Sulla strada per diventare isola felice dell’Europa
Anche gli scrittori s’improvvisano economisti. La scrittrice Sveva Casati Modignani, con la flemma oratoria che la contraddistingue, in una delle trasmissioni di dicembre de “L’Arena” condotta da Massimo Giletti, si era pronunciata sulle nostre sorti economiche.
Disse in sintesi che l’Italia, essendo il Bel Paese per eccellenza, possiede tutte le chances per mantenersi economicamente da sola, vale a dire indipendente dall’Europa: bellezze paesaggistiche , patrimonio archeologico unico al mondo, la sua vera vocazione è il turismo e non altro. E continuava come l’industrializzazione ha rovinato l’Italia e quindi sarebbe meglio puntare soltanto sull’industria turistica valorizzando ciò che la natura e la storia ci hanno elargito. Questo, in linea di massima, il suo monito da pitonessa della decrescita felice.
Oh bella, ci sarebbe da essere d’accordo in via utopistica. E se all’ironia si aggiunge ironia, è già un dato di fatto che a smantellare le fabbriche ci ha pensato la crisi con la realtà in fieri delle continue delocalizzazioni. Un bel romanzo quello della Fiat- Chrysler e uno più triste quello dell’Italsider, con tutto il resto.
Giardino d’Europa
Quindi, un’Italia paese esclusivamente agricolo e turistico ci salverebbe dal debito sovrano?! Non basterebbe un secolo. Intanto, le migliaia di disoccupati si dovrebbero riciclare, buttando nel cassonetto dei rifiuti le loro lauree non fruttifere e votarsi al mestiere di operatori turistici o novelli Cincinnati. Vero è che si sta verificando una precisa inversione di tendenza, laddove buona parte degli italiani stanno rispolverando i cosiddetti “ mestieri” per sopravvivere, privilegiando proprio le loro capacità artigianali e una rinnovata passione per la naturalità.
Cibo, vino, sole, mare, viva l’Italia giardino d’Europa! Non più P.I.L. ma F.I.L. (Felicità Interna Lorda) come in quell’isola felice che è il Bhutan, quel fazzoletto di terra che sta tra la Cina e l’India. La strada per l’emulazione ci viene assai bene spianata dall’ineffabile sistema politico del momento coi suoi Patti di Stabilità che ci stabilizzano poveri in canna. Venderemo le nostre case in cemento, se troviamo chi se le compra, per esiliarci nel contado e dedicarci a nostra madre terra, lontani dalle polveri sottili e dalla possibilità di ammalarci, considerato che lo Stato non ci ripaga più nemmeno la febbre se soltanto il nostro ISEE supera il tetto di copertura sanitaria nazionale. Oppure ci trasferiremo davvero in Bhutan.
La sognante Sveva Casati, salutata da uno scroscio di applausi pilotati dal suo amico Giletti, ci ha offerto saggi consigli. E noi ricambiamo, suggerendole di scrivere un nuovo romanzo sul tema dell’isola felice. Sarà un ulteriore successo editoriale dopo le migliaia di copie vendute ogni anno nel target dei lettori italiani amanti dello stile di maniera.
Non sappiamo se tra i suoi aficionados ci saranno quei pensionati che hanno ricevuto come adeguamento al costo della vita la considerevole cifra di euro 14,70. Forse potrebbero acquistare un suo libro tra le offerte stracciate online, ma i più oculati preferiranno senz’altro una bella pizza e due supplì, alla faccia della crisi!
Meglio la pizza che le favole belle ma campate in aria.
Angela Grazia Arcuri
Roma, 6 gennaio 2014




