CONTI PUBBLICI: un paio di forbici, prego!

CONTI PUBBLICI: un paio di forbici, prego!

imagesMatteo Renzi, ti piace o non ti piace. Ma intanto le donne di tutte le età gli fanno il tifo. Lui non tentenna, è il tipo che ci prova, che si butta senza pensarci sopra due volte, uno che rischia anche il rifiuto. Ma senza peli sulla coscienza per non averci provato.

Infatti, ha chiesto a gran voce agli “uscieri” della pubblica amministrazione, si fa per dire, di portargli senza indugi un paio di forbici su un vassoio, magari d’argento. Sarà una mossa per farsi compiacere dagli i…tagliani che vorrebbero tagliare tutto e subito e dalla Merkel con tutto lo staff dei patentati europei che lo aspettavano al varco per il consiglio di famiglia? Qualche malinteso sorrisetto non era lo stesso riservato anni fa al Cav ma, ci è sembrato, piuttosto un’occhiata imbarazzata a una domanda difficile di Renzi, come per dire: Cosa gli diciamo, cominci tu o comincio io? Tutto qui. Altrimenti ci arrabbiamo ad essere presi in giro. Forse l’Europa ci sta chiedendo soldi che addirittura non dovremmo pagare, così dicono, quando nel Fondo europeo salva Stati si regalano bei soldoni a destra e a manca, come 5 mld alla Turchia perché ritenuto uno stato d’importanza strategica sul mercato dell’economia europea. E noi siamo i figli dell’oca bianca, quando il nostro patrimonio storico e artistico smuove il turismo di tutto il mondo? Per inciso, affrettiamoci a rimettere in sesto il declino di questo patrimonio prima che crolli Pompei e tante “grandi bellezze” italiane.

Quell’apparente benevolenza della Merkel nei confronti del neo Presidente del Consiglio va ridimensionata, cioè vista non come un atteggiamento straordinario riservato solo al “terzo inviato” dall’Italia. E’ come farebbe una maestra con l’alunno che, per farsi perdonare qualche birichinata, si offre di ripulire tutti i pavimenti della scuola. Un capro espiatorio?

Insomma, Renzi ce la sta mettendo tutta a fare ciò che potevano fare i suoi predecessori, ma non l’hanno fatto: l’ingessato Monti per eccesso di austerità, Letta uniformandosi in certo modo alla continuità e mancando di visione tempestiva dei bisogni essenziali e urgenti del Paese. Ora, però, è prevedibile che quel vassoio d’argento con le forbici richiesto da Renzi troverà delle bucce di banana sul suo percorso.

Ferrovie dello Stato & Co.

Si fa un gran parlare del caso MauroMoretti, amministratore delegato F.S., che oppone il gran rifiuto al taglio dei suoi emolumenti. E qui e là, me ne vado! Prego, si accomodi, tutti d’accordo a spalancargli la porta, per primo DiegoDella Valle che nutre motivi di acredine verso Moretti, rimproverandogli la mala gestione delle Ferrovie, con le carrozze fatiscenti ad uso dei lavoratori pendolari e quant’altro. Non che Moretti sia il maggior privilegiato, scorrendo il lungo elenco degli stipendi e pensioni d’oro con cifre da brivido, avviticchiate col super attack ai rami ormai secchi degli articoli costituzionali.

Renzi non demorde dalla sforbiciata, ma si troverà davanti qualche ostacolo oggettivo per l’assetto normativo delle grosse Aziende pubbliche partecipate dello Stato (F.S., Eni, Iri, Enel, Rai, ecc.), molte delle quali quotate in Borsa. Per semplificare, Renzi dovrà scornarsi col famoso “Catoblepa” di barchiana memoria. E sarà pesante la sverniciatura burocratica del sistema Italia. Ci vorrà un pennello grande o un grande pennello?

Le cifre ufficiali ci sono ostiche, i tecnicismi economici e politici altrettanto, noi che respiriamo soltanto l’aria che tira e resistiamo alla tentazione di metterci la mascherina. Noi cittadini siamo solo capaci di farci i conti della serva, che sa come tagliare sul budget mensile. Ma, tira di qua e tira di là, la coperta è sempre corta. Attendiamo con timida e prudenziale fiducia un preciso cambio di rotta, soprattutto per offrire una boccata di ossigeno alle aziende e una conseguente ripresa dell’occupazione giovanile.

Il giovane fiorentino sembra voler rappresentare tutte quelle esigenze sociali dell’epoca postmoderna in un Paese che in realtà sembra fermo ancora a cinquant’anni fa. Diamogli fiducia. O dovremo continuare la salita con quella mascherina per ripararci dall’alito venefico del Catoblepa made in Italy.


Angela Grazia Arcuri
24 marzo 2014

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