Quando la legge funziona: similitutidini

Quando la legge funziona: similitutidini

Legge-Uguale-per-tuttiIeri la Uefa ha ufficialmente estromesso il Parma dalla possibilità di disputare l’Europa League guadagnata, meritatamente, sul campo. Causa del contenzioso il pagamento in ritardo di circa trecentomila euro di Irpef, una somma quasi irrisoria considerando gli introiti dell’Europa League. Conseguenza della mancanza societaria è stata l’estromissione della Squadra dalla Coppa a scapito del Torino, arrivato ad appena un punto dal Parma.

Il tutto, ovviamente, ha destato scalpore e rabbia. Il presidente Ghirardi minacciò, qualche settimana fa, addirittura di abbandonare il calcio e ieri ha tuonato un laconico “Per me il calcio finisce oggi”, misto di delusione e rabbia per chi ha investito più di 13 milioni di euro nella Squadra che presiede.

Ma a far veramente riflettere tutti dovrebbe essere il concetto che abbiamo in Italia di giustizia. Il Parma non è stato punito a caso, ma per una mancanza. E le mancanze, in tutti i Paesi e i sistemi del mondo, si pagano. Anche nei Paesi più trogloditi. Se una persona comune non paga la rata del debito gli arriva un avviso che sa tanto di bollino rosso, di punizione. Lo stesso deve succedere per una squadra di calcio. Perché ci sono delle regole e vanno rispettate. Il Parma ha sbagliato, deve pagare. “Punizione troppo severe” tuonano i tifosi del Parma con disdegno. La verità è che in questo Paese sembra valga tutto, si possa fare quello che si vuole e l’osservare dei paletti sia un peso troppo alto. D’altronde l’esempio più grande lo abbiamo con il processo che vede imputato l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, reo di aver evaso trecento milioni di euro, trovando quasi giustificazioni nel fatto che sia, numeri alla mano, il più grande contribuente italiano. Ma non può funzionare così, perché allora questo ragionamento può valere per qualsiasi crimine.

Focalizziamo l’attenzione sul reato, non sulle attenuanti. Qui sta il vero problema, non riusciamo più a distinguere l’atto principale da quello subordinato. Li uniamo, mescoliamo e tiriamo fuori quello che ci accontenta di più.

In un caso il Parma non ha pagato in tempo, nell’altro un ex Presidente del Consiglio non ha proprio pagato il fisco diventando, di fatto, un evasore. Si reputa la condanna esagerata, a ci si prova a difendere. Sediamoci e riflettiamo sulle similitudini. Ne troveremo tante, forse anche troppe, tranne che nel metro di giudizio. Da una parte decide l’Europa, dall’altra noi italiani. E siamo ancora molto indietro.

Alessio Giaccone
30 maggio 2014

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