Eraclito dice: tutto scorre, ma in Italia le tasse non cambiano mai

I ritmi della competizione sono elevatissimi e i tempi i cui è necessario evolvere sono sempre più brevi, infatti mentre cambiano i modi di produzione, si trasforma l’economia, il progresso è incalzante, crollano i regimi autoritari, e cadono i governi delle più evolute democrazie, c’è qualcosa che sembra aver raggiunto il suo stato ultimo e immutabile: il sistema fiscale italiano, in cui le tasse sono sempre le stesse, sempre troppe.

Infatti secondo uno studio della Banca d’Italia la pressione fiscale in Italia sarà del 43,8%  del PIL nel 2012 ben più elevata della media europea, ma non solo l’Italia ha un altro grande primato è uno dei pochi Paesi dell’UE nel quale le tasse sono sempre aumentate tra il 2000 e il 2009, mentre la produttività è diminuita e l’inflazione è aumentata.
Il resto dell’Europa sicuramente non se la passa meglio di noi, ma la crisi che viene percepita da noi italiani è in Italia e come tale dobbiamo partire dai nostri problemi, isolarli, analizzarli e solo dopo metterli in relazione col resto del mondo ed eventualmente risolverli. Il governo Monti è consapevole della necessità di riformare il sistema fiscale, e di dare nuovo slancio ai consumi, ma deve sempre rendere conto alle direttive UE sul pareggio di bilancio.

La situazione è sicuramente complessa, ma non mancheranno le manovre per porre rimedio a tale problema. Infatti da quanto è emerso la pressione fiscale rimarrà la stessa, con la sola differenza che verranno riviste e modificate le percentuali di prelievo, che verranno ridotte sui redditi da lavoro e sulle attività produttive e aumentate sui consumi e sulle proprietà. In sostanza ci dovrebbe essere una diminuzione delle imposte dirette e un incremento delle imposte indirette che garantisca allo stato lo stesso gettito, in parole povere meno Irpef e Irap e più Iva e reintroduzione dell’Ici con nuove e diverse aliquote. Sono soluzioni ottime se vogliamo lasciare inalterato lo status quo dell’economia italiana, perché i lavoratori si sentiranno più ricchi quando ritirano lo stipendio e le loro famiglie più povere quando andranno a fare la spesa. Secondo il governo Monti questa nuova impostazione tributaria lascerebbe inalterate le entrate nelle casse dello stato e darebbe nuovo slancio all’economia sostenendo la crescita, ma c’è una sola cosa che solleva dei dubbi, è che tutte queste speculazioni si verificano a patto che rimangano inalterati i consumi. Concludo con una domanda “ e cosa succede se prosegue il calo dei consumi ?

di Dario Paulizzi

22 novembre 2011

 

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