco quindi nuovi appuntamenti di protesta, l’occupazione dei Consolati, l’appuntamento del No Borders Train a Milano, il No Border Fest a Roma, la Marcia da Strasburgo verso Bruxelles, e altri ancora a Parigi e Madrid.

Un lungo Giugno di manifestazioni e attività per dimostrare che le leggi europee non esprimono e non rappresentano i pensieri e le volontà di larga parte della società civile europea.

di Monica Scafati
15 Giugno 2014

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook