Quando il bullismo viene definito “Gioco”

Quando il bullismo viene definito “Gioco”

bullismo-fenomeno-socialeUna delle malattie della scuola italiana è, senza ombra di dubbio, il bullismo, la violenza da parte di (solitamente) un gruppo di persone su un determinato individuo, emarginato e attaccato per diversa estrazione sociale, etnia o religione. Può differenziarsi in bullismo fisico o morale ma fa poca differenza, perché essi andrebbero combattuti nello stesso modo, con una lotta senza frontiere, perché le scuole formano i futuri cittadini e l’Italia non può permettersi un popolo “feccia”.

Così ci si ritrova ad assistere a scene riprese da telefonini, elementi ormai troppo potenti per ragazzini che fino a qualche tempo prima giocavano con macchinine e bambole, che destano scalpore e sgomento. Ma la cosa finisce lì, perché noi italiani siamo magici nello scandalizzarci senza provare a porre rimedio. Meglio guardare da lontano piuttosto che avvicinarsi al problema.

La gravità di questo problema è la sua fortissima diffusione, incondizionata da regione a regione, che vede protagonista soprattutto le scuole medie, con casi di bullismo che coinvolgono 8 ragazzi su 10. Una media spaventosa, che porta a spaventose conseguenze, soprattutto in ambito femminile, con il rischio concreto dell’anoressia. A volte anche il suicidio. Perché in certe età, soprattutto nella fase adolescenziale, è impossibile provare a “passare oltre”. E questo andrebbe riferito a chi si dovrebbe occupare del problema, professori inermi e vittime delle loro posizioni monotone che puntano, in certi casi, ad un tranquillo viaggio verso la pensione, non in grado di ribellarsi ad un sistema che apprezza chi prende buoni voti copiando e condanna senza alcuna possibilità di rimedio chi è obbligato ad infrangere la burocrazia per cause di forza maggiore.

Il bullismo, che piaccia o no, è un cancro per questo Paese, specchio di una Nazione troppo malata per sollevarsi ed andare a prendere il barattolo della medicina necessario che, in questo caso, sarebbe tolleranza zero e punizioni esemplari. Sospensioni e bocciature.

Così semplice che sembra troppo facile. Così facile da diventare utopistico dal momento che siamo in Italia.

Alessio Giaccone
25 marzo 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook