G20: Gruppo di famiglia in un interno

Tanto per  dissipare la pesante cortina che sta obnubilando di questi tempi la nostra vita quotidiana su tutti i fronti, in un assalto di immagini catastrofiche e comunicati ufficiali di carattere economico che ci fanno perdere del tutto il gusto di un sorriso, ecco venirci in aiuto proprio il G20. E’ un evento già trascorso, ma che ci porta ad alcune spontanee  divagazioni.
   Avete presente una grande riunione di famiglia in occasione  di qualche evento importante che vede la partecipazione di tutti i componenti del clan ? E’ ciò che succede durante il vertice di questi grandi potenti. 

Ormai le loro immagini sono diventate immagini familiari, ci conviviamo quotidianamente assai più che con i nostri  consanguinei,  che non riusciamo mai a vedere se non in occasione di matrimoni o di funerali. Il fatto è che  da questi personaggi dipendono i nostri destini, tenendoci incollati ai vari TG. Non vediamo lo zio  Enrico da tempo,  abita troppo lontano, ma in compenso vediamo  tutti i giorni e tutte le ore Berlusconi… Non vediamo da qualche anno i cugini Carlotta e Alfonso, abbiamo tanto da fare, e qui e là,.. ma ecco balzarci davanti agli occhi  la Merkel e Sarko’ tutti i santi giorni e a tutte le ore. Conviviamo con questi parenti acquisiti virtualmente, che ci tengono letteralmente nelle loro mani. Loro non sanno quanto ci pesano negli occhi e nella mente le loro immagini, quanto nelle nostre aspettative contano le loro decisioni che si accavallano di ora in ora in ondate di flussi e riflussi. Cosa succederà, cosa si dirà al G20?
    Arriva lo zio Silvio, col suo solito sorriso a 360° gradi, a voler esorcizzare le sue ripetute intemperanze dovute agli ultimi sprazzi di una virilità che non vuole arrendersi agli effetti di un’avanzata andropausa. Si aggiusta il nodo della cravatta, in chiara simbologia  freudiana, come a dire: “ Volete vedermi nella tomba a contare i vermi del “default”? Ma io non mi arrendo, no, no, no che non mi arrendo!”.  La famiglia ce l’ha con lui, la cassaforte  si apre e si chiude in un gioco “vedi e non vedi” per la necessità di prestiti incrociati sui quali non tutti sono d’accordo.
   La cugina Merkel, nella sua preferita giacca-tailleur di color verdone nel classico stile austro-germanico, si aggiusta l’aplomb del “ didietro”, non dimentica delle frecciatine impietose dello zio Silvio riguardo al suo lato B. Il suo sguardo incrocia quello del cugino Sarkò, entrambi frenandosi a stento da certe risatine pregresse che hanno suscitato la legittima indignazione di tutto il parentado. Il cugino Giulio, al secolo Tremonti, assai suo malgrado è costretto a farsi fotografare accanto allo zio Silvio per salvare la faccia a seguito del discusso amoreggiamento col parente padano Bossi, visti insieme  in un pranzetto  cuore a cuore a base di tortelli alla zucca.
   Giunge quindi il tanto atteso zio d’America, Barack,  che dà un’affettuosa pacca sulle spalle di Silvio, il quale non nasconde una certa gelosia nei confronti della sua immancabile “abbronzatura”, mentre lui deve ricorrere alla lampada  UVA o, tutt’al più, a un improvvisato fondotinta color terra. Barack elude e mormora tra sé e sé, conciliante:”Tanto, finito lui, non è che le cose cambierebbero di tanto in famiglia… co ‘sti quattro!”.  Poi, rivolto a Sarkò, si congratula per la nascita della figlia, a patto che la bimba, crescendo, “somigli alla bella moglie Carlà”.  Proprio le stesse cose che si dicono comunemente in un incontro familiare, dove nessuno se la prende a male nell’euforia dell’atmosfera.
    Il cugino greco Papandreou, che giorni prima ha giocato un certo tiro mancino alla comunità  nel goffo tentativo di affrancarsi dal suo controllo, col rischio di coinvolgere tutti i membri in un rovinoso effetto “domino” per la tenuta della cassaforte familiare, si affianca a Silvio in un sorriso amaro, come a dire :”Meglio tenerceli buoni e fare qualche dietro-front se non vogliamo finire a braccetto nel burrone”.  Si saprà poi che, al contrario della testardaggine di Silvio, si  risolverà a dare il passo  prima che il suo orticello venga del tutto invaso dalle ortiche.
    Silvio continua a sorridere e ad accarezzare nella tasca le sue “letterine ai Re Magi”, riviste e ricorrette, da sottoporre al consesso familiare per la sua riabilitazione prima della fine dell’anno, evitando che i suoi buoni propositi di auto-correzione vengano disattesi nel tourbillon del sacco di Babbo Natale.
    Ultima, ma non ultima, la cugina Christine Lagarde, neo acquisto del Fondo Monetario Internazionale, forte fra tutti della sua posizione privilegiata dopo la debacle impietosa del suo predecessore  Strauss-Kahn.  Un’immagine che si fa guardare, anche perché è .proprio lei che ama tanto farsi guardare. Sono bella, sì sì che sono bella, ad onta della mia età non proprio in fiore e della mia chioma bianco-azzurrina che mi fa sembrare la fata turchina di Pinocchio! Con la sua  eleganza impeccabile, il nuovo direttore generale del FMI  elargisce ampi sorrisi a destra e a manca, felice di questo incarico che le sta offrendo tanta visibilità sui media e non le impedisce, al momento di salire sull’auto blù del G20,  di rivolgere un ultimo sguardo alle telecamere per farsi immortalare. Più che a un G20 sembra aver partecipato a un ballo.
    Una  girandola di immagini, prese fior da fiore, un” ritratto di famiglia” che ogni anno si ripete non sotto la regia di Luchino Visconti ma per la moviola  di un  regista occulto che è la storia semiseria di tutti i giorni moderni.

 

di Angela Grazia Arcuri

7 novembre 2011

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