Il paese del “sono sobrio e so tutto”

Il paese del “sono sobrio e so tutto”

La magica ambizione di noi italiani, popolo i esploratori ed inventori, a volte ci trascina a diventare anche intenditori. Di cosa? Di tutto ovviamente, perché non ci facciamo mancare niente.

Il male di questo Paese viene dall’errato senso di superiorità che il dire personale si migliore di quello altrui, anche se quest’ultimo è competente ed informato. E questo atteggiamento intacca tutti gli ambiti della società, dalla vita ordinaria alla politica, nessuno escluso.

Analizziamo il male più grande che l’italiano medio ha individuato in questi anni come causa di decadenza del Paese, ovvero la politica. L’Italia è una delle poche nazioni a non avere un vero e proprio percorso studentesco adatto al creare politici, l’unica facoltà adatta a questo tipo di studio viene considerata una “laurea cuscinetto”, dove si dorme e si fa poco. Così in Parlamento finisce di tutto, dall’avvocato al manager, dal medico al semplice libero professionista, senza una vera e propria logica. Perché il manager ragiona da manager, non da politico, idem per tutte le altre categorie. Questo avviene perché chiunque, in questo Paese, pensa di poter dire tutto su tutto, approfittandone anche per respirare, eliminando così il principio base per qualsiasi azione: la competenza.

Per noi parlare di un rigore è come parlare di un decreto legge, forse il primo è anche più importante. Ma, nonostante questa scala di valori, si parla anche del secondo, perché l’italiano, oltre ad essere esploratore e navigatore, è anche intenditore, perché ci si sente un po’ meno vuoto e più acculturato, senza però un fondo di verità. Un intenditore che, bevendo per assaggiare, finisce per ubriacarsi: la sua opinione perde credibilità e valore. Proprio come se fossimo in un Paese di ubriachi. Senza renderci conto che sobri non siamo.

Alessio Giaccone
10 marzo 2014

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